La raccolta inquietante
Ecco chi hanno scarcerato. Tutte le perle di odio e istigazione alla lotta armata sui profili social e le chat di Youssef Siher
Sono diverse le pubblicazioni che Siher ha effettuato sui social in questi anni: alcune sono persino contrarie alla visione pacifista di una certa sinistra occidentale. In altri post, invece, compaiono pensieri revisionisti sulla Brigata ebraica e altri contenuti contro l'intervento di Usa e Israele in Iran
Politica - di Gabriele Caramelli - 28 Ottobre 2026 alle 18:17
Youssef Siher, fondatore del Movimento 17 ottobre e indagato per istigazione per delinquere aggravata dalle finalità terroristiche e per la partecipazione violenta alle manifestazioni pubbliche, è stato scarcerato dalla gip Tiziana Landoni. Le frasi scritte sui social e sui giornali per cui collaborava, però, restano impresse. Come ha riportato il Giornale di Brescia, citando le analisi della Polizia di Stato sul cellulare dell’uomo, Siher avrebbe scritto: «Dobbiamo fare come la Francia, lì sono bene organizzati e soprattutto attivi». Un’altra delle frasi che vengono imputate al 30enne, secondo l’Adnkronos, è: «Meloni dichiara guerra al futuro di questo paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame».
Su Instagram, per il 25 aprile 2025, Youssef aveva pubblicato un post che ritraeva alcuni islamici intenti a pregare in strada, dietro di loro lo striscione con una bandiera palestinese e la scritta: «Contro l’imperialismo e il sionismo, con la resistenza palestinese al fianco dei popoli che lottano». In descrizione c’era il suo commento: «Non molliamo, vinciamo o moriamo». Poi c’è un altro che ritrae i poliziotti intenti a proteggere la stazione di Milano, durante la manifestazione violenta del 22 settembre 2025. Sotto la foto, c’è una frase inequivocabile: «Arriverà il giorno in cui romperemo quel muro di vetro dietro il quale vi nascondete».
Le frasi che Youssef Siher scriveva sui social: l’appoggio alla Palestina e il revisionismo storico
Non mancano, sul suo account Instagram, dei riferimenti ostili all’occidente e addirittura alle sinistre moderate che ne fanno parte: «L’errore strutturale di gran parte delle sinistre occidentali contemporanee risiede proprio nell’illusione che il soggetto rivoluzionario possa emergere spontaneamente dal cuore stesso delle società, che hanno prodotto e beneficiano dell’imperialismo». Poi aggiungeva: «Non si tratta di negare in astratto la possibilità di una coscienza rivoluzionaria in occidente, ma di riconoscere che essa, per divenire egemonica e di massa, dovrebbe rompere con l’essenza stessa del privilegio occidentale – individuale, di classe e sistemico. È proprio questa contraddizione che rende tale prospettiva estremamente fragile». In uno delle sue pubblicazioni, datata al 26 aprile 2026, sostiene persino che la Brigata ebraica non facesse parte della resistenza italiana.
Altri post, invece, riguardano la guerra in Iran e un chiaro pensiero contrario alle azioni congiunte di Usa e Israele contro il regime islamista: «L’aggressione contro l’Iran e la grammatica del dominio imperiale». In una delle grafiche pubblicate da Siher ce n’è una con su scritto: «Resistenza per una Palestina libera» mentre nella foto più in basso vengono raffigurate delle donne velate con dei fucili in mano. Il contenuto è stato diffuso sui social l’8 marzo 2024, proprio nel giorno della “Festa della donna”.
La frase sul suo profilo Instagram, l’immagine e il commento sotto il post di Antonio Tajani
Nella descrizione del suo profilo Instagram c’è una frase che assume un tono piuttosto macabro: «Non puoi sconfiggere coloro che pensano che la morte non sia la fine». Come immagine del profilo c’è invece un soldato con un bastone in mano e la kefiah che gli copre la testa. Sta seduto su una poltrona rossa e una delle sue mani è bloccata dal filo spinato. In alto, nel cielo dipinto di grigio, c’è un elicottero nero. Ma la sua attività non si ferma su Instagram, visto che il 6 aprile 2024 aveva commentato su X un post del ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il titolare della Farnesina stava esprimendo cordoglio alla famiglia di Rafael Kuders, un riservista italo-israeliano 39enne ucciso nel nord di Israele da un attacco di Hezbollah. Nella sezione commenti, Youssef Siher aveva scritto: «Alhamdulillah», che in arabo vuol dire: «Grazie a Dio».