L’ultimo grido d’aiuto di Nessy Guerra, bloccata in Egitto: murata in casa, ora il mio ex chiede che io venga lapidata
L’incubo senza fine di Nessy Guerra in Egitto, che da quattro anni si nasconde con la figlia piccola in Egitto, si aggiorna all’ultimo, drammatico capitolo, di quella che sembra ormai una saga del dolore e dell’assurdo infinita. «Murata in casa da tre mesi. Ora il mio ex chiede via social che io venga lapidata pubblicamente se non torno con lui». Torna a parlare Nessy Guerra. Anzi, a lanciare il suo ennesimo, disperato grido d’aiuto. La ragazza di Sanremo bloccata in Egitto insieme alla figlia di 3 anni, e condannata in appello a sei mesi di carcere in un procedimento per presunto “adulterio” del quale è accusata dall’ex marito, denuncia l’ultima vessazione. L’ennesimo ricatto che la costringe a vivere nascosta, nel terrore e nell’angoscia.
L’incubo senza fine di Nessy Guerra in Egitto
Un dramma, quello sta vivendo da interminabili mesi la 27enne mamma sanremese, che si consuma nel tomento e nel silenzio tra le mura domestiche di una casa in cui è costretta a rifugiarsi (nel corso del tempo, per motivi di sicurezza, la donna ne ha cambiate già diverse). E che ora assume contorni ancora più inquietanti. Aggiornamenti che la inducono a lanciare un ennesimo, disperato appello. Come anticipato, condannata in secondo grado a sei mesi di carcere per un presunto reato di “adulterio” – di cui lei si proclama assolutamente innocente – denunciato dall’ex marito Tamer Hamouda, la giovane vive ormai da tempo in una condizione di totale isolamento e ansia perenne.
L’ultimo grido d’aiuto: «Vivo murata in casa da tre mesi»
«Sono tre mesi che non vedo la luce del sole. E non posso portare mia figlia a fare una passeggiata», ha raccontato la donna. Un’implicita detenzione domiciliare che, come confermato dal suo legale Agata Armanetti, non ha nemmeno valore legale in Egitto: i tre mesi trascorsi reclusa non verranno infatti detratti dall’eventuale condanna finale in Cassazione. Non solo. A piantonare la casa 24 ore su 24 ci sono tre agenti armati. E la tensione resta altissima, come dimostra anche un recente episodio: durante un breve invito a cena nel giardino del proprietario di casa, esteso anche ai genitori di Nancy Guerra, in Egitto per assisterla, uno dei poliziotti ha persino impugnato la pistola di fronte alla bambina.
«Minacciata di lapidazione dall’ex se non torno con lui»
Nel frattempo, l’escalation di intimidazioni da parte dell’ex marito non accenna a fermarsi. Dopo aver inviato una lettera all’avvocata in cui pretendeva che la 27enne lo risposasse per evitare la cella, Hamouda ha alzato la posta in gioco pubblicando un video sui social in cui arriva a chiedere la lapidazione pubblica della donna qualora non decida di tornare con lui. Intanto, sullo sfondo resta un processo contrassegnato da forti anomalie procedurali. «Nel 2024 l’accusa era stata archiviata due volte — spiega la sanremese — ma nel 2025 il nuovo procuratore ha riaperto il caso fuori tempo massimo e senza nuove prove, basandosi sulla deposizione di tre testimoni, tra cui un amico italiano del mio ex che non ho mai conosciuto».
Nancy Guerra, intanto i tempi del processo si allungano, e quelli della sua vita sospesa pure…
Come se non bastasse, infine, tra attesa e paura. Tensione e preoccupazione. Ricatti e minacce dell’ex, sulla vicenda grava anche il peso di un’incertezza ormai endemica sui tempi processuali. Come spiega in un servizio informato il sito del Tgcom24, infatti, per la pronuncia della Cassazione egiziana l’attesa potrebbe essere ancora lunga. Con una sola sicurezza: in caso di condanna, i mesi che Nancy Guerra sta già scontando in un domicilio coatto e controllato h24m, non verranno scalati dall’eventuale pena di sei mesi inflitta e probabilmente confermata in appello.