Smemorati?
Così i “giornaloni” insabbiano i record del governo Meloni: fallo di omissione
Ieri è successo un fatto epocale. Per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, un governo ha tagliato il traguardo dei quattro anni. Un dato che assume un valore ancora più significativo se si considera che la durata media degli esecutivi che lo hanno preceduto è stata di poco superiore a un anno. Un arco di tempo nel quale non si riesce neppure a gettare le fondamenta di una casa, figuriamoci a realizzare un intero programma di governo. Ammesso, ovviamente, che se ne abbia uno.
Ebbene, il Governo Meloni un programma lo ha eccome. E anche quest’anno, come ormai d’abitudine, ha fatto il punto sullo stato di attuazione degli impegni presi. Lo ha fatto attraverso una pubblicazione di 71 pagine che ripercorre, come si legge nella prefazione, “i numeri più importanti e i provvedimenti più significativi approvati e avviati dall’insediamento ad oggi”.
Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega proprio all’Attuazione del programma di governo, ha elencato a Il Giornale alcuni dei principali risultati contenuti nel dossier: 140 miliardi di euro di tasse tagliate a famiglie e imprese, 1,4 milioni di posti di lavoro stabili in più, la riduzione del 70% degli sbarchi illegali. Numeri affatto trascurabili che, ha spiegato il big di Fratelli d’Italia, “ci motivano a proseguire con determinazione, mantenendo gli impegni presi con gli italiani e dando piena attuazione al programma di governo”.
Insomma, per la prima volta ci troviamo di fronte a un esecutivo che raggiunge i quattro anni di vita e che, oltre a fare della continuità un tratto distintivo – una sorta di “riforma” essa stessa, perché condizione necessaria per mantenere gli impegni – ottiene risultati misurabili e li mette nero su bianco. Si potrà giudicare questo cambiamento insufficiente, oppure celebrarlo. Ma ignorarlo è un’altra cosa.
Ed è proprio questo che hanno fatto i cosiddetti “giornaloni”. La notizia di un governo arrivato a un traguardo inedito è scomparsa dalle prime pagine dei principali quotidiani italiani: in alcuni casi è stata del tutto ignorata, in altri relegata a riferimenti marginali, quasi invisibili. E insieme alla notizia sono spariti anche i numeri con cui l’esecutivo rivendica la portata del cambiamento.
In gergo giornalistico, quando una testata non intercetta una notizia di interesse pubblico, si dice che ha preso un “buco”. Di solito accade perché quella notizia non è stata individuata in tempo. In questo caso, però, viene da chiedersi se la parola da utilizzare non sia piuttosto “omissione”. A chi giova tutto questo? In una fase segnata da una forte instabilità internazionale e da proteste anche violente, raccontare che a Roma c’è un governo stabile, coeso e produttivo significa restituire ai cittadini un quadro completo della realtà. Ometterlo, invece, contribuisce ad alimentare una narrazione nella quale tutto va male e che finisce per offrire argomenti a chi trasforma il dissenso in vetrine infrante e agenti aggrediti.