Follia a Reggio Emilia
Marocchino minaccia con proiettili, lame e anatemi le musulmane “troppo occidentali” che non indossano il velo: denunciato
La notizia arriva da Reggio Emilia dove, secondo quanto fin qui raccolto dagli inquirenti al lavoro sul caso, un 49enne marocchino sarebbe stato denunciato dopo aver diffuso video intimidatori su TikTok: nel mirino sue connazionali, libere di non indossare il velo, ma non a parer suo… La cronaca rilancia dunque un ennesimo episodio di intolleranza integralista che riaccende i riflettori sul delicato tema dell’integrazione e della tutela delle donne sul nostro territorio.
Reggio Emilia, 49enne marocchino minaccia con armi e insulti le musulmane senza velo
A Reggio Emilia, i Carabinieri hanno denunciato alla Procura un cittadino marocchino 49enne, con l’accusa di minaccia aggravata. L’uomo avrebbe utilizzato i social network, nello specifico TikTok, come cassa di risonanza per lanciare violente intimidazioni e pesanti insulti, indirizzati a donne musulmane residenti in Italia, la cui unica “colpa”, ai suoi occhi, era quella di non sottomettersi ai precetti più rigorosi dell’Islam, e di vivere e vestirsi secondo i canoni occidentali.
La loro colpa ai suoi occhi? Vestire troppo all’occidentale
La vicenda, emersa anche grazie al lavoro della trasmissione televisiva Fuori dal coro, ha visto l’immediato intervento dei militari della stazione di Castelnovo ne’ Monti e del Nucleo Operativo al lavoro su immagini e episodi. Nei video pubblicati e registrati nel giardino di casa, dunque, l’uomo si mostrerebbe con un coltello e un pacco di munizioni, rivolgendo intimidazioni dirette ed esplicite – comprese offese a sfondo sessuale – verso una connazionale rea a sua detta di voler esercitare la propria libertà di scelta personale e di non portare il velo.
Un video nel mirino: marocchino di 49 anni denunciato dai carabinieri per minaccia aggravata
Non solo. stando a quanto riferisce Libero in edicola oggi sul caso, la successiva perquisizione domiciliare effettuata dalle forze dell’ordine avrebbe confermato la gravità del quadro accusatorio: all’interno dell’abitazione dell’indagato, infatti, gli inquirenti avrebbero rinvenuto e posto sotto sequestro cartucce e bossoli del tutto analoghi a quelli mostrati nel filmato di propaganda oscurantista con tanto di veemenza e arroganza. E viene da chiedersi: dove sta l’impegno all’integrazione in questa vicenda? Dove risiede per alcuni soggetti il limite tra ossequio al proprio culto religioso e desiderio di inserimento e emancipazione nel nuovo tessuto sociale a cui si appartiene?
Tra futuro digitale e oscurantismo medievale?
Ma, soprattutto, fino a che punto è lecito e fin dove ci si può spingere sui social utilizzando le piattaforme digitali contemporanee per veicolare sottomissione e delegittimazione? Nel frattempo, si fa sempre più evidente, anche con vicende come questa, come il corto circuito culturale tra l’opportunità di sfruttare i vantaggi della modernità occidentale per promuovere messaggi di ancestrale memoria sia sempre più in atto.
Di certo, in questo caso, istituzioni e forze dell’ordine hanno dimostrato prontezza e tempestività. Ma quanto registrato nel Reggiano ci induce anche a un’altra riflessione: la guardia contro l’estremismo culturale e il fanatismo religioso non può essere abbassata di un millimetro.