Strage di Castel D'azzano
La tragedia sfocia nel paradosso: dopo gli autori della strage del casolare, 3 ufficiali dell’Arma indagati per omicidio colposo plurimo
I militari sotto inchiesta per il caso dello sgombero del casolare del Veronese in cui tre uomini in divisa rimasero vittima della trappola mortale ordita dai fratelli Ramponi
Il colonnello dei carabinieri Claudio Papagno, comandante provinciale di Verona. Il tenente colonnello Antonio Sframeli, allora comandante del reparto operativo. E il capitano Vincenzo Spataro, comandante della compagnia di Villafranca Veronese, risultano indagati dalla Procura di Verona per concorso in omicidio colposo plurimo. Il fascicolo giudiziario nei loro confronti è stato aperto in seguito alla strage di Castel d’Azzano, avvenuta un anno fa, in cui persero la vita tre carabinieri a causa dell’esplosione di alcune bombole di gas durante le primissime fasi dell’irruzione nel casolare dei tre fratelli Ramponi.
Strage Castel d’Azzano: 3 ufficiali dei carabinieri indagati per omicidio colposo plurimo
L’esistenza della parallela inchiesta penale è emersa oggi durante l’udienza disciplinare in Corte d’Appello a Venezia, dove i tre ufficiali sono sotto procedimento da parte della Procura Generale per presunte negligenze nell’organizzazione e nell’esecuzione della perquisizione al casolare. La circostanza che siano indagati esclude che i tre ufficiali dei carabinieri possano essere ascoltati come testimoni nel processo per strage ai tre fratelli Ramponi in corso a Verona, la cui seconda udienza è in calendario per il prossimo 18 novembre.
I difensori hanno chiesto la sospensione del procedimento proprio perché hanno saputo dell’inchiesta della Procura veronese. Un’istanza alla quale si è opposta la Procura Generale e sulla quale il presidente del collegio si è riservato. Il procedimento è stato rinviato al prossimo 15 gennaio.
Dopo i militari morti in azione, ora tre uomini in divisa sul banco degli imputati
I fatti parlano e registrano un paradosso tutto italiano che irrompe nella cronaca di una di quelle vicende giudiziarie che lasciano sconcertati i cittadini e che confermano quanto sia giustificata – specie in casi come questi – la linea del governo Meloni a tutela delle forze dell’ordine.
Strage Castel d’Azzano, i 3 ufficiali indagati dalla Procura di Verona per concorso in omicidio colposo plurimo
Il caso è quello che risale a un anno fa: quello della strage di Castel d’Azzano (Verona), dove il 14 ottobre 2025 tre carabinieri persero la vita servendo lo Stato, e per cui la Procura di Verona ha iscritto nel registro degli indagati per concorso in omicidio colposo plurimo tre alti ufficiali dell’Arma: il colonnello Claudio Papagno, il tenente colonnello Antonio Sframeli e il capitano Vincenzo Spataro.
Un caso nel caso, un drammatico paradosso
Un caso nel caso, emerso durante l’udienza del procedimento disciplinare a Venezia per presunte negligenze nell’organizzazione del blitz. Ma di cosa parliamo davvero? I tre uomini della Benemerita avevano il compito di coordinare l’esecuzione di una perquisizione e di uno sfratto presso il casolare dei fratelli Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi. Un’operazione ad altissimo rischio, certo, contro soggetti che già in passato si erano barricati sul tetto minacciando azioni eclatanti.
Il fascicolo aperto dalla Procura di Verona
Difficile però anche solo ipotizzare il tragico epilogo, invece… Invece quel giorno la struttura era stata trasformata dai Ramponi in una vera e propria trappola mortale: ambiente saturo di gas, bombole disseminate a macchia di leopardo, e benzina a terra. Stando alle ricostruzioni, sarebbe stata Maria Luisa Ramponi a scagliare un accendino innescando la devastante deflagrazione in cui sono rimasti uccisi tre servitori dello Stato tra i 36 e i 56 anni.
Strage Castel d’Azzano, tutti al banco degli imputati
Oggi, a un anno da quell’inferno di follia e furia distruttiva, altri uomini in divisa. Altri servitori dello Stato, finiscono nelle maglie dell’inchiesta giudiziaria, messi sul banco degli imputati insieme a chi ha scientemente preparato una trappola esplosiva mortale. Il che rende sempre più chiara la necessità di tutelare chi indossa una divisa. Di garantire dignità e coperture operative a chi rischia la vita per la sicurezza pubblica. E di evitare che le forze dell’ordine finiscano per diventare il capro espiatorio di follie criminali e paradossi giudiziari.