Il nuovo tour
Brunori ricorda il padre che votava Almirante e ammette: «Noi di sinistra lontani dal popolo, non lo tolleriamo più»
Il padre votava Almirante, il figlio è diventato un simbolo del cantautorato di sinistra. E adesso si domanda che cosa sia rimasto del rapporto tra quella sinistra e il popolo. Dario Brunori porta agli Arcimboldi di Milano TuttoBrunori, uno spettacolo che evoca i vecchi recital di Giorgio Gaber in cui ricordi familiari, canzoni e politica si intrecciano. A colpire sono soprattutto le contraddizioni della sinistra che il cantautore mette in scena: l’appartenenza rivendicata, la tentazione di sentirsi dalla parte giusta e lo smarrimento davanti a un popolo che non corrisponde più alle aspettative degli intellettuali progressisti.
Brunori: “Vado ospite da Fazio e nelle trasmissioni che mio padre detestava”
Il punto di partenza è un dialogo immaginario con il padre, morto prima che Dario raggiungesse il successo. Brunori ricostruisce la distanza politica tra loro attraverso una battuta: «Sono diventato cantautore, quindi di sinistra. Tu che hai sempre votato Almirante…».
Il figlio ha finito per frequentare proprio quei programmi televisivi che il padre detestava, da Fabio Fazio a Rai 3. Il ricordo tiene insieme ironia e tenerezza: «Sono diventato cantautore, e quindi di sinistra. Un figlio che canta per i comunisti mentre tu votavi Fiamma Tricolore…».
È da questa distanza familiare che il racconto si apre al presente. Brunori mette in scena anche la propria immagine pubblica: «Sono il king del woke, il santino perfetto del cantautore di sinistra». Ricorda i concerti gratuiti per le associazioni benefiche e il suo impegno contro la violenza sulle donne, come «uno dei pochi membri maschili di Una Nessuna Centomila». Il ritratto del «santino perfetto del cantautore di sinistra» è completato da un’altra battuta: «Sono così di sinistra che se mi guardo a destra sono ancora a sinistra».
“Ogni volto che nomino la sinistra scompare”
L’appartenenza è esplicita, ma non mette la sinistra al riparo dalle domande. «Possibile che ogni volta che la nomino scompare?», si chiede ironicamente Brunori. Poi arriva la frase che concentra il problema della distanza dal popolo: «Il popolo è come il lattosio, non lo tolleriamo più».
Il passaggio successivo rende ancora più ruvida la provocazione: «Il popolo è diventato nazionalista, negazionista, razzista. Sono come un caffè di cicoria: nero, amaro e fa cacare».
Nell’autoritratto ironico del cantautore affiora così una questione politica: che cosa succede quando chi rivendica di stare dalla parte del popolo fatica a riconoscersi nelle sue scelte?
Brunori inGazato e il riferimento a De Gregori
Un monologo dal tono gaberiano affronta poi il dilemma del prendere posizione. Un fan porge una bandiera: raccoglierla oppure chiudere gli occhi e continuare a cantare? Nella mente di Brunori si rincorrono titoli di giornale, polemiche e reazioni dei social. Qualunque gesto sembra destinato a diventare un caso. Alla fine quella bandiera, senza colore, viene presa: «Meglio il ridicolo di prendere posizione, al ridicolo di non prenderne affatto».
Il tema richiama le polemiche sulle dichiarazioni di Francesco De Gregori. «Non avevo in mente lui ma me stesso. Ho vissuto veramente una scena così durante un concerto in Sardegna – spiegherà dietro le quinte –. C’è una linea sottile fra lo schierarsi per retorica o perché è di moda e l’importanza di prendere posizione. Ragiono sul dubbio come stimolo a cercare la verità e non alibi. L’ironia stessa a volte è usata per tirare il sasso e nascondere la mano. Questo spettacolo lancia il sasso e non nasconde la mano».
Salvini canta Brunori: il cortocircuito finale
A complicare le certezze arriva anche Matteo Salvini. Brunori ricorda la sorpresa nel vederlo cantare a memoria le sue canzoni. Un episodio che diventa l’occasione per rivolgere l’ironia verso se stesso e il proprio ambiente:
«O non hanno capito loro o non abbiamo capito noi. Anzi forse non abbiamo capito noi, che siamo sempre stati di destra e non ce ne siamo accorti». Per uno che aveva il padre missino e che ha chiamato sua figlia Fiammetta, forse la domanda non è tanto peregrina.