Senza tregua
Cortei, nella serata di Roma e Torino la coda avvelenata: tentativi di sfondamento, lanci di bottiglie agli agenti, petardi e tafferugli
Non c’è manifestazione con antagonisti e violenti tra le sue fila che non finisca nel medesimo, stanco copione: violenza, tentativi di sfondamento, cariche danneggiamenti. Non si sottrae alla regola anche il copione di oggi, con tanto di coda avvelenata nel finale di giornata, che ha registrato disordini e tafferugli a Roma e Torino, confermando ancora una volta il vero volto di chi scende in piazza sbandierando la solita retorica ideologica e agendo con la forza.
Cortei, a Roma e Torino “il veleno è nella coda”
Nella capitale, allora, il corteo degli studenti ha trasformato il centro in un campo di battaglia urbano nel disperato tentativo di raggiungere i palazzi istituzionali. L’azione di contenimento delle forze dell’ordine in assetto anti-sommossa ha retto e arginato la forza d’urto, respingendo i manifestanti che tentavano di sfondare i cordoni di sbarramento.
Eppure, non ancora paghi, dopo essere stati bloccati a Ponte Garibaldi e Ponte Sublicio, i partecipanti al corteo capitolino hanno tentato a più riprese di forzare i cordoni di sicurezza per puntare dritto al Circo Massimo. La cronaca parla chiaro: fitto lancio di bottiglie, esplosione di petardi ad alto potenziale, e persino l’uso di pericolosissimi palloncini riempiti di benzina. Le forze dell’ordine, schierate in assetto antisommossa, si sono viste costrette a rispondere azionando gli idranti per respingere i violenti e incanalare la folla verso Via Marmorata.
Roma, manifestanti bloccati in Piazza Albania, tensioni con forze dell’ordine
In serata, quindi, la carica di tensione si è spenta solo in Piazza Albania, dove l’ennesimo sbarramento di blindati e agenti hanno fermato la deriva. Attimi di tensione si sono creati tra le prime file degli studenti che hanno tentato di oltrepassare la barriera e le forze dell’ordine che hanno iniziato a respingerli serrando le formazioni e correndo verso di loro con gli scudi tesi a protezione. I manifestanti hanno risposto con grida e slogan, ma tutto si è poi risolto in pochi istanti. Al momento nella piazza si è ristabilita la calma. Così l’azione di contenimento ha trasformato la protesta in un isolato sit-in: il bilancio provvisorio parla di otto persone fermate, mentre le altre decine e decine di manifestanti rimasti nel perimetro circondato dalla polizia potrebbero dover passare al vaglio di identificazione e denuncia.
Copione speculare a Torino: i manifestanti provano a fare irruzione nella centrale Via Roma
Stesso copione in scena nella serata a Torino, dove la sedicente “protesta pacifica” ha calato la maschera mostrando lo stesso volto intollerante. I manifestanti, dopo aver corso verso le vie laterali del centro, hanno provato a fare irruzione nella centralissima Via Roma. Anche qui le forze dell’ordine sono state bersagliate da un fitto lancio di oggetti e hanno dovuto ripristinare l’ordine con cariche di alleggerimento e qualche lacrimogeno.
Cortei, Roma e Torino senza tregua
“In cauda venenum” dicevano i latini: mai detto potrebbe essere più pertinente e attuale oggi. Una giornata di cortei che hanno attraversato il Paese in lungo e in largo e su cui, tra gli altri, il ministro per le disabilità, Alessandra Locatelli, ha stilato un bilancio netto quanto esaustivo. Dichiarando sui social: «Ancora una giornata di tensioni e scontri in diverse città italiane. A Torino lanci di bottiglie e oggetti contro le Forze dell’Ordine; a Mestre e Vicenza agenti feriti durante i tentativi di forzare i cordoni di sicurezza. A Milano migliaia di manifestanti hanno occupato la Tangenziale Est. Mentre a Bologna sono stati bloccati gli ingressi di diverse scuole».
«Manifestare è un diritto. Aggredire le divise no»
Concludendo embelamticamente: «Manifestare è un diritto. Aggredire chi indossa una divisa, tentare di sfondare i blocchi e mettere a rischio la sicurezza degli altri non lo è. Non possiamo continuare ad assistere a scene di questo tipo come se fossero normali. Chi usa la violenza deve essere identificato e deve rispondere delle proprie azioni».