Non si placano le polemiche
Siher, il web contro la scarcerazione. La Russa con Meloni: “Capisco la reazione politica della premier”. E Nordio annuncia: “Non manderemo ispettori”
“Non sono mai abituato a commentare i provvedimenti giudiziari, ma capisco perfettamente la reazione del presidente Meloni con quello che è successo”.
Il presidente del Senato La Russa risponde ai cronisti che a margine di un convegno a Palazzo Madama gli hanno chiesto delle polemiche suscitate dalla decisione del gip di Milano di non convalidare l’arresto di Youssef Siher, l’attivista pro Pal ritenuto dal pubblico ministero meneghino l’animatore della pagina social ‘Movimento 17 ottobre’ e di scarcerarlo. Decisione che ha suscitato anche lo sdegno della premier Giorgia Meloni, che su questo tema ha fatto in serata un video, in cui ha detto di considerare “vergognosa la decisione del gip di Milano di non convalidare l’arresto di Youssef Siher” e che questo pronunciamento “sia una mortificazione insopportabile del lavoro delle forze dell’ordine, degli inquirenti, del ministero degli Interni e in generale di tutti coloro che si adoperano per difendere la gente perbene dal rischio di vedere devastate le proprie città e i propri esercizi commerciali. Un video fatto anche prima di sapere da fonti giornalistiche uscite in seguito che la giudice Tiziana Landoni compare tra i firmatari di un appello pro-Graza.
La Russa: capisco la reazione politica di Meloni
Il Presidente del Senato non è intervenuto sul caso ma a domanda diretta di un giornalista ha detto che “non conosco gli atti, quindi non voglio parlare dell’atto, ma capisco la reazione politica del Presidente del Consiglio, che di fronte a quello che è successo non si aspettava quel provvedimento”.
Nordio: no ipotesi di ispettori
Intanto il tema della scarcerazione di colui che dal pm e dalle indagini è stato identificato come promotore dei gruppi social del movimento 17 ottobre, data della devastazione e del saccheggio di Milano, è stato inevitabilmente una questione posta anche al ministro della giustizia, Carlo Nordio, nel corso della sua partecipazione al ‘Salone della Giustizia’. Il responsabile di via Arenula ha assicurato che da parte del governo non c’è “nessuna intenzione di mandare gli ispettori” e ha ricordato: “Rispetto l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, questi provvedimenti devono essere sempre letti integralmente e sono suscettibili di impugnazione; sono rimasto sorpreso perché la motivazione con cui la procura di Milano, notoriamente di grandissima professionalità, aveva chiesto la convalida del fermo e la custodia in carcere, per quanto ho letto sui giornali, era molto ben motivata e argomentata. Vedere che sia stata respinta in toto anche senza un’attenuazione, tipo i domiciliari, è stato motivo di sorpresa” ma “spero non alimenti nuova conflittualità tra politica e magistratura”.
Il web discute: il 71% contro la scarcerazione
Intanto il popolo del web si è fatto una idea molto precisa della situazione e la grande maggioranza sembra aver scelto da che parte stare: contro la scarcerazione. Secondo un’analisi realizzata da Spin Factor per Adnkronos attraverso Human, piattaforma di social listening basata sull’intelligenza artificiale, il 71% delle conversazioni social sulla scarcerazione di Youssef Siher esprime un orientamento negativo, mentre il 29% difende la decisione giudiziaria. La rilevazione si riferisce ai contenuti pubblicati dal 26 al 28 ottobre su Facebook, Instagram, X, TikTok, YouTube e LinkedIn.
Lo studio evidenzia una forte polarizzazione della discussione, progressivamente spostatasi dalla vicenda giudiziaria allo scontro tra governo e Tribunale di Milano, con una contrapposizione tra le ragioni della sicurezza pubblica e quelle del garantismo.
Centrale il tema della sicurezza
Tra i contenuti contrari alla scarcerazione, il 36% richiama il tema della sicurezza pubblica, esprimendo il timore che la liberazione di Siher possa favorire nuovi disordini e indebolire l’azione delle forze dell’ordine. Il 28% denuncia una presunta politicizzazione dei giudici, considerando la decisione ideologica e distante dalle esigenze di tutela dei cittadini.
Un ulteriore 22% richiama il ruolo attribuito a Siher nel Movimento 17 ottobre e nelle proteste urbane collegate al fenomeno dei maranza, mentre il 14% evoca presunte connessioni con ambienti estremisti e reti radicali pro-Palestina. Si tratta di valutazioni e accuse espresse nelle conversazioni monitorate.
L’autonomia della magistratura rivendicata
Sul versante opposto, il 38% dei contenuti favorevoli richiama il rispetto dello Stato di diritto e l’autonomia della magistratura, sostenendo la necessità di applicare le norme sulle misure cautelari senza interferenze politiche. Il 27% contesta invece la consistenza delle accuse, sottolineando la presunta sproporzione tra la gestione di canali social e le ipotesi di terrorismo.
Il 21% delle conversazioni favorevoli critica gli attacchi della presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla Gip, interpretandoli come un tentativo di delegittimazione della magistratura. Il restante 14% richiama i principi del garantismo, dalla presunzione di innocenza alla necessità di dimostrare un pericolo concreto per giustificare la detenzione.
Il monitoraggio è stato realizzato attraverso tecniche di machine learning e Natural Language Processing su contenuti pubblici, analizzati in forma aggregata e anonima. I risultati descrivono l’orientamento delle conversazioni social monitorate e non rappresentano un sondaggio demoscopico.