Il sondaggio
Campo Hamas? Sette lettori su dieci alla sinistra: sul terrorismo serve una linea rossa
Su 1.394 partecipanti appena il 2,1% ritiene che una coalizione possa convivere con posizioni tanto distanti
Il campo largo può allargarsi quanto vuole, ma per sette lettori su dieci c’è un limite che non dovrebbe mai superare: Hamas. È il risultato del sondaggio del Secolo d’Italia nato dalla bufera scoppiata intorno a Maurizio Acerbo proprio mentre Rifondazione comunista tenta di ritagliarsi uno spazio nella futura coalizione di centrosinistra.
Su 1.394 partecipanti, il 70,6% sceglie la risposta più dura: chi ambisce a governare non può permettersi ambiguità su Hamas e sul 7 ottobre. Appena il 2,1% ritiene invece che una coalizione possa contenere posizioni molto diverse e che le parole del segretario di Rifondazione non possano diventare il metro con cui giudicare l’intero centrosinistra.

Ma forse il dato politicamente più interessante viene dal restante 27,3%. Più di un partecipante su quattro non chiude la porta in assoluto, ma sposta la responsabilità sul Partito democratico: prima di allargare ancora la coalizione, chiarisca quali siano i suoi confini e quali valori debbano essere condivisi in politica estera.
Il caso Acerbo esplode
La vicenda nasce nel momento meno comodo possibile per il centrosinistra. Il Pd ha infatti messo a disposizione di Rifondazione il senatore Andrea Crisanti, consentendo al partito di Acerbo di costituire una componente parlamentare e di beneficiare delle regole previste per la presentazione delle liste alle prossime elezioni. Una scelta definita da Crisanti essenzialmente tecnica, ma contestata dall’area riformista dem.
Poi sono arrivate le parole di Acerbo. «Inneggiare al 7 ottobre non è un reato», ha scritto sui social, aggiungendo che in democrazia sarebbe «assolutamente lecito» inneggiare tanto a Israele quanto ad Hamas e chiedendo: «È vietato inneggiare a Hamas?». Frasi che hanno immediatamente aperto una frattura anche dentro il centrosinistra.
Il senatore dem Filippo Sensi ha reagito ricordando polemicamente il “prestito” parlamentare a Rifondazione. Lia Quartapelle ha messo in discussione l’idea di rafforzare la coalizione facilitando l’ingresso del partito di Acerbo. E persino Angelo Bonelli, leader di Avs, ha definito Hamas «il peggior nemico del popolo palestinese», prendendo nettamente le distanze da qualunque esaltazione dell’organizzazione.
Acerbo ha poi precisato la propria posizione, sostenendo che Rifondazione non simpatizza per Hamas, che il partito è contrario all’Islam politico e affermando: «Siamo contro Hamas e contro Netanyahu». Una precisazione che non ha però spento il problema politico aperto dalle sue precedenti dichiarazioni.
Il problema diventa il “perimetro”
La coincidenza con le ultime mosse del campo largo rende il risultato del sondaggio ancora più significativo. Ieri, 31 ottobre, Pd, M5S e Avs hanno accelerato sulla costruzione del programma comune e sull’ipotesi di primarie entro febbraio. Ma proprio il perimetro della coalizione resta uno dei nodi da sciogliere.
Secondo quanto emerso dopo il confronto tra i leader, il dubbio principale riguarda proprio Rifondazione comunista: pur essendo ora rappresentata in Parlamento grazie al passaggio di Crisanti, tra gli alleati restano perplessità sull’opportunità di farla sedere al tavolo programmatico. L’ipotesi più accreditata è che possa restarne fuori.
Ed è qui che il sondaggio intercetta il dramma sinistro: essere o non essere, allargare o non allargare, governare o continuare a litigare su chi debba entrare?