Il processo d'Appello
Askatasuna, la pacchia è finita: chiesti 47 anni di carcere. Incredibili accuse del leader alla polizia: “Manca il dialogo”
Sono incredibili le accuse che il leader del gruppo di Askatasuna, Giorgio Rossetto, 64 anni, figura storica dell’autonomia in Italia, rivolge alla polizia nel giorno della requisitoria al processo per le devastazioni di Torino. “Una volta con le forze dell’ordine c’era una interlocuzione. Si dialogava, si discuteva. Oggi non è più possibile. L’approccio della polizia è solo muscolare. Ed è per questo che si creano le contrapposizioni, i fermi, gli arresti”. La colpa è della polizia, che non dialoga. Incredibile ma vero, nel giorno in cui laProcura non fa sconti ai teppisti del centro sociale torinese.
La richiesta di condanna per Askatasuna: pene pesanti
Sono diciotto le condanne, per un ammontare complessivo di circa 47 anni di carcere, chieste dalla procura generale di Torino al processo d’appello ai militanti dell’ex centro sociale Askatasuna. I pg Giancarlo Avenati Bassi e Manuela Pedrotta hanno invitato la corte a riconoscere l’esistenza del reato di associazione per delinquere, che era stato escluso dai giudici di primo grado. Questa ipotesi d’accusa riguarda sedici imputati; altri due devono rispondere di reati minori. Le pene proposte spaziano dai dodici mesi ai cinque anni di carcere. Secondo i due rappresentanti della procura generale all’interno del centro sociale (sgomberato alla fine del 2025 dopo quasi trent’anni di occupazione) si era formato un gruppo “dedito alla commissione di delitti”, tra cui la pianificazione e la preparazione di dimostrazioni violente contro i cantieri del Tav in Valle di Susa. Una “frangia” con dei “leader”, una “catena di comando” e una suddivisione di ruoli ben definita che, fra l’altro, “ha utilizzato le attività lecite di Askatasuna come schermo”. Le accuse sono sempre state respinte dagli imputati. In primo grado, il 25 marzo 2025, c’erano state diciotto condanne (su un totale di ventisei imputati) per reati minori a pene comprese fra i quattro anni e nove mesi e i cinque mesi di reclusione. L’esistenza dell’associazione per delinquere non era stata riconosciuta.