Vittimismo e narcisismo
Ranucci, la “rosicata” dopo il no dei giudici: «Difendete il prossimo Sigfrido che nascerà…»
Il tribunale del Lavoro di Roma ha respinto il ricorso presentato da Sigfrido Ranucci con il quale il giornalista chiedeva il reintegro alla conduzione della trasmissione Report dopo la decisione della Rai del 28 agosto scorso di rimuoverlo. Lui a botta calda afferma di “accettare serenamente la sentenza” e che gli basta “l’ affetto della gente”. Ma poi prende il sopravvendo la “rosicata” ed allora esonda il suo ego. La reazione oscilla, al solito, tra il narcisismo e il vittimismo. E in piena trance agonistica, all’evento “Censura di Stato – A sostegno di Report e del giornalismo d’inchiesta” organizzato da AntimafiaDuemila nel Teatro Italia di Roma, Ranucci non rinuncia a dare spettacolo.
Non rinuncia a criticare la sentenza che conclude la sua storia con Report. «È una decisione che ha abbracciato l’idea secondo cui– il clamore mediatico può arrivare a far sostituire un conduttore con una redazione che ha subito delle pressioni e che, di conseguenza, non vi sia la prova che i dirigenti Rai abbiano subito un’influenza diretta da parte della politica».
Ranucci fuori dalla realtà: “Se qualcuno pensa che sia stato sostituito perché porto i jeans attillati”
Quando è salito sul palco, Ranucci ha dato sfogo al suo autocompiacimento: «Se qualcuno pensa che sia stato sostituito perché porto i jeans attillati, non ha capito. L’obiettivo era chiaro: cancellare la storia di Report», ha detto. Secondo il conduttore, gran parte dello «strepitus» mediatico che ha «messo in ginocchio la mia redazione» e che è servito a motivare il rigetto è «una narrazione artefatta, guidata da precise regie politiche e mediatiche». Quindi in linea con la sintomatologia del perfetto vittimista, emerge la teoria del complotto. Ripercorrendo la vicenda giudiziaria dice: «Un fango fatto di oltre 3.500 articoli, dossieraggi, notizie false. E persino immagini manipolate con l’intelligenza artificiale: costruiti ad arte da un gruppo di giornali e da piattaforme digitali vicine a settori politici».
Narcisismo allo stato puro: “Difendete il prossimo Sigfrido Ranucci”
Una botta di egotismo, quando si erge ad incarnazione della vera stampa: «Oggi l’informazione non serve più per informare, ma per ordinare e fare piazza pulita dei mediatori». Quando a muoversi sono grandi multinazionali o poteri politici, ha sostenuto, «gli unici in grado di fermarli sono i magistrati indipendenti e i giornalisti d’inchiesta. Per questo vanno combattuti entrambi». Poi la scena madre con cui pensa di uscire dalla storia per entrare nella leggenda: «Difendete il prossimo Sigfrido Ranucci che nascerà, tutelatelo e non consentite a nessuno di rendervi infelici. La libertà di stampa è il pilastro della nostra democrazia». E’ evidente che Ranucci non si rassegna alla realtà: Report potrà esistere anche senza di lui. Di qui la “rosicata”.
Le vere motivazioni
Il passaggio più rilevante è che la giudice Donatella Casari ha escluso l’ipotesi della persecuzione politica, su cui si reggeva il ricorso di Ranucci. Alla Rai è stato riconosciuto il diritto di cambiare i propri conduttori e ciò è utile a riportare serenità in redazione. Ed è infatti un paradosso che, a motivare la conferma della rimozione, siano stati proprio i contrasti tra Ranucci e i suoi «ragazzi con la schiena dritta». La sentenza richiama le «velate accuse» di «tradimento ad opera di alcuni» e di «volontà carrieristiche di altri», che hanno fatto emergere una «profonda frattura» tra «la quasi totalità dei membri della redazione in assemblea (47 su 49) e il dott. Ranucci».