Follia ideologica dem
Case popolari, sfregio Pd in Emilia Romagna: prima gli immigrati. Ecco il piano che asfalta italiani, norme e logica politica
Graduatorie scombussolate? Il Partito democratico emiliano cancella il premio ai residenti storici. FdI insorge: «Scelta grave»
Piano case popolari? Per il Pd emiliano romagnolo è tutto da rifare: partendo dall’asfaltare se stesso. O meglio, dalla sinistra che, sbugiardano le risoluzioni di suoi precedenti amministratori in loco, annulla di fatto la legge regionale che consentiva ai Comuni di inserire punteggi premiali aggiuntivi nelle graduatorie Erp, introdotta nel 2018 sotto la presidenza di Stefano Bonaccini. Un caos al quadrato, che nell’inseguire l’utopia di parte di segno dem che elevi al quadrato provocazione e auto-delegittimazione, vede il piano del Pd emiliano asserire con nettezza – oltre che al di là di norme finora in vigore, di buon senso e buon gusto politico – il solito assioma di ritorno della narrazione rossa: prima gli immigrati. Ma procediamo con ordine.
Case popolari, il controsenso del Pd in Emilia-Romagna: così la sinistra penalizza gli italiani
E ripartiamo dal tema dell’emergenza abitativa, da giorni in cima alle priorità dei giovani dem, che stanno manifestando a Roma, accampati con le tende in piazza Bologna. Ecco quindi che dal Palazzo della Regione, sede del governatore Michele De Pascale, arriva il “colpo di genio” (o colpo di mano?)…
risposta a parte, il dato da cui prendere le mosse è quello dell’emergenza abitativa in Emilia-Romagna, che rivela il volto più autentico della gestione targata Pd: una resa incondizionata alle logiche ideologiche dell’estrema sinistra che finisce, nei fatti, per ribaltare ogni priorità di buon senso dettata dalle norme vigenti. La nuova delibera della Giunta guidata dal piddino Michele De Pascale demolisce il criterio della residenza storica per l’assegnazione delle case popolari. Cancellando persino una norma introdotta nel 2018 sotto la presidenza Bonaccini.
Il risultato? Un clamoroso autogol politico che sbugiarda lo stesso Partito democratico e penalizza i residenti di lungo corso a tutto vantaggio dei nuovi arrivati.
Case popolari, il piano del Pd in Emilia Romagna: un clamoroso autogol politico
Scrive Libero in edicola oggi sul punto: «La Regione ha cancellato dalle norme sull’Edilizia residenziale pubblica il requisito della residenza storica. Nel concreto, significa dire addio a punteggi extra nelle graduatorie di assegnazione per chi risiedeva da più tempo nel territorio comunale. Proprio questo meccanismo permetteva di premiare i cittadini italiani, rispetto agli immigrati arrivati da poco nel nostro Paese». Il che, tradotto dal “burocratichese” (se mai ce ne fosse biosogno), si legge: con la scusa di conformarsi a recenti pronunce giurisprudenziali, l’assessore alla Casa Giovanni Paglia (Avs) ha assestato un colpo fatale all’equità sociale e alla continuità comunitaria.
Italiani e stranieri equiparati sotto il punto di vista lavorativo
Eliminare il punteggio premiale per chi vive, lavora e versa le tasse da anni sul territorio, significa scaricare l’intero peso delle graduatorie e delle conseguenti tensioni sociali sui singoli Comuni e sui loro sindaci. Non a caso, sulla vexata quaestio la capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione, Marta Evangelisti, ha denunciato come e perché in questo modo si rinunci a tutelare chi ha fin qui contribuito attivamente al tessuto economico locale, in un contesto in cui la presenza di assegnatari stranieri negli alloggi Erp sfiora già il 24%. Un dato nettamente sproporzionato rispetto alla reale demografia della popolazione residente.
La denuncia della capogruppo di FdI in Regione Marta Evangelisti
Ecco la sua analisi, riportata da Libero: «”L’onere delle graduatorie e le conseguenti tensioni sociali ricadranno interamente sui singoli Comuni”», denuncia la capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Emilia Romagna”». E ancora. «”Il risultato sarà regole diverse da una città all’altra e sindaci esposti ai ricorsi. Questo meccanismo garantiva una forma di equità sociale intergenerazionale, tutelando chi da anni contribuisce attivamente al tessuto economico e fiscale della comunità”».
Ma la normativa precedente subordinava l’accesso agli alloggi alla presenza di un contratto di lavoro
«”All’interno degli alloggi pubblici – chiosa la consigliera meloniana – si registra già una quota media pari a circa il 24% di assegnatari stranieri, un dato ampiamente sproporzionato rispetto alla reale composizione demografica della popolazione residente”».
Case popolari, il sindaco di Ferrara Alan Fabbri contro la decisione della Regione
Non solo. Perché a completare contorni e fulcro della scelta ideologica s’aggiunge l’equiparazione lavorativa: ai cittadini extraeuropei basterà il semplice possesso di un permesso di soggiorno di almeno due anni, facendo venir meno la vincolante verifica di un contratto di lavoro. Una decisione che spalanca le porte a disparità evidenti, e rischia di travolgere anche l’ultimo argine dei tre anni di residenza minima regionale, strenuamente difeso da amministratori del territorio come il sindaco leghista di Ferrara, Alan Fabbri.
Cosa dice la norma vigente (a rischio)
«Nella nostra Regione sta accadendo qualcosa che ritengo molto grave e che riguarda i criteri di assegnazione delle case popolari», ha tuonato il primo cittadino del Carroccio. Aggiungendo anche: «Quando ho rivestito il ruolo di consigliere regionale, ormai dieci anni fa, sono riuscito a strappare all’Assemblea legislativa, dopo una lunga battaglia politica, una clausola importantissima: per fare richiesta di una casa popolare in Emilia-Romagna occorre avere almeno tre anni di residenza o attività lavorativa sul territorio regionale».
Eliminare la clausola significherebbe consentire anche a chi è appena arrivato di superare in graduatoria italiani e stranieri
E a questo punto, così stando le cose, anche questa norma potrebbe essere a rischio. «Guai a toccare anche i tre anni di sbarramento, che per il momento non sembrano ancora essere oggetto di questa delibera – ammonisce il sindaco Fabbri –. Eliminare questa clausola significherebbe consentire anche a chi è appena arrivato sul nostro territorio di accedere alle graduatorie, con la possibilità di superare cittadini, italiani e stranieri, che da molti anni vivono, investono e lavorano nelle nostre città».
Case popolari in Emilia Romagna: in direzione diametralmente opposta al Piano Casa del governo
Insomma, la contraddizione interna a quello che sembra volersi delineare come uno Stato nella nella Nazione è evidente: il Piano Casa promosso dal ministero e dall’esecutivo nazionale parte da un presupposto di giustizia ed equità sociale inderogabile: la priorità va a chi ha radici, storia, e un legame contributivo reale con la propria comunità. Prima gli italiani, dunque: non un mero slogan, ma una concreta bussola di buon governo che contrasta frontalmente con la deriva di chi, a Bologna, continua a preferire l’utopia dell’immigrazionismo sfrenato, ai diritti elementari dei propri cittadini.
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