Follie verdi al capolinea
Green Deal, tante promesse ma la CO₂ continua a salire: anche l’Onu boccia Bruxelles
Gas serra ai massimi storici e 29 tecnologie verdi su 37 sotto le attese. Nonostante gli investimenti record, l’Ue non si arrende prepara un nuovo piano, chi pagherà?
Diciassettemila miliardi di dollari investiti nella transizione verde in dieci anni. Concentrazioni di gas serra ancora da record. E adesso Bruxelles prepara un nuovo piano che richiederà investimenti stimati in 70 miliardi di euro all’anno. Benvenuti nel grande paradosso del Green Deal: mentre l’Unione europea continua a difendere la propria ricetta ambientalista, i numeri sollevano una domanda sempre più scomoda. Quanto costa la transizione ecologica e, soprattutto, quanto rende?
A pochi giorni dalla Cop31 di Antalya, in programma dal 9 al 20 novembre, a riaccendere il dibattito sono due documenti pubblicati il 27 ottobre: l’ultimo bollettino dell’Organizzazione meteorologica mondiale e il piano della Commissione europea sulla resilienza climatica. Il primo certifica nuovi record di gas serra nell’atmosfera. Il secondo mette sul tavolo uno scenario tutt’altro che rassicurante: temperature globali fino a 2 gradi sopra i livelli preindustriali entro il 2050 e 3 gradi entro il 2100, qualora gli attuali impegni internazionali non venissero rafforzati.
Bruxelles prepara il Green Deal 2.0
L'”assurdo” è tutto qui: mentre continua a inseguire gli obiettivi della decarbonizzazione, Bruxelles si prepara anche alle conseguenze di un riscaldamento globale ben superiore alla soglia di 1,5 gradi fissata come riferimento dall’Accordo di Parigi.
La risposta? Nuovi piani nazionali, nuove scadenze e nuovi investimenti. La Commissione propone valutazioni dei rischi climatici entro il 2029 e strategie di resilienza entro il 2030, coinvolgendo infrastrutture, edifici, ecosistemi e settori produttivi.
Il costo stimato è tutt’altro che trascurabile: 70 miliardi di euro all’anno per adeguare l’economia europea ai cambiamenti climatici. Non si tratta di fondi già stanziati né di una nuova imposta, ma di un fabbisogno finanziario che Bruxelles punta a coprire mobilitando risorse pubbliche e private. Con un interrogativo inevitabile: quali saranno le conseguenze per i bilanci degli Stati membri?
Investimenti green da capogiro
A complicare il quadro arriva il rapporto di Bain & Company, pubblicato a settembre. Negli ultimi dieci anni, governi e imprese hanno investito nel mondo 17mila miliardi di dollari in tecnologie sostenibili, ben 4mila miliardi oltre le previsioni formulate nel 2015. Soltanto nel 2025 la spesa ha raggiunto il record di 2.400 miliardi.
Eppure, non tutto è andato secondo i piani. Ben 29 delle 37 tecnologie monitorate da Bain hanno registrato livelli di sviluppo inferiori alle aspettative, mentre soltanto tre hanno superato le previsioni iniziali.
Un bilancio che mette a nudo la distanza tra le promesse e la loro realizzazione. E solleva una questione che la presidente della Commissione Ursula von der Leyen farebbe bene ad affrontare prima di moltiplicare gli impegni: si stanno finanziando le soluzioni più efficaci o semplicemente quelle politicamente più convenienti?
Dall’Onu arriva un’altra doccia fredda
Nel frattempo, l’Organizzazione meteorologica mondiale certifica che la concentrazione media di anidride carbonica nell’atmosfera ha raggiunto nel 2025 426,8 parti per milione, il 53% in più rispetto all’epoca preindustriale. Traguardo in negativo anche per metano e protossido di azoto.
La CO₂ è aumentata di 2,8 parti per milione rispetto al 2024, a un ritmo superiore alla media dell’ultimo decennio. Un andamento globale che ricorda quanto sia complessa una sfida che nessun continente può vincere da solo.
Ed è proprio qui che si apre il problema politico: quanto può incidere la strategia europea sulle concentrazioni globali e a quale prezzo per imprese, famiglie e contribuenti?
L’ennesimo assegno in bianco a Bruxelles?
La Commissione assicura che prevenire oggi i danni climatici significherà risparmiare domani. Una promessa che ricorda, con le dovute differenze, il celebre slogan di Romano Prodi sull’euro, nonostante più svolte da lui smentito: «Lavoreremo un giorno in meno, guadagnando come se lavorassimo un giorno in più». Un ottimismo che, alla prova dei fatti, si è rivelato quantomeno azzardato.
Bruxelles è abilissima a fissare obiettivi e presentare il conto. Molto meno a dimostrare che i soldi degli europei siano spesi bene.