Distanza siderale
Gelo polare tra Schlein e Conte. Non solo sgambetti, messaggi cifrati e guerra di posizione: i due leader non si sopportano più
Non si tollerano, si salutano a fatica e si guardano in cagnesco da lontano. Tra Elly Schlein e Giuseppe Conte la guerra fredda non è più dissimulata. Punzecchiature quotidiane e reciproci messaggi cifrati in vista di ipotetiche primarie per la leadership di un campo extralarge che ogni giorno perde un pezzo. Prima l’orgoglio dem esibito dal palco della direzione dalla segretaria che ha rivendicato il doppio dei voti del secondo partito della coalizione senza mai citare esplicitamente l’ex premier. E ha ribadito che in tutta Europa il candidato alla premiership è il leader del partito che ha più voti (esattamente come avviene nel centrodestra) e che dunque le primarie sono una exit strategy perché i 5Stelle non rispettano ‘un principio democratico’. Poi il comizio anti-Conte alla Festa dell’Ottimismo promossa da “Il Foglio” a Firenze.
Tra Schlein e Conte una distanza siderale: sgambetti reciproci e tanta antipatia
“Ho sempre detto o si fa l’accordo a chi prende un voto in più, come si fa negli altri paesi europei, o si fanno delle primarie. A cui mi sono detta da subito disponibile proprio per il bene della coalizione. Non crediamo che questo vada risolto con una manovra di palazzo o una stanza chiusa che decide, o tanto meno, andando incontro a interessi, che ci sono sempre stati”. Parole chiare all’indirizzo del leader pentastellato che ha tentato la strada del passo indietro reciproco a favore di un terzo soggetto (tra i nomi quello di Gualtieri) come federatore del campo largo. E ancora, sempre da Firenze, con tono di sfida: “Da quando sono segretaria hanno sempre provato a commissariarmi o a farmi fuori, e invece, siamo ancora qui…”.
A Montecitorio il gelo tra i due leader è plateale
Conte dal suo lato non molla la presa e dai microfoni di Rai 1 ribadisce la sua proposta di un comune passo indietro. “Ma lei ha detto no”, sottolinea. Tra i due non è solo guerra di nervi. Tra i due c’è una distanza siderale frutto di una insofferenza platealeper l’altro, un’antipatia viscerale. Non proprio un buon viatico per marciare uniti contro il nemico. Il gelo assoluto si è visto nel corso delle votazioni alla Camera sulla riforma elettorale. Conte non è seduto al suo scranno durante il lungo intervento della segretaria dem, di contro i deputati del Pd (come fosse un ordine di scuderia) si guardano bene dall’applaudire Conte che scalda l’emiciclo sventolando le foto di Scarpinato con Falcone e Borsellino, ricambiati dai parlamentari 5Stelle che non battono mai le mani quando parla Schlein. Di più: Conte sembra aver particolarmente gradito gli attacchi dai banchi del centrodestra. Il gelo, anche se dissimulato da sorrisi tiratissimi a favore di telecamera, si tocca con mano in una seconda occasione. Domenica a Milano insieme a un evento organizzato da Legacoop i due, costretti a incrociarsi, si mantengono a distanza di sicurezza. Si alternano sul palco: prima il leader dei Cinquestelle, poi la segretaria del Pd. Al termine dell’intervento della segretaria Pd, Conte lascia frettolosamente l’auditorium. Schlein, costretta a scambiare due parole con Conte, invece, rientra in sala. Dove c’è uno non c’è l’altro. Anche questa volta il chiarimento è rimandato. Eppure sono tanti i temi di cui discutere, ma nessuno alza il telefono per primo. I due leader del campo progressista (come preferisce chiamarlo Conte) semplicemente non si sopportano.