Un libro svela la verità
La Principessa sul marciapiede. Clamorosa rivelazione su Lady Diana: “La notte portava soldi alle prostitute in strada”
La principessa Diana era solita lasciare Kensington Palace da sola di notte per distribuire denaro alle prostitute e verificare come se la cavassero i senzatetto di Londra. Lo ha raccontato al Daily Mail l’ex addetto stampa della famiglia reale britannica Dickie Arbiter, aggiungendo che l’allora moglie del futuro Re riteneva che le uscite notturne fossero “qualcosa che doveva fare”, sebbene fossero anche motivate dalla solitudine e dalla “noia”. Parlando con il tabloid del suo nuovo libro in uscita ‘On Duty with the Royals: The Inside Story of the Modern Monarchy‘, basato sui suoi 12 anni come addetto stampa della famiglia reale, Arbiter sostiene che, dietro i cancelli casa, la principessa del Galles si sentiva “molto sola” e che, per sfuggire alla sua guardia del corpo, si allontanava senza lasciare traccia per intraprendere queste missioni segrete di beneficenza. “Tutto ciò che aveva era un telefono per chiamare gli amici. I suoi amici erano riluttanti a superare i controlli di sicurezza. Doveva fornire alla sicurezza i nomi, gli indirizzi, le targhe delle loro auto, l’orario di arrivo e di partenza. Era estenuante come una maratona. Intratteneva gli ospiti a pranzo, ma non a cena, quindi era sempre alla disperata ricerca di qualcosa da fare”.
Lady Diana e le fughe, anche alla ricerca di prostitute
“Diana cercava di scappare, dicendo alla sua guardia del corpo: ‘Stasera non vado da nessuna parte. Puoi prenderti una serata libera’ – racconta ancora Arbiter – E puntualmente, lei si metteva a guidare per Paddington. Non solo per dare soldi alle prostitute, ma anche per passare e vedere come se la cavavano i senzatetto. Era qualcosa che sentiva di fare e che faceva per necessità, ma anche per noia”. In un altro punto dell’intervista, Arbiter – che lavorò a stretto contatto con Re Carlo, allora principe del Galles, e la principessa Diana dal 1988, durante la loro separazione e il divorzio, ed è fu responsabile della gestione dei media per il suo funerale nel 1997 – ha criticato la nuova autobiografia di Earl Spencer ‘Swan Song: Diana, My Sister‘ definendola “noiosa” e sostenendo che “è carente di accuratezza fattuale”.