Missione in Cina
Ilaria Salis vola dai compagni comunisti a Pechino. Selfie alla Città Proibita, silenzio su piazza Tienanmen
“Ni hao, compagni!” Ilaria Salis sbarca a Pechino e scopre le meraviglie del socialismo con caratteristiche cinesi. L’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra arriva nella capitale del Dragone insieme a una delegazione di The Left. E non perde l’occasione per impartire qualche lezione di geopolitica.
Foto ricordo davanti alla Città Proibita, sorriso d’ordinanza e proclama sui social. Il programma prevede scenari ambiziosi: «Civiltà ecologica, multilateralismo, prosperità condivisa». Non manca l’attacco agli Stati Uniti e agli «atlantisti di casa nostra», accusati di voler innalzare nuove cortine di ferro. Evocare l’ecologia in Cina è come parlare di civiltà vegana in un mattatoio, ma dalla compagna Salis e della sinistra italiana ci si può attendere questo e altro.
Chissà se la ex maestra elementare nella capitale cinese farà tappa anche in una piazza emblema di un regime sanguinario: Tienanmen. Nel 1989 Ilaria Salis aveva 5 anni, ma si presume che qualcuno le abbia raccontato cosa accadde.
Migliaia di studenti e cittadini scesero in strada per chiedere democrazia, libertà e riforme. Nella notte tra il 3 e il 4 giugno, l’esercito cinese intervenne con carri armati e armi da fuoco. Fu una repressione brutale e disumana che provocò un numero imprecisato di vittime, probabilmente migliaia di morti, a Pechino e nelle strade circostanti la piazza. È la storia di una protesta stroncata nel sangue. La delegazione della sinistra europea parlerà anche di diritti umani? Nel programma non risulta.
La Salis annuncia pure incontri sulla povertà, sulle disuguaglianze e sulla transizione verde. Ma nel suo post non compare alcun riferimento ai principi elementari di democrazia. Nessun riferimento alla libertà di manifestare in Cina. Proprio quella libertà di protesta che occupa un posto centrale nella sua esperienza politica.
Anche tra i commenti emergono critiche. «Qui devi manifestare a favore dei diritti umani… non in Italia», scrive un utente. Un altro domanda: «A spese dei contribuenti o a spese tue?». E qualcuno liquida l’entusiasmo ambientalista con un «Cina e ecosostenibilità, mah».
In Europa la Salis rivendica il diritto alla protesta e ha dipinto l’Ungheria liberticida e Orban al pari di un tiranno. Sulla Cina, che non conosce il concetto di elezioni, di democrazia, libertà, diritti civili, solo inchini e sorrisi. Ni hao, Ilaria. Vieni avanti, Pechino.