I preparativi della vigilia
Sabato ad alta tensione, lo Stato c’è: perquisizioni e piazze presidiate. Il Movimento 17 ottobre prepara i blitz
Lo Stato c’è e si fa sentire. Alla vigilia di un nuovo sabato ad alta tensione, la macchina della sicurezza si è messa in moto con una serie di azioni per la prevenzione di nuovi disordini: controlli, perquisizioni e misure personali come avvisi e daspo sono scattati in tutta Italia, sia in relazione ai disordini della scorsa settimana sia in relazione all’organizzazione di nuovi tumulti. Il segnale è stato colto dai gruppi che si preparano a scendere nuovamente in piazza: il Movimento 17 ottobre ha diramato una nota in cui avverte che le precedenti convocazioni nelle principali piazze italiane sono cancellate e che le nuove saranno comunicate a ridosso delle manifestazioni. Nelle chat dell’organizzazione, inoltre, starebbe circolando un vero e proprio manuale di guerriglia. Una sfida aperta alle istituzioni, alla quale però la risposta arriva anche dai cittadini che, a partire dai commercianti di Milano, hanno chiarito di non voler lasciare il campo a facinorosi, violenti e maranza.
Le perquisizioni e le misure di prevenzione personale
La polizia, su delega dell’Autorità giudiziaria, ha eseguito perquisizioni ad Arezzo, Bari, Bergamo, Bologna, Bolzano, Como, Firenze, Genova, Lodi, Napoli, Pescara, Padova, Cremona, Verbania, Aosta, Monza, Varese, Verona. Le persone controllate sono state circa 100, delle quali 51 minorenni. Si tratta dei soggetti individuati in relazione ai disordini del 17 e 18 ottobre. A questi si aggiungono i soggetti intercettati in queste ore e intenti a preparare nuovi scontri, tafferugli, saccheggi. Anche in questo caso le operazioni si sono svolte in diverse città, da Genova, dove un 29enne è stato perquisito e sarebbe indagato per istigazione a delinquere a seguito di alcuni messaggi pubblicati in chat, a Como, dove sono stati perquisiti quattro maggiorenni e 22 minorenni, cui sono stati sequestrati coltelli, mazze, passamontagna, bastoni, lame, tirapugni. Uno dei maggiorenni aveva creato una chat che inneggiava a possibili disordini.
I dispositivi di sicurezza per la gestione delle piazze
A queste operazioni si aggiunge la gestione delle piazze, per le quali è stato approntato un imponente dispositivo di sicurezza. A Milano i 500 militari inviati dal governo, a Roma un piano di sicurezza con massima allerta rispetto alle possibili infiltrazioni. E così anche nelle altre grandi città. Un dispositivo per evitare degenerazioni che non è piaciuto al Movimento 17 ottobre, che ha lamentato il “pugno autoritario contro chi dissente” da parte del governo, parlando di “una durezza che non si vedeva dall’epoca del fascismo”. E poiché piazza Duomo a Milano, piazza Nettuno a Bologna e le altre piazze saranno presidiate, “non saranno più i luoghi indicati nei nostri appelli”.
La “strategia” del Movimento 17 ottobre
“La strategia è la seguente: le piazze iniziali non sono più valide. Alle 14.30 in punto, in ogni città, comunicheremo tre concentramenti. Tre punti distinti per città, resi noti solo mezz’ora prima. Nessun luogo anticipato, nessuna soffiata, nessun cordone già pronto”, si legge ancora nella comunicazione del Movimento, che dà istruzioni su come muoversi fino alle 15.30 quando sarà comunicata “la piazza finale” e invita ognuno a organizzarsi “con il proprio gruppo di riferimento: collettivo, organizzazione, gruppo spontaneo o semplice gruppo di amici”. Una frase che rimanda alla volontà dei movimenti di creare una saldatura sempre più solida con i maranza.
Il manuale di guerriglia
Non si tratta delle uniche istruzioni veicolate dal Movimento 17 ottobre: nei gruppi Telegram riferibili alla sigla starebbe circolando anche un manuale di guerriglia, con indicazioni su come vestirsi, come muoversi, come affrontare le forze dell’ordine e un capitolo sulla “tattica collettiva”. Sono raccomandati “occhiali protettivi, kefiah per proteggere bocca e polmoni dai gas lacrimogeni (o mascherina, meglio Ffp2), felpa o maglione con cappuccio (aiuta a tenere i gas lacrimogeni lontano dal viso), guanti da cucina (aiutano a proteggere le mani dal calore dei lacrimogeni)”. I manifestanti sono esortati inoltre a “provare a sfondare gli sbarramenti”, con la dritta sul fatto che “più la folla si avvicina alle file delle forze di sicurezza meno queste possono lanciare i lacrimogeni. E cresce la nostra pressione su di loro”.
La risposta della società civile
Ma i manifestanti non sono gli unici a organizzarsi. In diverse città vi sarebbero gruppi ultras pronti a contro-manifestazioni per difendere cittadini e commercianti. Uno scenario che, per esempio, nel dispositivo di sicurezza varato dalla Questura di Roma, è considerato un ulteriore elemento di criticità. In città come Milano e Firenze invece sono i commercianti a organizzarsi per evitare saccheggi e devastazioni come quelli di sabato scorso: c’è chi ha preparato pannelli di compensato da mettere sulle vetrine e chi ha istruito i dipendenti su come comportarsi. La volontà però è chiara: rimanere aperti per non consentire ai violenti di impossessarsi delle città.
Da una parte cittadini e istituzioni, dall’altra chi sfida lo Stato
L’invito a non cedere, in particolare in una Milano gravemente provata dalle vicende della scorsa settimana è arrivato tanto dal vicepremier Matteo Salvini quanto dal sindaco Giuseppe Sala ed è stato subito raccolto anche dalle associazioni di categoria. “Le istituzioni hanno risposto e noi siamo pronti”, è la voce dei commercianti, le cui preoccupazioni non sono certo dovute alla presunta militarizzazione della città. La società civile, il tessuto produttivo, i corpi intermedi hanno scelto da che parte stare. Dall’altra parte ci sono quelli dei manuali di guerriglia.