Quattro anni di governo
Modello Caivano, la sfida di Meloni al degrado: 290 milioni, 57 progetti conclusi e altri 90 in cantiere. La mappa degli interventi
Da simbolo del degrado a laboratorio di riscatto. Il modello Caivano diventa una strategia nazionale per restituire sicurezza, servizi, sport e cultura ai territori più difficili d’Italia. E i numeri entrano nel bilancio dei quattro anni del governo Meloni: 290 milioni di euro destinati a Caivano e ad altre nove aree, 57 progetti già conclusi e altri 90 in fase di sviluppo e realizzazione. Un intervento che punta a cambiare il volto delle periferie, sottraendole all’abbandono e alla criminalità e riportando lo Stato dove per troppo tempo i cittadini ne hanno avvertito l’assenza. Non più soltanto operazioni di polizia o risposte emergenziali. La scommessa dell’esecutivo è intervenire contemporaneamente su più fronti: legalità, riqualificazione urbana, opportunità per i giovani e recupero degli spazi pubblici. Perché la sicurezza non si costruisce soltanto con i controlli, ma anche restituendo ai quartieri luoghi in cui studiare, praticare sport, incontrarsi e crescere.
Da Caivano al resto d’Italia: il modello diventa nazionale
Tutto parte da Caivano, nel Napoletano, diventata il simbolo di una battaglia contro il degrado e la marginalità sociale. La scelta del governo Meloni è stata quella di trasformare un intervento nato per affrontare una situazione particolarmente difficile in un metodo da applicare anche altrove. L’idea è semplice quanto ambiziosa: non limitarsi a fronteggiare le emergenze, ma provare a rimuovere le condizioni che le alimentano. Significa recuperare strutture abbandonate, migliorare i servizi, offrire alternative concrete ai ragazzi e rafforzare la presenza delle istituzioni. Una strategia che punta a spezzare il circolo vizioso tra abbandono, illegalità e assenza di prospettive. E che considera le periferie non come territori da lasciare ai margini, ma come una priorità dell’azione pubblica.
I numeri del governo: 290 milioni e 57 progetti già completati
Il bilancio presentato da Palazzo Chigi in occasione dei quattro anni dell’esecutivo mette nero su bianco le dimensioni dell’intervento. Le risorse indicate ammontano a 290 milioni di euro, destinati complessivamente a Caivano e agli altri nove territori coinvolti. Il dossier registra 57 progetti conclusi, mentre 90 risultano ancora in fase di sviluppo e realizzazione. Sono cifre che raccontano il passaggio dalla prima risposta all’emergenza a un programma più ampio di rigenerazione. Naturalmente, i progetti ancora in corso dovranno essere portati a termine: è dalla loro effettiva realizzazione, e soprattutto dai risultati sulla vita quotidiana dei residenti, che si misurerà fino in fondo la riuscita del modello. Ma il dato politico è già evidente: il governo rivendica di aver fatto del recupero delle periferie una linea d’intervento strutturata, con risorse dedicate e una rete di territori interessati.
Da Roma a Milano, da Napoli alla Sicilia: ecco dove arriva il modello Caivano
La mappa degli interventi attraversa l’Italia da Nord a Sud. Oltre a Caivano, il programma interessa Rozzano, nell’area metropolitana di Milano, e il Quarticciolo, nella periferia orientale di Roma. In Campania sono coinvolti anche Scampia e Secondigliano, due quartieri napoletani che da anni rappresentano una delle sfide più complesse sul terreno della sicurezza e del riscatto sociale. Il modello arriva poi a Orta Nova, in provincia di Foggia, e in Calabria, nei territori di San Ferdinando e Rosarno. Completano la mappa Borgo Nuovo, a Palermo, e San Cristoforo, a Catania. Dieci realtà diverse, con problemi e caratteristiche differenti, ma accomunate dalla necessità di rafforzare la presenza dello Stato e restituire opportunità ai cittadini. La scelta di intervenire in territori così distanti tra loro sottolinea anche un altro aspetto: la questione delle periferie non riguarda soltanto il Mezzogiorno. Il disagio urbano, la fragilità sociale e il degrado possono colpire anche le grandi aree metropolitane del Centro e del Nord.
Sicurezza, sport e cultura: la risposta al degrado
La formula scelta dal governo tiene insieme tre parole chiave: sicurezza, sport e cultura. La sicurezza è il presupposto per restituire ai cittadini la possibilità di vivere liberamente i propri quartieri. Ma il contrasto alla criminalità, da solo, non basta se i giovani continuano a crescere senza luoghi di aggregazione, impianti sportivi e occasioni di formazione. Da qui l’importanza attribuita al recupero degli spazi e alla creazione di opportunità alternative alla strada. Lo sport diventa uno strumento di inclusione, la cultura un’occasione di crescita, la riqualificazione urbana un modo per ricostruire il rapporto tra le comunità e le istituzioni. È questa la caratteristica che il governo intende rendere replicabile: non un singolo intervento straordinario, ma un insieme coordinato di azioni che affrontino le cause del disagio insieme alle sue conseguenze.
La sfida di Meloni: riportare lo Stato nei territori dimenticati
Il modello Caivano rappresenta anche una scelta politica precisa del governo Meloni: mettere al centro dell’agenda nazionale quartieri che troppo spesso finiscono sotto i riflettori soltanto quando esplode un’emergenza. La sfida è invertire questa logica, passando dall’intervento occasionale a una presenza continuativa delle istituzioni. Non più periferie considerate irrecuperabili, ma comunità nelle quali investire risorse, attenzione e responsabilità. I 57 progetti completati costituiscono il primo risultato rivendicato dall’esecutivo. I 90 ancora in sviluppo e realizzazione rappresentano il banco di prova dei prossimi mesi sui cui il governo intende lavorare : trasformare il riscatto delle periferie da promessa politica a cambiamento concreto e duraturo.