Le devastazioni di Milano
“A volto scoperto, senza arretrare”. Chi è il poliziotto eroe esaltato dalla Meloni nella battaglia contro i maranza
Il poliziotto eroe e l’orgoglio della Meloni, in una foto. Romano, 51 anni, famiglia originaria di orcumello, frazione di Capistrello, in provincia dell’Aqula, Primo dirigente della Polizia di Stato, attuale dirigente del commissariato Garibaldi-Venezia di Milano, oltre 25 anni di onorato servizio con importanti successi in operazioni contro mafie, spaccio, microcriminalità, cortei Pro Pal e scontri tra tifosi. Angelo De Simone, sabato scorso, durante gli scontri scoppiati in piazza Duomo a Milano, è stato colpito alla testa da un grosso sampietrino lanciato durante i disordini dai presunti studenti, con maranza, teppisti e black bloc infiltrati. “E’ stato un tentato omicidio”, ha detto De Simone, “mai visto tanta violenza…”, dice, per poi schernirsi. “Non è necessario riprendermi”, e si pulisce gli occhiali sporchi di sangue.
Nonostante la ferita e il sangue che gli colava sul volto, ha continuato a coordinare gli agenti impegnati nel servizio di ordine pubblico, trasportato successivamente in ospedale, è stato medicato con quattro punti di sutura. Il giorno seguente era già tornato in servizio. “Siete dei vandali, andate via!”, urla in un video.
Il poliziotto Angelo De Simone e l’elogio di Giorgia Meloni
Il poliziotto insanguinato,dunque. La premier Giorgia Meloni ha utilizzato la foto di De Simone insaguinato nel post pubblicato su Instagram per annunciare la riunione sull’ordine pubblico a Palazzo Chigi. “A volto scoperto – scrive – ferito, senza arretrare. Davanti a lui, chi si nasconde dietro un cappuccio per colpire e distruggere. Lo Stato non è un concetto astratto. È fatto di persone che, con coraggio e senso del dovere, restano al proprio posto quando altri scelgono la violenza. Domani ho convocato a Palazzo Chigi una riunione sull’ordine pubblico, per fare il punto sulla situazione e valutare ulteriori strumenti contro chi sfrutta manifestazioni legittime per seminare violenza e caos. Difendere i cittadini, chi vive onestamente e chi garantisce la sicurezza di tutti viene prima di ogni indulgenza verso i violenti”.
Domenica da incubo
La giornata di domenica si è incendiata nel primo pomeriggioi ieri). Piccoli gruppi di incappucciati hanno iniziato a radunarsi in San Babila prima di lanciare oggetti contro le forze dell’ordine e spostarsi in via Torino tra un miniblitz e l’altro: i teppisti hanno devastato tutto quello che hanno trovato – vetrine, auto, pensiline – lanciando pietre, sedie e petardi e poi dandosi rapidamente alla fuga per ricominciare a devastare da un’altra parte. Una guerriglia continua nel cuore della città, tra via Torino, piazza Duomo e corso Vittorio Emanuele, tra negozi saccheggiati e auto danneggiate. L’identikit generale dei responsabili è noto sin da sabato: tantissimi giovanissimi, italiani e stranieri, “quasi tutti vestiti di nero e molti travisati”, ha sintetizzato la Questura di Milano.
Scontro Piantedosi-Sala
A fare da cornice alla cronaca, il ripetuto botta e risposta tra il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e il ministro Piantedosi. “Ho l’impressione che si sia sottovalutato il momento e che le forze dell’ordine non fossero adeguate, mi sembravano tanti contro pochi”, ha detto il primo cittadino commentando i fatti di sabato. Sala ha fatto riferimento alla presenza di circa “200 poliziotti, erano pochi”. Immediata la prima replica di Piantedosi. “Il presidente Meloni con senso di responsabilità ha invitato tutti a condannare con forza le violenze di piazza e a solidarizzare con le Forze dell’ordine vittime di aggressioni ignobili. Ma dopo poche ore il Sindaco di Milano ha puntato il dito proprio contro le Forze di polizia che – secondo lui – sarebbero state in numero inadeguato per fronteggiare i tanti violenti in Piazza Duomo. È il solito riflesso naturale e istintivo di una certa sinistra radical chic che non riesce proprio a condannare i violenti senza qualche distinguo, sempre preferendo guardare a presunte responsabilità dello Stato e dei suoi rappresentanti”, ha scritto il responsabile del Viminale in un post su X.
“La colpa sarebbe della Questura, del presunto numero insufficiente di poliziotti schierati, anziché di chi ha scelto di devastare la città e aggredire le Forze dell’ordine. Rassicuro il sindaco: l’adeguatezza dei dispositivi di sicurezza viene sempre verificata a posteriori. Anche per prepararsi meglio alle sfide future, di fronte a fenomeni emergenti. Ma una cosa è valutare come prevenire meglio le violenze, un’altra è spostare l’attenzione da chi le commette”, ha affermato ancora il ministro. “La responsabilità di chi usa la violenza non può essere diluita in una polemica sul numero dei poliziotti, un’operazione di mistificazione della realtà del tutto inaccettabile. In questa occasione e come sempre i poliziotti in piazza c’erano e hanno operato bene, evitando guai peggiori. Se hanno faticato a contenere i violenti, la ragione sta nel fatto che chi indossa la divisa ha delle regole di ingaggio, ha senso di responsabilità, cerca di minimizzare le criticità e reagisce utilizzando la forza pubblica solo quando è strettamente necessario. Dall’altra parte – ha concluso Piantedosi – ci sono invece dei delinquenti buoni a nulla e pronti a tutto che vogliono solo colpire, fare del male, creare danni, salvo poi mettersi a lamentare a favore di telecamera quando ci sono le cariche di alleggerimento della polizia”.
“A Piantedosi che mi equipara alla ‘sinistra radical chic’ dico che un po’ di decenza non guasterebbe. Lavoro da 45 anni, anzi mi faccio un mazzo così da 45 anni, e non permetto a nessuno di dipingermi come uno snob sfaticato”, la risposta di Sala. “Pensi a fare la sua parte ed eviti gli attacchi personali. Ricordandogli che ieri ho condannato in modo fermo i violenti che hanno messo a ferro e fuoco Milano, gli dico che se lascia perdere le battute di cattivo gusto e intende lavorare insieme, io ci sono. Come sempre”.