L'allarme dei medici
Attacchi hacker ai frigoriferi dei supermercati: cosa rischiano i consumatori con l’interruzione della catena del freddo
L'allarme nel merito è stato lanciato dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), che ha raccomandato l'attenzione sul tema dopo gli attacchi hacker che hanno colpito alcuni supermercati italiani e che potrebbero aver compromesso il corretto funzionamento dei sistemi di conservazione degli alimenti
Cronaca - di Gabriele Caramelli - 4 Novembre 2026 alle 18:38
Il blocco della catena del freddo, ovvero il mantenimento continuo delle temperature previste durante il trasporto, lo stoccaggio, la distribuzione e la conservazione degli alimenti, può favorire la proliferazione di microrganismi patogeni e accrescere il pericolo di infezioni e tossinfezioni alimentari. L’allarme nel merito è stato lanciato dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), che ha raccomandato l’attenzione sul tema dopo gli attacchi hacker che hanno colpito alcuni frigoriferi dei supermercati italiani e che potrebbero aver compromesso il corretto funzionamento dei sistemi di conservazione degli alimenti.
Secondo gli accertamenti iniziali, sono stati colpiti pochi esercizi sulle migliaia presenti in Italia. Si tratta per lo più di impianti con sistemi di sicurezza ancora obsoleti, interfacce collegate direttamente a Internet e autenticazioni carenti. La maggior parte della catena distributiva, però, ha sistemi di protezione aggiornati e in grado di respingere le intrusioni.
Cosa si rischia con l’interruzione del freddo nei frigoriferi dei supermercati
Gli aspetti più insidiosi del blocco: dal rincongelamento all’attenzione per i soggetti più vulnerabili
Uno degli aspetti più insidiosi, sottolinea Sima, è che un alimento che ha subito un’interruzione della catena del freddo non presenta necessariamente alterazioni riconoscibili dai consumatori.
«Aspetto, colore, consistenza e odore possono rimanere apparentemente normali anche in presenza di cariche microbiche potenzialmente pericolose. Assaggiare un prodotto per verificarne la sicurezza, pertanto, non costituisce un metodo affidabile», ha proseguito Miani, ricordando che «particolare attenzione deve essere prestata anche agli alimenti scongelati e successivamente ricongelati. Quando l’alimento viene scongelato, soprattutto se lasciato a temperatura ambiente, i batteri possono riprendere a proliferare. Il successivo ricongelamento arresta nuovamente la loro moltiplicazione, ma non elimina quelli già presenti né neutralizza necessariamente le tossine eventualmente prodotte».
Inoltre è stata richiesta una prudenza specifica «per bambini, anziani, donne in gravidanza e persone immunodepresse, categorie maggiormente esposte alle conseguenze delle infezioni alimentari».