Non solo red carpet
Dalla Festa del Cinema di Roma al botteghino, le pellicole italiane sfidano la crisi delle sale: cosa dicono i numeri
Nel 2025 in Italia si sono registrati 68,36 milioni di ingressi, ma tra multisale, piccoli cinema e concorrenza dello streaming il settore continua a cercare nuovi equilibri
Roma torna a essere una capitale del cinema. Dallo scorso 13 ottobre e fino a domenica 25, la Festa del Cinema anima l’Auditorium Parco della Musica e altri luoghi della città con proiezioni, anteprime e incontri con autori e interpreti. Un appuntamento che porta il grande schermo al centro della vita culturale della Capitale e ci offre l’occasione per guardare oltre il red carpet, verso una domanda che riguarda l’intero settore: come sta andando il cinema in Italia e quanto sono ancora frequentate le sale?
I numeri del cinema in Italia
I numeri al riguardo restituiscono un quadro fatto di luci e ombre. Nel 2025, secondo Cinetel, i cinema italiani hanno registrato 68,36 milioni di ingressi, con incassi per circa 496,6 milioni di euro. Di particolare interesse è il fatto che sebbene le presenze siano diminuite del 2% rispetto al 2024, gli incassi sono comunque cresciuti dello 0,5%, mostrando quindi nel complesso una sostanziale tenuta del mercato rispetto all’anno precedente, sebbene la frequentazione resti lontana dai livelli che il settore conosceva prima della pandemia.
La sfida, infatti, oggi non consiste soltanto nel convincere le persone a vedere un film, ma nel portarle fisicamente in sala. Le piattaforme digitali hanno cambiato le abitudini di visione, rendendo disponibili film e serie direttamente a casa. Il cinema, però, continua a offrire un’esperienza diversa: uno schermo condiviso, il buio della sala e la possibilità di vivere una storia insieme ad altri spettatori.
Multisale e piccoli cinema, due realtà diverse
Il panorama italiano è tutt’altro che uniforme. Accanto ai grandi complessi dotati di numerosi schermi, capaci di proporre più titoli e orari nella stessa giornata, resistono tenacemente le monosale – quasi un simbolo dell’Italia del cinema – e le strutture di dimensioni ridotte, spesso legate alla storia di un quartiere o di una città. Le differenze emergono nettamente anche dai dati: nel 2024, secondo il rapporto SIAE, le monosale rappresentavano addirittura il 72% delle strutture cinematografiche italiane, ma raccoglievano appena il 12% della spesa complessiva al botteghino. I multiplex, pari soltanto al 6% delle strutture, ne concentravano invece il 53%.
La distanza è significativa e racconta due modi diversi di fare impresa. Le multisale possono distribuire il pubblico su più film e puntare sulle uscite più attese, mentre per una struttura con un solo schermo la scelta della programmazione diventa più delicata. Un titolo che non richiama spettatori può incidere sensibilmente sugli incassi, con meno possibilità di sostituirlo o affiancarlo ad altre proiezioni.
Questo, sia chiaro, non significa necessariamente che i piccoli cinema siano destinati a scomparire. Rassegne, incontri con registi, film d’autore e iniziative rivolte alle comunità locali possono offrire un’identità riconoscibile e un rapporto diretto con il pubblico. Il problema però sta nel trovare un equilibrio economico che permetta di mantenere aperte le sale e garantire una programmazione sufficientemente varia, soprattutto nei centri in cui il cinema rappresenta uno dei pochi spazi culturali accessibili.
Il cinema italiano torna a richiamare il pubblico
A fare la differenza è anche ciò che arriva sullo schermo. Nel 2025 i film italiani hanno conquistato il 33,3% delle presenze e il 32,7% degli incassi, con 22,7 milioni di biglietti venduti e oltre 162 milioni di euro al botteghino. Si tratta della quota più alta dal 2016, secondo i dati Cinetel, e di un segnale importante per la produzione nazionale.
Tra i titoli capaci di richiamare un pubblico particolarmente ampio c’è stato Buen Camino, il film con Checco Zalone uscito a Natale 2025, che nei primi sette giorni di programmazione ha incassato circa 36 milioni di euro, superando i 4,4 milioni di presenze.
Risultati di questo tipo dimostrano quanto una grande uscita possa incidere sul mercato, ma evidenziano anche la difficoltà di contare su un flusso costante di spettatori per tutti i film. Le pellicole-evento possono trasformare una proiezione in un appuntamento collettivo, mentre altri titoli faticano maggiormente a trovare spazio e pubblico. Proprio per questo, festival e kermesse come la Festa del Cinema di Roma – che attraverso la Fondazione che la promuove coinvolge tutti i livelli istituzionali dal Comune alla Regione, passando per il ministero della Cultura per il tramite di Cinecittà spa, nonché la Camera di commercio della Capitale e la Fondazione Musica per Roma – svolgono una funzione importante: offrono visibilità a opere diverse, mettono in contatto il pubblico con gli autori e creano occasioni di incontro che vanno oltre la normale programmazione commerciale.
Il futuro della sala passa anche dall’esperienza
La concorrenza dello streaming è sicuramente uno degli elementi che hanno modificato il mercato, ma non esaurisce totalmente la questione. Per molti spettatori andare al cinema significa anche concedersi una serata fuori, condividere un film con gli amici o scoprire una storia sul grande schermo prima che diventi disponibile altrove. Per altri, invece, il prezzo del biglietto, gli spostamenti e la possibilità di vedere lo stesso titolo a casa rendono la scelta meno immediata.
Proprio per questo gli esercenti puntano anche su rassegne, proiezioni speciali, incontri con gli autori e iniziative promozionali. Il 2025 sotto questo punto di vista ha mostrato segnali incoraggianti anche durante l’estate, tradizionalmente considerata un periodo difficile per le sale: le presenze sono rimaste superiori alla media del periodo 2017-2019, anche grazie alle iniziative di promozione del settore.
La Festa del Cinema di Roma riporta dunque al centro una questione che non riguarda soltanto gli appassionati o gli addetti ai lavori. Il futuro del cinema dipende dalla capacità di attrarre spettatori, sostenere le strutture più fragili e offrire una programmazione capace di parlare a pubblici differenti. I numeri raccontano un mercato che continua a muovere milioni di persone, ma che ha ancora il dovere di consolidare la propria ripresa.
Perché un festival può accendere i riflettori sul cinema per quasi due settimane, ma la vera sfida si gioca nei restanti giorni dell’anno: quando non ci sono red carpet né ospiti internazionali e a fare la differenza sono soltanto un film, una sala aperta e qualcuno disposto ad acquistare un biglietto.