Speciale San Francesco
San Francesco oltre le ideologie: a 800 anni dalla morte la vera eredità del “primo degli italiani”
La scelta della povertà, il rapporto con la natura, quello con la Chiesa: la vita di Francesco si presta a molte interpretazioni in chiave moderna che però rischiano di travisarne il messaggio
Oggi 4 ottobre 2026 ricorrono gli 800 anni dal passaggio al cielo del più Santo tra i Santi icona spirituale senza tempo, ribattezzato il “primo degli italiani”, San Francesco d’Assisi. Tremano le mani a scrivere su un uomo del genere, il Santo che mette d’accordo tutti, non esiste voce infatti, nemmeno quella più anti cristiana, che oserebbe parlar male di Francesco, o per timore reverenziale o come accade spesso, perché quando si è troppo ‘grandi’ si viene tirati per la giacchetta, per essere assoldati in questa o quella causa, spirituale, politica, laicista o ambientalista che sia.
Ma è impossibile intrappolare un Santo di tale portata dentro qualche contenitore ideologico, a meno che non si voglia falsificare ciò che è stato e che continua ad essere Francesco, un figlio di Dio in Cristo, attraverso la Chiesa. Un Francesco che non cambia la vita di chi lo incontra, che non chiama alla conversione, che non porta a Dio, non è l’autentico Francesco: nel migliore dei casi solo la sua ombra, nel peggiore dei casi una sua banale caricatura.
Questo lo diciamo senza voler demonizzare a prescindere tutta quella ‘narrazione laica’ intorno a Francesco (in cui riscontriamo anche qualcosa di positivo), che vede il Santo come una sorta di archetipo della fraternità universale, o lo riduce solo ad un’icona culturale, ma francamente, per amor di verità, pur riconoscendo a tratti della ‘buona fede’ in chi si lancia in queste operazioni, non possiamo tuttavia non dire che il vero Francesco è un’altra cosa.
Liberiamo il gigante
Allora dopo 800 anni, liberiamo il ‘gigante’ da ogni deformazione macchiettistica, e riscopriamolo veramente. Qualunque episodio della sua vita, più o meno noto, non lo si può comprendere se non alla luce di un cristocentrismo radicale: se si leva quello, in molti casi restano solo comportamenti senza senso che a volte rasentano la follia.
Alter Christus
Francesco è stato un vero alter Christus, l’esempio più autentico di abnegazione di sé per donarsi interamente a Dio, così tanto simile a Gesù da ricevere le stimmate sul Monte della Verna, come sigillo di una vita interamente donata. Sappiamo che possono sembrare affermazioni forti, ma se levi Cristo dalla vita di Francesco, non rimane nulla.
Francesco non era pauperista
Un equivoco molto comune quando si parla del poverello di Assisi è il suo rapporto con ‘sorella povertà’, scelta e abbracciata come stile di vita, messa come condizione a chiunque volesse seguirlo nel suo cammino. Dietro la povertà di Francesco non c’è un’ideologia di povertà assoluta, da estendere a tutti come fosse un bene in sé, ma un modo per raggiungere l’unione con Dio. Francesco infatti, amava e rispettava la Chiesa, quindi riconosceva anche altre vie vocazionali che non necessariamente implicavano una povertà radicale.
Per il Santo d’Assisi la povertà era un mezzo, non un fine, un mezzo che gli permetteva di non attaccarsi alle cose, di non dipendere da nessuno se non dalla Divina Provvidenza, un mezzo per entrare in comunione con i più sofferenti, un mezzo per vivere in modo evangelico per chi, come lui, aveva una profonda intimità mistica con Dio, che gli consentiva di uscire dalle logiche del mondo ma al tempo stesso di essere profondamente radicato in esso. Esaltare la povertà di per sé, senza l’ideale evangelico e una precisa scelta di vita vocazionale, significa scambiare il mezzo con il fine, ed è da pazzi.
Ecologista ante litteram?
Il rapporto di Francesco con il creato non è un banale ecologismo, che spesso viene affibbiato al Santo, ma qualcosa di molto più profondo, che rivela tutta l’essenza dell’uomo medievale. Il poverello d’Assisi da buon realista medievale, scorgeva nel creato l’impronta del Creatore, ovvero Dio nelle cose concrete, nella bellezza reale, che sia quella di ‘fratello Sole’ o ‘sorella pioggia’. In quanto cristiano, Francesco sapeva benissimo che l’uomo è chiamato a custodire il creato per conto di Dio, concezione lontana anni luce dalle moderne visioni che monopolizzano la questione ambientale che, semplificando, si dividono in chi vede la terra come pura materia da sfruttare o chi la vede come una realtà a sé stante da divinizzare, scorgendo nell’uomo una minaccia per essa. Per Francesco la natura, così come la realtà tutta, sono doni da accogliere, che solo l’uomo può custodire veramente, non problemi da risolvere.
Il Cantico del Creatore
Così abbiamo il Cantico di frate Sole, meglio conosciuto come il Cantico delle Creature, la prima opera letteraria scritta in italiano volgare, che è in realtà un ‘Cantico del Creatore’, che viene lodato per la bellezza del creato. Anche qui emerge tutto il cristocentrismo di Francesco, che vede Cristo come redentore cosmico universale, a cui tutto tende. Per capire questa visione francescana, tipica del Medio Evo, dobbiamo rilevare che oggi abbiamo un problema teologico. Spesso noi moderni concepiamo Gesù solo come un maestro di morale o il redentore delle singole anime personali, in realtà in Cristo verrà redenta tutta la creazione, anch’essa aspetta «la liberazione dalla schiavitù della corruzione» così come dice esplicitamente San Paolo nella Lettera ai Romani (Rm 8,19-23).
Francesco l’evangelizzatore, cavaliere della carità
Francesco, abbandonate le velleità cavalleresche di gioventù, si rivestì dell’armatura della carità, imbarcandosi nella crociata del 1219, dove durante un assedio, attraversò disarmato il campo di battaglia, spingendosi oltre le linee nemiche, per incontrare il sultano d’Egitto Al-Kamil, con cui non volle trattare una sorta di ‘pace politica’, ma volle annunciare il Vangelo, esortandolo alla conversione. Non sappiamo bene l’effetto che questo incontro sortì nel sultano, ma sappiamo che trattò Francesco con rispetto e riverenza e lo lasciò andare ricoprendolo di doni. Per Francesco, il suo dialogo interreligioso si basò anzitutto sulla verità, non su falsi accomodamenti.
Francesco d’Assisi ad oggi resta patrimonio del nostro immaginario collettivo, Patrono d’Italia senza esser stato mai italiano, possiamo sicuramente dire che non c’è Italia senza di lui.