L'alt del costituzionalista
Zagrebelsky gela la sinistra sulla patrimoniale: una tassa basata sull’invidia sociale
La patrimoniale rischia di alimentare l’odio sociale, dividendo ulteriormente il Paese tra ricchi e poveri. A gelare i tanti sostenitori a sinistra della tassa straordinaria sui grandi patrimoni è Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte costituzionale, che in un’intervista alla Stampa critica una misura spesso invocata per contrastare le disuguaglianze economiche.
“La Costituzione prevede la progressività fiscale, non misure speciali”
«Al di là delle obiezioni tecniche come quelle condivisibili di Bernabè – premette Zagrebelsky – non mi convince per il motivo fondamentale che divide ulteriormente il demos, creando un ceto di ultra ricchi distinto dal ceto delle persone normali. Vogliamo tornare a una società per ceti?” afferma il presidente emerito della Corte Costituzionale. ”«La Costituzione dice una cosa saggissima: non devono esserci misure tributarie speciali, ma un unico regime in cui tutti i cittadini sono coinvolti secondo il criterio della progressività, contribuendo al benessere collettivo in misura delle proprie risorse’».
Ma oggi «abbiamo fatto un passo indietro persino rispetto al criterio della proporzionalità fiscale, proprio dello Stato liberale. Oggi la rendita finanziaria è tassata meno del lavoro e delle pensioni. Ciò dovrebbe farci interrogare: non siamo una Repubblica democratica fondata sul lavoro?».
“Quando ti accorgi che resterai sempre fuori dal Billionaire…”
«L’invidia sociale è un sentimento ambivalente. In tempi normali, il privilegio altrui suscita ammirazione e desiderio di emulazione: penso ai genitori che accompagnavano i figli fuori dal Billionaire a invidiare i ricchi. Ma in tempi difficili, e questi lo sono, può degenerare in odio distruttivo» fino ad arrivare «alla scorciatoia dell’uomo forte, che si nutre di demagogia e sfocia nell’autoritarismo. Perché quando ti accorgi che resterai sempre fuori dal Billionaire e non diventerai mai come quelli che entrano davanti ai tuoi occhi, la democrazia non serve più».
La libertà secondo i “tecnocapitalisti”
«Che cos’è la libertà oggi? Si può intendere come libertà dall’oppressione – prosegue il costituzionalista di area progressista – dall’ignoranza, dal bisogno, quindi emancipazione. Ma per i tecnocapitalisti la libertà è proprio potere assoluto, quindi prevaricazione».
“Il popolo è depresso”
Poi l’analisi sullo stato della democrazia. «Il popolo, se non scomparso, è depresso – aggiunge – Sulle decisioni fondamentali la sua voce è irrilevante anche quando riesce a esprimersi, sia pure in modo embrionale, come nei movimenti per i diritti, l’eguaglianza, la pace».