Assemblea di Confartigianao
Meloni esalta gli artigiani “beni culturali viventi” e annuncia la riforma anti-burocrazia in Cdm: “L’aspettavate da 40 anni”
Una riforma in dote, per Giorgia Meloni, che non si presenta a mani vuote all’assemblea di Confartigianato a Roma. “Oggi nel Consiglio dei ministri, dopo oltre 40 anni, il governo approverà il decreto che riforma la legge quadro sull’artigianato dell’8 agosto 1985. Un provvedimento che, come si dimostra dall’entusiasmo della platea aspettavate da qualche decennio e che finalmente diventa realtà”, annucia la presidente del Consiglio Giorgia Meloni intervenendo all’assemblea della confederazioni degli artigiani, a 80 anni dalla sua fondazione, all’Auditorium di via della Conciliazione a Roma. “Che cosa cambia in concreto? – ha continuato Meloni – Meno adempimenti burocratici da rispettare, la libertà di organizzare produzione, amministrazione e gestione anche in sedi e territori diversi, senza perdere la qualifica artigiana”.
Meloni e gli artigiani italiani, “beni culturali” del paese
E’ “un piacere e un onore essere qui con voi oggi. Il presidente Granelli sa che genere di salto carpiato abbiamo fatto per riuscire a essere presenti in un periodo abbastanza complesso, in una giornata più complicata del solito, anche per le scadenze legate all’approvazione della nuova legge di bilancio”, ha detto la Meloni. “Ci tenevo a esserci per dire grazie per quello che fate ogni giorno. Dietro ogni artigiano che la mattina tira su la serranda del suo laboratorio, c’è un’Italia che non si arrende e crede in se stessa, che vuole mettere quell’orgoglio e quella consapevolezza in ogni cosa che fa”. Poi la metafora più gradita. “Voi siete dei beni culturali viventi: senza l’artigianato, ce lo dobbiamo dire con chiarezza, il made in Italy praticamente non esisterebbe. Se la nostra nazione continua a tagliare traguardi come quello che il Presidente Granelli ricordava dei 644 miliardi di euro di export, il quarto posto nella classifica globale delle nazioni esportatrici, il merito è in gran parte del vostro lavoro, perché la vostra la vostra forza più grande è e rimane l’eccellenza, la qualità, la cura del dettaglio, la bellezza di quello che è fatto a regola d’arte e che non si può copiare, non si può delocalizzare”.
Il momento difficile e la risorsa delle professioni antiche
Meloni poi va sul concreto. “Soprattutto in un tempo complicato come quello che stiamo vivendo. Un’epoca nella quale qualcuno vorrebbe convincerci che il reale, il concreto, l’originale non abbiano quasi più ragione di esistere. Un mondo cioè dove tutto rischia di diventare uguale, impersonale, virtuale, standardizzato, dove la competenza, l’esperienza e l’intelligenza delle persone rischiano di essere viste come delle anticaglie del passato”. Ma le regole servono a tutelare la qualità, ribadisce la premier. La “qualità per rimanere tale deve anche essere difesa”. Il “primo gesto di rispetto che uno Stato giusto e serio deve a chi lavora ogni giorno è il rispetto delle regole”. Dal “2023 ad oggi sono state chiuse d’ufficio oltre 30mila” attività apri e chiudi, “attività fittizie che nascono, operano per poco senza versare un euro di tasse”, perché lo Stato, se vuole essere davvero un alleato di chi, di chi lavora onestamente, deve saper essere fermissimo con i furbi”.
Di stretta attualità è il tema dell’energia: “La “questione dei prezzi dell’energia è per noi una priorità. Stiamo facendo – ha sottolineato – tutto quello che possiamo per mettere al riparo le imprese e le aziende di questa nazione dal caro energia”.