Un voto decisivo
Israele, Netanyahu in testa ma non sfonda. Exploit di Eisenkot: chi è il generale che ha perso figlio e nipoti a Gaza
La rimonta, nella notte, dopo exit poll non esaltanti per lo schieramento di Netanyahu: in Israele si profila una conferma per il premier usccente, è in testa dopo lo scrutinio del 50% delle schede. Ma si registra un exploit di Gadi Eisenkot, presidente di Yashar, secondo partito dopo il Likud, che ha già chiesto le dimissioni del primo ministro Benjamin Netanyahu. Il diretto interessato, ovviamente, non condivide: “Siamo ancora in attesa dei risultati definitivi, ma il Likud è il primo partito in Israele”, ha detto Netanyahu tra gli applausi salutando i suoi sostenitori nella sede del partito Likud a Gerusalemme. Il primo ministro israeliano ha invocato la formazione di un governo “di destra” e “forte”. “La maggioranza ebraica e sionista deve ritrovare se stessa e unirsi”, ha aggiunto, opponendosi a qualsiasi “governo sostenuto dagli arabi israeliani”.
Israele al bivio, ma la destra di Likud tiene
Con scrutinio del 57,3% delle schede completato, i risultati parziali delle legislative israeliane pubblicati dalla Commissione elettorale centrale assegnano 55 seggi al blocco favorevole a Benjamin Netanyahu e 49 a quello a lui contrario. Il Likud è in testa con 282.772 voti, pari al 23,36%. Secondo quanto pubblicato dalla Commissione centrale per le elezioni per il rinnovo della 26/ma Knesset al secondo posto c’è Yashar di Gadi Eisenkot con 190.524 voti, pari al 15,74%. Il terzo partito più votato è Insieme, guidato da Naftali Bennett, con 103.220 voti (8,53%). I partiti attualmente al di sotto della soglia di sbarramento del 3,25% sono: Riservisti (2,6%), Popolo d’Israele (1,7%) e Charedi Public (0,2%). I voti espressi tramite “doppia busta” – inclusi quelli dei militari – verranno conteggiati in una fase successiva. Lo riporta il Times of Israel.
Nessuno dei due schieramenti raggiungerebbe, stando alle proiezioni, la maggioranza di 61 seggi alla Knesset. “Si tratta ancora di exit poll – è la dichiarazione di Eisenkot dal quartier generale del suo partito riportata da ‘Times of Israel – dobbiamo attendere lo scrutinio definitivo, ma è già evidente che stasera Netanyahu si trova di fronte a una maggioranza sionista, responsabile, più ampia e solida. L’opinione pubblica ha votato per il cambiamento. La coalizione del fallimento ha perso la fiducia dei cittadini. Gli israeliani hanno votato contro la prosecuzione del mandato di Netanyahu come primo ministro”.
Chi è l’oppositore di Netanyahu, Gadi Eisenkot
Esponente del centro israeliano con posizioni rigorose sulla sicurezza nazionale. Favorevole a un’alternativa di governo a Netanyahu, ma contrario all’ingresso del partito arabo islamico Ra’am nel suo esecutivo. Gadi Eisenkot ha un dramma personale alle spalle. Il 7 dicembre 2023 il figlio Gal Meir Eisenkot, 25 anni, militare dell’unità speciale Maglan, è morto combattendo nella Striscia di Gaza, a Jabalia. Durante la guerra sono morti anche due nipoti di Eisenkot.
All’epoca Eisenkot partecipava al gabinetto di guerra israeliano. La perdita del figlio ha assunto un rilievo importante nella sua vicenda pubblica e personale. Eisenkot è soprattutto un militare di professione, con 41 anni di servizio nelle Forze di difesa israeliane (IDF). È associato alla cosiddetta dottrina Dahiya, una strategia di risposta militare particolarmente intensa contro le infrastrutture utilizzate da Hezbollah in caso di guerra con Israele. La dottrina è stata oggetto di controversie per le possibili conseguenze sulle infrastrutture civili. Nel 2022 Eisenkot entra in politica aderendo all’alleanza Unità Nazionale di Benny Gantz ed è eletto alla Knesset. Dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 partecipa al gabinetto di guerra istituito da Netanyahu. Nel giugno 2024 lascia il governo insieme a Gantz, contestando la conduzione della guerra e l’assenza di una strategia convincente per Gaza. Nel giugno 2025 si separa politicamente da Gantz e rinuncia al seggio parlamentare. Nel settembre dello stesso anno fonda Yashar, formazione centrista che si propone come alternativa di governo. Eisenkot non appartiene allo schieramento arabo e non sostiene una piattaforma politica arabo-palestinese. Ma sul piano interno riconosce l’importanza dell’uguaglianza dei diritti dei cittadini israeliani, compresi gli arabi, ma insiste anche sull’uguaglianza dei doveri, in particolare sul servizio nazionale. Sul piano parlamentare: cerca principalmente una maggioranza formata da partiti sionisti, di destra, centro e sinistra, contrari a Netanyahu. Sul piano palestinese: mantiene una linea molto prudente, e attualmente contraria a rilanciare la soluzione dei due Stati come prospettiva immediata. Sul piano regionale: sostiene accordi di pace e cooperazione con gli Stati arabi, senza rinunciare alla superiorità militare e alla sicurezza israeliana.