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Calenda balla da solo: “Il campo largo verso una sonora sconfitta. Non so come Renzi non si senta umiliato, non lo invitano mai”
Giudica “immorale” il bipolarismo, lancia fendenti bipartisan ma soprattutto demolisce il campo largo, per lui sempre più indigesto. In un lungo colloquio con il Corriere della Sera, Carlo Calenda conferma che andrà avanti da solo, forte del suo ‘bottino elettorale’ che oggi è quotato intorno al 3%. E poi si vedrà. “Io penso che il campo largo sia destinato a una sconfitta elettorale clamorosa”, dice mandando messaggi diretti al leader di Italia Viva.
Calenda: campo largo va verso una sconfitta clamorosa
“Sinceramente non capisco come Matteo (Renzi, ndr) non si senta umiliato. Non lo invitano ai vertici, non lo fanno partecipare alle telefonate… Poi dicono allarghiamo anche ai cespugli di centro, Onorato, Ruffini, Magi e Renzi, così dopo magari glielo diciamo pure a loro che bisogna fare. E si andrà avanti così fino a febbraio a meno che Meloni non acceleri il processo elettorale”. Nessun dubbio per il leader di Azione sul timone del campo largo. A dettare la linea è Giuseppe Conte. Innanzitutto perché è l’unico che ha un programma, folle perché rilancia il reddito di cittadinanza, chiede di interrompere ogni sostegno all’Ucraina, ha delle proposte deliranti sull’energia, ma ce l’ha. Il Pd no”.
“Non capisco come Renzi non si senta umiliato”
Doppio fendente: alla segretaria dem che brancola nel buio e al leader grillino che rispolvera cavalli di battaglia irricevibili. “E io non capisco – prosegue Calenda – come potrà mai il centro trovarsi d’accordo con quello che scrive Conte o che scrivono Fratoianni e Bonelli. Perciò è chiaro che il centro sta lì per maquillage e per legittime ambizioni di tornare in Parlamento”.
“La mitomania è uno dei grandi problemi di questo secolo”
Renzi paragona questa alleanza alla Rosa Bianca, pungula Teresa Mili. “La Rosa Bianca aveva come contraltare Hitler, e peraltro quei resistenti sono finiti male. Fare un paragone del genere significa che ormai la mitomania è uno dei grandi problemi di questo secolo. Perché qui stiamo parlando di una destra che non riesce a governare non che ha fatto un colpo di Stato e sta mandando i cittadini nei campi di concentramento”.
Calenda va da solo: “C’è bisogno di una lista di centro che diventi decisiva”
Né destra né sinistra. Calenda, in buona compagnia, punta tutto sul fatidico centro e non si unirà a nessuno dei due schieramenti. “C’è bisogno di una lista di centro che dopo le elezioni diventi decisiva per la realizzazione del nuovo governo”. La strategia è quella dell’ago della bilancia, essere determinanti negli equilibri politici post-voto. “Se nessuno prende il 42 per cento, e con quattro poli può accadere, possiamo esserlo. Faremo una lista che richiamerà il centro come luogo del buon governo e del pensiero pragmatico e che metterà insieme tutti i i movimenti che si muovono in quell’area, da Spazio comune di Picierno, ai popolari, agli europeisti e alla parte riformista dei liberal-democratici”.
Voto anticipato? Calenda non resiste alla tentazione del processo soft al governo. “Se le piazze continueranno tutte le settimane sarà la dimostrazione che Meloni, nonostante tutti quei decreti, non sa garantire la sicurezza. Quindi la situazione è tale che lei potrebbe avere tutte le intenzioni di andare il prima possibile alle elezioni”.