Il futuro dell'acciaieria
Ex Ilva, mazzata dalla Cassazione: stop all’area a caldo di Taranto. Palazzo Chigi: “Percorso sempre più difficile”
Niente da fare. L’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto deve chiudere. La Cassazione conferma la decisione della Corte d’appello di Milano e rigetta i ricorsi di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, Ilva in as, Acciaierie d’Italia Spa in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia Holding Spa, che hanno provato a bloccare la procedura nata dall’azione giudiziaria promossa da un gruppo di 11 cittadini tarantini. Immediata la reazione di Palazzo Chigi. “Il governo non può che prendere atto della pronuncia della Cassazione su ex Ilva, che disattende le motivate conclusioni della Procura generale della stessa Cassazione. Lo stesso governo non si sottrarrà all’esercizio delle proprie responsabilità, come ha fatto finora, come confermato dal decreto-legge entrato in vigore qualche giorno fa e come ribadito nell’incontro con i sindacati svolto a palazzo Chigi martedì scorso. È evidente che questa sentenza, il cui contenuto va approfondito, complica ulteriormente un percorso che è stato sempre più difficile e costellato da ogni tipo di ostacoli”.
Ex Ilva di Taranto, un percorso a ostacoli dopo le sentenze
Si profila, adesso, una crisi senza precedenti per la più grande acciaieria d’Italia, non solo per lo stabilimento pugliese, ma a cascata anche per quelli del Nord.Nelle motivazioni, la Cassazione definisce “corretto e ragionevole” il “faticoso bilanciamento degli interessi” operato dalla Corte d’Appello. La tutela della vita, della salute e dell’ambiente, secondo i giudici, non può essere sacrificata in nome della libertà d’impresa. L’articolo 41 della Costituzione stabilisce infatti che l’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale né arrecare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana.Il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ora richiama l’urgenza delle bonifiche e della costruzione di alternative economiche e produttive, chiedendo risposte concrete per i lavoratori diretti e dell’indotto. Nelle scorse settimane era stata avviata la procedura per aumentare la cassa integrazione fino 8.622 su 9.626.La decisione arriva solo pochi giorni dopo il tavolo a Palazzo Chigi dove è stato sottoscritto un verbale in sette punti in cui il governo si impegna per dare continuità alla produzione dell’acciaio nell’ex Ilva e a dare prospettiva industriale a tutti gli stabilimenti del gruppo e a dare seguito al confronto con grandi azienda partecipata dallo Stato per progetti di reindustrializzazione.