La testimonianza e le mail
Accuse sul premio Nobel Pillay: era a capo dell’ufficio Onu che forniva a Pechino i nomi dei dissidenti cinesi
Emma Reilly, che ha lavorato nello stesso ufficio di Pillay, ha denunciato che l'Alta commissaria avrebbe completamente ignorato l'avviso della consegna di 50 nomi degli oppositori alle autorità cinesi
Esteri - di Gabriele Caramelli - 15 Ottobre 2026 alle 10:06
Navi Pillay, che ha ricevuto il premio Nobel per la pace la scorsa settimana, è finita al centro di una polemica dopo alcune rivelazioni sul suo legame con la Cina. La magistrata sudafricana è stata a capo dell’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani dal 2008 al 2014: si tratta dello stesso ufficio che, secondo lex funzionaria Emma Reilly, forniva alla Repubblica popolare cinese i nomi dei dissidenti. In base alla testimonianza della sua accusatrice, Pillay aveva completamente ignorato l’avviso sulla consegna di 50 nomi degli oppositori alle autorità di Pechino.
Anche Un Watch, organizzazione che si occupa di monitoraggio per l’Onu, ha rilanciato la denuncia di Reilly e contestato gli altri atteggiamenti di Pillay. A quest’ultima viene attribuita la responsabilità sull’assenza di Liu Xiaobo alla cerimonia del Nobel nel 2010, anno in cui il dissidente era detenuto in Cina. Ma non solo, perché la neo-premio Nobel viene anche accusata da Un Watch di aver aspettato tre mesi prima di intervenire sulle operazioni repressive iraniane nel 2009, oltre alla disparità nei trattamenti tra Israele e gli altri Paesi.
Il premio Nobel Pillay a capo del dipartimento Onu che forniva alla Cina i nomi dei dissidenti
Piovono accuse pesanti sull’operato di Pillay, nello specifico sul trattamento dei dissidenti cinesi. A documentare i procedimenti contestati da Reilly sono alcune email interne dell’Alto commissariato, tra cui una del 7 settembre 2012, in cui il diplomatico cinese a Ginevra, Chen Can, scrive alla funzionaria Lidiya Grigoreva per chiedere se le persone di un elenco allegato avessero richiesto l’accreditamento alla ventunesima sessione del Consiglio Onu per i diritti umani. Il rappresentante di Pechino aveva motivato la richiesta affermando che fosse per ragioni di sicurezza e così Grigoreva rispose, affermando che gli attivisti Dolkun Isa e He Geng si fossero accreditati all’evento.
Lo scambio dei messaggi e il memorandum che documenta la trasmissione dei dati
Lo scambio di messaggi, con Reilly in copia, testimonia dunque una comunicazione partita dall’ufficio di Pillay. Inoltre, l’8 febbraio 2013 Emma scrive ai suoi superiori, per avvertirli del rischio di rappresaglie e chiede di informare le organizzazioni interessate. Eppure, l’11 febbraio Eric Tistounet, capo del Consiglio per i diritti umani, ha spiegato che il ritardo nella conferma dei nomi «aggraverà la sfiducia dei cinesi nei nostri confronti».
Infine, nel 2016, è arrivato un altro memorandum che documentava la trasmissione dei nomi dei dissidenti cinesi firmato dalla direttrice dell’Ufficio etico dell’Onu, Elia Yi Armstrong, affermando che la decisione fosse a discrezione dei dirigenti. Nello stesso periodo Dolkun Isa aveva denunciato le persecuzioni rivolte a lui e alla propria famiglia. Proprio lui, nel 2019, aveva affermato che il Consiglio Onu non avesse pubblicato i nomi dei dissidenti e che nessuno di loro fosse stato informato della trasmissione delle informazioni a Pechino. Non è stato ancora provato un nesso con le mail delle Nazioni Unite, ma già nel 2017 l’Alto commissariato ammise la pratica, sostenendo che non ci fosse alcun pericolo per gli attivisti. Nonostante ciò, Reilly perse il posto di lavoro e dovette affrontare una controversia con l’Onu.
Lo strano caso e la sentenza del tribunale amministrativo Onu
Una sentenza del Tribunale amministrativo delle Nazioni Unite del 2023 ha affermato che la denuncia iniziale sui nomi inviati alla Cina era stata esclusa dall’indagine interna scattata nel 2019. Nonostante le incongruenze e l’operato opinabile dell’ufficio per i diritti umani, Navi Pillay a distanza di più di un decennio ha ricevuto il Premio Nobel per la pace.