Serve un cambio profondo
ETS, l’Europa apre alla revisione delle regole sulle emissioni: tre segnali in pochi giorni, decisiva la spinta italiana
Consiglio europeo, Commissione Politiche UE della Camera e Parlamento europeo sono intervenuti su aspetti distinti dello stesso problema. I correttivi sono possibili, ma mostrano che il sistema va ripensato nel suo insieme. In pochi giorni, tre passaggi hanno riportato al centro la stessa questione: l’ETS può essere corretto, ma i ritocchi non bastano se il meccanismo continua a produrre criticità in più comparti.
La transizione vista dal Consiglio europeo
Il primo segnale è arrivato dal Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, dove la premier italiana Giorgia Meloni ha portato con forza il tema. Nelle conclusioni, i leader europei chiedono un mercato del carbonio “ben funzionante, trasparente e prevedibile” e invitano ad attenuarne l’impatto sui prezzi dell’elettricità. Il messaggio è chiaro: la transizione deve funzionare senza indebolire la capacità produttiva europea.
I pareri della Commissione Politiche Ue della Camera su Ets
Il 21 ottobre scorso la Commissione Politiche dell’Unione europea della Camera ha approvato tre pareri motivati sul pacchetto ETS. È lo strumento con cui un Parlamento nazionale può segnalare che una proposta europea interviene dove gli Stati potrebbero raggiungere adeguatamente lo stesso obiettivo. Perché scatti l’obbligo di riesame previsto dai Trattati, rilievi analoghi di sussidiarietà devono raggiungere almeno un terzo dei voti attribuiti ai Parlamenti nazionali.
Il caso degli inceneritori rende concreto il problema. La proposta prevede la loro inclusione uniforme nell’ETS, ma consente fino al 2035 misure nazionali equivalenti. Se l’obiettivo può essere raggiunto per anni con strumenti differenti, la questione è capire fin dove debba arrivare una regola europea uguale per tutti.
L’approvazione i Parlamento Europeo
Il 22 ottobre il Parlamento europeo ha approvato la propria posizione negoziale sui benchmark ETS per la ceramica, cioè sulle regole che determinano le quote gratuite. Il testo passa ora al negoziato con il Consiglio. La Commissione europea prevedeva 80 milioni di quote. Carlo Fidanza, capodelegazione di FdI al Parlamento europeo e vicepresidente esecutivo del Partito ECR, ha spiegato al Sole 24 Ore che FdI aveva proposto 113 milioni e che il compromesso nella posizione del Parlamento è stato raggiunto a 88. Nello stesso testo sono entrati anche emendamenti presentati in commissione Ambiente dagli eurodeputati FdI-ECR Antonella Sberna, vicepresidente del Parlamento europeo, e Stefano Cavedagna, che prevedono la possibilità di benchmark specifici per ceramica e refrattari quando il parametro comune produce distorsioni significative.
Tre segnali, una necessità di revisione
I tre passaggi agiscono su piani distinti, ma fanno emergere lo stesso limite: se servono deroghe, correzioni di settore e un richiamo politico del Consiglio europeo, il problema non è più soltanto il singolo comparto. Una revisione più profonda dovrebbe intervenire almeno sulla durata e sulle condizioni delle quote gratuite, sulla tutela dei settori energivori e sul margine lasciato agli Stati quando possono raggiungere lo stesso obiettivo con strumenti propri.
Il punto non è aggiungere una toppa dopo l’altra. È cambiare le regole che oggi frenano la trasformazione industriale invece di accompagnarla. L’ETS deve tornare a essere uno strumento per decarbonizzare l’industria europea, non un ostacolo alla sua capacità di produrre, investire e competere.