L'intervento a San Patrignano
Droga, Mantovano mette in guardia l’Ue sulla cannabis light: «No a scorciatoie». E rilancia il modello italiano contro le dipendenze
Nessuna scorciatoia sulla cannabis light, nessuna banalizzazione dei rischi legati al consumo di stupefacenti. E soprattutto un impegno sempre più forte sul fronte della prevenzione e del recupero dalle dipendenze. Alfredo Mantovano mette in guardia Bruxelles sui rischi di un allentamento delle regole sulla cannabis e rivendica il valore del modello italiano, fondato sulla collaborazione tra servizi pubblici e comunità terapeutiche. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha tracciato la linea nel suo intervento conclusivo a San Patrignano, davanti ai rappresentanti dei 35 Paesi della Coalizione europea contro le droghe (Ecad), promossa da Italia e Francia. In mattinata era intervenuta la premier.
Mantovano avverte Bruxelles: attenzione alla cannabis light
A preoccupare il sottosegretario sono soprattutto le iniziative normative europee che potrebbero consentire l’importazione di infiorescenze di cannabis con livelli di Thc inferiori a determinate soglie. Il rischio, secondo Mantovano, è che le filiere produttive legali, nate per scopi industriali, possano essere utilizzate per aggirare le restrizioni sul consumo ricreativo.
«Riteniamo di vitale importanza vigilare, soprattutto adesso che il negoziato è in corso in sede europea, perché le filiere produttive legali della cannabis per scopi industriali non vengano strumentalizzate per usi impropri o illeciti», ha ammonito.
Una posizione che si inserisce nella linea adottata dall’Italia, che nel 2025 ha ribadito per legge il divieto di commercializzare prodotti derivati dalla cannabis con efficacia drogante. Mantovano ha inoltre richiamato l’attenzione sui rischi legati alla vendita di prodotti presentati come «leggeri», che potrebbero alimentare, soprattutto tra i più giovani, una percezione fuorviante della loro liceità e dei possibili effetti sulla salute.
«Assumere stupefacenti non è una scelta di libertà»
Il contrasto alla droga, ha ribadito Mantovano, passa anche attraverso un’informazione corretta, capace di contrastare la sottovalutazione dei rischi. «Assumere stupefacenti non è una scelta di libertà; la prevenzione deve basarsi su dati scientifici; siamo tutti impegnati a mantenere elevato il livello di consapevolezza degli effetti nocivi del consumo di sostanze, soprattutto tra i giovani».
Sono questi, ha spiegato il sottosegretario, i «messaggi chiari» contenuti nella Dichiarazione di Rimini, adottata al termine dell’incontro internazionale. Un documento che richiama l’importanza della prevenzione, della tutela della salute pubblica e della cooperazione tra i Paesi impegnati nella lotta alle dipendenze. Ma accanto alla fermezza nel contrasto alla diffusione delle droghe, Mantovano ha voluto sottolineare anche l’importanza di offrire percorsi concreti di recupero a chi è già caduto nella spirale della dipendenza.
La battaglia silenziosa delle comunità: «Una ricchezza tutta italiana»
«San Patrignano non è un caso isolato. Tra le ricchezze che l’Italia custodisce vi è la fitta rete di realtà che ogni giorno combattono la guerra, silenziosa ma vera, contro le dipendenze». È il riconoscimento del sottosegretario a un sistema che ogni giorno lavora lontano dai riflettori, attraverso una collaborazione tra strutture pubbliche e privato sociale.
I numeri
I numeri raccontano le dimensioni di questo impegno. In Italia operano 587 Servizi pubblici per le dipendenze (Serd), con circa 6mila specialisti tra medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali ed educatori. Nel 2025 hanno assistito oltre 130mila persone. A questi si affiancano 913 strutture terapeutiche, con circa 14mila posti disponibili, gestite per oltre il 90% dal Terzo settore.
Un modello che, ha spiegato Mantovano, si fonda sulla «complementarietà» tra pubblico e privato sociale. I Serd valutano le condizioni delle persone, le prendono in carico e definiscono i programmi terapeutici, mentre le comunità offrono percorsi di recupero differenti, con approcci educativi, sanitari e psicoterapeutici. Le comunità, ha osservato, «non costituiscono un sistema monolitico» e ciascuna conserva «in qualche modo l’impronta del suo fondatore». Una pluralità di esperienze che rappresenta un punto di forza, perché consente di rispondere a bisogni diversi senza perdere di vista l’obiettivo comune. «È una ricchezza tutta italiana», ha concluso Mantovano, richiamando il principio che unisce queste realtà: «Una visione dell’uomo in cui non vi è solo il profilo sanitario e farmacologico, ma vi è la persona nella sua interezza».