Dopo la caparra spariscono
Cerca una stanza a Roma su Facebook e cade nella trappola: la truffa dell’affitto che colpisce studenti e giovani lavoratori
Una videochiamata, le foto di una stanza, la fretta di versare un acconto: sono gli ingredienti di un raggiro sempre più frequente tra chi cerca casa in una grande città.
Cercava una stanza singola in affitto a Roma, come tanti lavoratori del Sud che scelgono di trasferirsi nella Capitale per trovare migliori opportunità professionali. Si è affidata a uno dei social più diffusi, Facebook, sperando in una buona occasione. Ha trovato invece una truffa online costruita ad arte.
La storia
Protagonista suo malgrado è Maria C., classe 1985, rappresentante del settore estetico e farmaceutico, di Cosenza. Tutto comincia l’11 ottobre, quando la donna pubblica su Facebook la richiesta di una stanza a Roma. Dopo pochissimo tempo viene contattata al telefono da una donna che si presenta come Cristina C. e le propone una camera in zona Tiburtina, al sesto piano di uno stabile.
Per rendere credibile l’offerta, la presunta proprietaria invia alcune foto della stanza e fa anche una videochiamata per mostrare l’appartamento. Poi la conversazione prosegue su WhatsApp, e per tranquillizzare la futura inquilina arrivano anche le immagini di un documento d’identità e di una carta prepagata.
Le pressioni e il “blocca la stanza”
A quel punto iniziano le richieste di denaro. Alla donna viene chiesta una caparra di 350 euro tramite ricarica su carta prepagata, per “bloccare” la camera, che sarebbe stata molto richiesta da studenti e lavoratori fuori sede. Chi scrive insiste, mette fretta e minaccia di cedere la stanza ad altri.
Maria decide di versare solo un acconto di 100 euro. Subito dopo il pagamento, l’atteggiamento della presunta locatrice cambia: iniziano le scuse e i rinvii, con la scusa di lavori urgenti da eseguire nell’immobile.
Il sospetto e il blocco
Insospettita, Maria cerca informazioni online e scopre che la stessa persona e gli stessi dati erano già stati segnalati da altri utenti per episodi analoghi. Chiede allora la restituzione dei 100 euro, ma la risposta è un rifiuto netto, seguito da accuse e offese. Quando annuncia che si rivolgerà ai Carabinieri, viene bloccata su WhatsApp e sui social.
La donna ha sporto denuncia per truffa presso la stazione dei Carabinieri di Bisignano il 24 ottobre, allegando la ricevuta del pagamento, le schermate della conversazione e le segnalazioni trovate in rete. Si è affidata agli avvocati Alessandro Romanò e Giacinto Canzona.
Il consiglio degli avvocati
«Purtroppo le truffe online sono sempre più diffuse», spiegano i legali. «Oltre a segnalare alla Polizia Postale i siti sospetti, sarebbe opportuno diffidare delle richieste di acconti o caparre, soprattutto se sollecitate con insistenza e con pagamenti in contanti o bonifici istantanei».
Come difendersi: 5 regole d’oro
- Non versare mai denaro prima di aver visto l’immobile di persona, o di aver verificato che chi scrive ne sia davvero il proprietario.
- Diffida della fretta: «ci sono tante altre richieste» è la frase tipica di chi vuole farti pagare subito.
- Cerca il nome e i recapiti online: spesso altre vittime hanno già lasciato segnalazioni.
- Evita ricariche di carte prepagate e pagamenti istantanei per le caparre: sono quasi impossibili da recuperare.
- Conserva tutto (chat, ricevute, screenshot) e denuncia subito alle forze dell’ordine o alla Polizia Postale.