L'estratto
Giorgia Meloni a cuore aperto nel nuovo libro di Vespa, l’orgoglio, le sfide, la figlia Ginevra: “Servire l’Italia è una missione. Non avrei potuto spendermi o sacrificare di più”
Nell'ultimo libro del giornalista, un bilancio politico e umano a tutto campo a quattro anni dal giuramento a Palazzo Chigi, tra riforme da difendere, lealtà internazionale e sacrifici personali
Giorgia Meloni, la donna, l’orgoglio e le sfide della vita e della politica: è un bilancio politico e umano a tutto campo e a quattro anni dal giuramento a Palazzo Chigi, tracciato con la franchezza e la determinazione di sempre, quello stilato nel nuovo libro di Bruno Vespa, Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein (Mondadori-Rai libri, pp. 360, € 21), in uscita lunedì 2 novembre di cui il Corriere della sera pubblica un estratto.
Giorgia Meloni nell’ultimo libro di Bruno Vespa
Pagine in cui la premier racconta a 360 gradi, stilando un bilancio privato e istituzionale a tutto tondo: dalle battaglie decisive per le riforme del Paese, alla gestione dei dossier internazionali, senza sottrarsi alla condivisione personale dei sacrifici affrontati tutti i giorni sul piano individuale, soffermandosi in particolare sul legame indissolubile con la figlia Ginevra.
La politica come missione, non per la poltrona
E allora, con Vespa che rievoca il primo ingresso a Palazzo Chigi e quel passaggio di consegne con Mario Draghi nell’ottobre del 2022, il presidente del Consiglio rivendica la coerenza che da sempre guida scelte e azione: «Sono in pace con la mia coscienza, non avrei potuto spendermi di più, sacrificare di più»… Aggiungendo a stretto giro: «E dopo quattro anni al governo non ho cambiato idea sulla politica: ha senso solo quando è concepita come una missione, come un servizio ai cittadini. Senza questa idea della politica, il potere ti corroderebbe».
E ancora. «Il potere fine a sé stesso, la rielezione a tutti i costi, la poltrona a prescindere da ciò che si dice e da ciò che si fa sono cose che non mi interessavano ieri e, a maggior ragione, ora che conosco la “stanza dei bottoni”, non mi interessano adesso. Io accetto questo impegno solo se penso di poter fare qualcosa di buono per gli italiani, e per lasciare a chi verrà dopo di noi un’Italia migliore di quella che ci è stata affidata».
Il rammarico per il referendum e la fermezza sulle riforme
Una rivisitazione schietta, quella di Giorgia Meloni, che non fa e non si fa sconti. E che in un consuntivo delle delusioni evidenzia l’immagine di una premier che non si nasconde e affronta anche i momenti di maggior delusione, come quello del nodo del referendum sulla giustizia, una nota dolente che nel libro di vespa la premier spiega in questi termini: «Il momento di maggiore delusione penso che lo conoscano tutti. È il risultato del referendum. Non per la sconfitta in sé — nella mia vita ho perso molte più elezioni di quante ne abbia vinte — ma per il significato che quella sconfitta aveva, che è stato grave per almeno tre ragioni».
«La prima è che all’Italia serve una riforma della Giustizia, ma sarà ora molto più difficile farla e, soprattutto, mettere un argine alle degenerazioni delle correnti politicizzate».
«La seconda è che la campagna referendaria ha dimostrato che troppo spesso il racconto conta più del merito. Non importa quello che stai facendo, ma quello che dicono che stai facendo, anche se non è vero. È un’evidenza alla quale non mi piegherò mai, ma il risultato del referendum racconta questo».
«Infine, la bocciatura della riforma della Giustizia ha fatto tornare una grande contraddizione di questa Nazione: gli italiani chiedono a chi governa che le cose cambino. Che si risolvano le tante inefficienze che affliggono la vita di tutti i giorni, ma al dunque, quando la posta diventa importante, spesso temono il cambiamento e frenano. Poi, però, continuano a prendersela con chi governa per le cose che non funzionano. Insomma, è colpa tua se provi a cambiare ed è colpa tua se non ci riesci. Ho fatto a lungo queste riflessioni dopo la sconfitta, ma poi ho deciso che, a maggior ragione, occorreva insistere».
Politica estera e pragmatismo: il rapporto con Washington e Donald Trump
Ampio spazio trova il quadro internazionale e il rapporto transatlantico. Sgonfiando i retroscena sul presunto malinteso con Donald Trump e l’uso delle basi militari, la premier ribadisce la postura d’orgoglio dell’esecutivo: «Ho ricordato che l’Italia è una Nazione sovrana. Tra Nazioni amiche si può non essere d’accordo, come sulla guerra in Iran, ma la lealtà resta ferma».
E a dimostrazione del ruolo centrale di Roma sugli scacchieri strategici, Meloni cita l’adesione italiana alla Pax Silica promossa dagli Usa per l’indipendenza sulle materie prime critiche – «la sfida più grande in questo momento per ridurre le nostre dipendenze strategiche», sottolinea Meloni a Vespa. E la tenuta dell’export italiano oltreoceano che, rilancia, «cresce nonostante i dazi, anche grazie all’Italia, che si è spesa per evitare una guerra commerciale».
La dimensione umana e il sacrificio degli affetti
Infine, il lato più intimo e toccante. La leader di Fratelli d’Italia non nasconde il peso di un impegno istituzionale totalizzante sul piano degli affetti familiari: «Soffriamo sempre l’allontanamento con mia figlia Ginevra. Ci sono giorni in cui esco che dorme e rientro che già dorme». Da qui il valore inestimabile dei momenti rubati alla routine istituzionale, come i tre giorni estivi trascorressi alla Maddalena tra snorkeling e complicità, concludendo sulla scia di un ricordo felice con una promessa rivolta a se stessa e alla piccola: «Eravamo così felici di essere da sole, io e lei, a cercare i pesci, farci gli scherzi e raccontarci i nostri segreti. Le ho promesso che le dedicherò più momenti come questo».
Un ritratto di Giorgia Meloni, quello che si delinea dalle pagine del libro di Bruno Vespa, da cui emerge una figura di leader consapevole e determinata. Non disposta a piegarsi al conformismo. E pronta a portare avanti, con orgoglio e spirito di servizio, il mandato ricevuto dagli italiani.