Speciale San Francesco
San Francesco, “l’iper-italiano” che allaccia i fili della nostra identità patria ed è esempio per credenti e non
La figura del Santo di Assisi ha esaltato tratti virtuosi di italianità: avventuriero, creativo, innovatore della trazione, il Patrono d'Italia interpreta le nostre migliori virtù in una estensione mistica, verticale, agiografica
Quando, nel giugno 1939, a pochi mesi dallo scoppio di una nuova guerra mondiale, Pio XII proclamò San Francesco, insieme a Santa Caterina da Siena, patrono d’Italia, lo definì “il più italiano dei santi e il più santo degli italiani”. Una definizione, mutuata da Vincenzo Gioberti, suggestiva e carica sì di retorica. Eppure, a ben guardare, in occasione degli ottocento anni dalla sua morte, la figura del Santo di Assisi si innesta in modo armonico nell’identità patria di noi italiani. Perché San Francesco interpreta perfettamente – in una estensione mistica, verticale, agiografica – le nostre migliori virtù.
Francesco avventuriero
Anzitutto è stato un santo, come numerosi altri offerti dalla nostra penisola alla fede cattolica universale, più di quanti ne siano nati in altre parti del mondo. Ma non è stato uno dei tanti. Nella sua santità è stato eroico, allorquando ha incontrato un lebbroso, ha avvicinato un lupo temuto da un intero paese, ha intrapreso una Crociata per superare le linee nemiche e dialogare con un sultano al fine ambizioso e ardito di convertirlo.
Il fatto di aver salpato assieme ai guerrieri con la croce sul petto indica anche il suo spirito avventuriero, tipico di tanti connazionali che hanno scritto piccole e grandi storie dell’uomo. E aver aderito alla missione in Terra Santa descrive la sua intraprendenza, la stessa che lo ha portato a sfidare convenzioni del suo tempo e a fondare non uno ma tre nuovi ordini religiosi.
Ha pure istituito la Custodia di Terra Santa, per garantire la presenza cristiana nei luoghi di Gesù. Un fondatore, quindi, come chi prima e dopo di lui ha tracciato solchi e innalzato mura. È stato – “italianamente” – un innovatore nella tradizione, sapendo coniugare il desiderio del nuovo con l’appartenenza a una linea di continuità destinata a perpetuarsi.
Il senso patrio del Cantico delle Creature
San Francesco, da buon italiano, è stato poi un creativo: ha realizzato, a Greccio, il primo presepe vivente, ha scritto preghiere, lettere, regole per i frati e il Cantico delle Creature, che ha contribuito alla nascita della lingua italiana e che costituisce un’originale lode a Dio attraverso la Natura. Dove, se non nel Belpaese dei monti, delle colline, dei boschi, dei corsi d’acqua e delle coste poteva trarre ispirazione un simile concetto del Creato quale manifestazione divina?
San Francesco, del resto, è figlio d’Italia, di una parte specifica d’Italia, collocata nel suo cuore geografico, ma anche culturale e infine spirituale. È nato in uno dei tanti meravigliosi borghi italici immersi nel verde, alle pendici dell’Appennino, spina dorsale nazionale, in quelle aree interne che incarnano la nostra identità. San Francesco, dunque, non era certo l’italiano medio. Ma è stato un santo che ha esaltato tratti virtuosi di italianità assurgendo a modello di umanità e di santità. San Francesco non è l’arci-italiano, bensì “l’iper-italiano”, divenuto un esempio per credenti e non.