L'intervento
Elogio della Ciociaria e dei “provinciali”: la sinistra della Ztl non riesce a capire il valore di questa identità
Nell’epoca di dilagante e profonda superficialità in cui viviamo, ci vuole poco ad essere penalizzati anche dal punto di vista economico rispetto a stereotipi ridicoli tante volte costruiti incredibilmente proprio da figli illustri di questa terra. “Ciociaro”, infatti, troppe volte assume connotati dispregiativi. Non solo il consigliere del Pd di Pontedera ma Massimo D’Alema che definisce “semipresidenzialismo alla ciociara” una riforma che non gli piace…
Il contributo della Ciociaria alla storia
Eppure la Ciociaria, questa porzione di territorio che va aldilà dei confini geografici attuali della provincia di Frosinone, ha dato un contributo straordinario alla storia. Sia in termini di personaggi illustri, che qui sono nati e hanno vissuto, sia perché qui si sono consumati episodi ed eventi che hanno orientato il corso dell’umanità: dallo schiaffo di Anagni alla linea Gustav, dalle guerre italiche fino alla storia tutta da scrivere preromana, le cui testimonianze architettoniche rimandano a tecniche di costruzione presenti nelle piramidi dell’America centrale millenni prima di Roma.
Una terra di Serie A con gente da Champions League
Credo che questa sia una terra di Serie A con gente da Champions League. Abbiamo gli imprenditori più in gamba della regione, una concentrazione di microimprese straordinaria e una serie di fondamentali che la rendono davvero molto solida. Risparmi bancari, altissima percentuale di case di proprietà, paesi dove non esiste lo Iacp, l’istituto autonomo case popolari…
Mi è capitato di parlare con industriali del nord che si complimentavano con le nostre maestranze, perché gli operai delle nostre zone vengono considerati tra i più produttivi d’Italia. Ma la narrazione che si inquadra perfettamente dall’ottica radical chic della grande città la descrive per quella che non è, forse perché in Ciociaria il centrodestra è storicamente maggioritario e profondamente radicato? Forse perché il nostro tipo umano è conservatore, risparmiatore, di destra e di centrodestra?
L’ostilità della sinistra Ztl e il tradimento di certe classi dirigenti
Io ci leggo da parte del mainstream la volontà di combattere “le aree interne” che in tutto il pianeta si contrappongono culturalmente e politicamente alla sinistra, che invece vince nelle grandi città. Di certo tale narrazione ha contagiato anche certe classi dirigenti della stessa Ciociaria.
La politica ci lasciò soli quando chiedevamo che si iniziasse a discutere di regione, la politica ci lascia soli quando ci si consegna al protettore di turno e le classi dirigenti non promuovono adeguatamente il territorio perché si limitano a leggere le statistiche, di cui un giorno dovremmo finalmente parlare: a volte sono assurde e sbagliate, ma pure misurano i nostri territori.
Fieri delle ciocie, ma questa terra è molto altro
Fatemi dire del termine “ciociaro”. Nell’epoca della comunicazione e dell’apparenza se la nostra terra l’avessero ribattezzata “Ciceronia” il nostro vino varrebbe di più. Invece si è insistito sulle ciocie di cui io vado fiero e che ho tatuato nel cervello ma che sono calzari presenti in tantissime comunità locali. Da Roma al nord al sud. Sono le scarpe dei contadini che sono presenti su tutto il territorio nazionale. Sono un aspetto caratteristico della nostra terra ma non ne sono il tratto distintivo ed esclusivo.
Dalle mura ciclopiche alle cattedrali
Lo sono diventate perché nessuno vuole parlare delle mura ciclopiche, di San Tommaso d’Aquino, della città dei Papi, di una zona che è stata il centro del mondo almeno tre, quattro volte nella storia. Lo è stata nell’antica Roma con Caio Mario che riorganizza l’esercito romano che conquista il mondo, lo è stata nel medioevo quando nelle nostre cattedrali i papi decidevano le sorti dei regni, lo è stata – e qui c’entra il mio libro Nella terra dei giganti – nella notte dei tempi, l’età dell’oro: le città di Saturno.
Uno dei massimi studiosi tedeschi Gregorovius arriva a dire che colpiscono di più le mura di Alatri del Colosseo anche se da noi nessuno oggi lo direbbe.
Lo spirito indomito di chi conosce la forza della propria identità
Rispetto alla sciocca uscita del consigliere di Pontedera, quello che mi conforta e non mi stupisce è lo spirito indomito di una identità pesante, che resiste all’omologazione e che si rende conto che stare in provincia è bello e conviene di più rispetto alla metropoli. Oggi siamo in tanti a capirlo. Non sono riusciti a danneggiarci i soliti battutisti da quattro soldi, né la politica romanocentrica.
Il calcio come indicatore di forza economica
Abbiamo una squadra in Serie A, con uno stadio di proprietà e che fa giocare calciatori italiani in una città di 45mila abitanti e un mare di squadre ciociare che riempiono i campionati dilettantistici del Lazio. Il calcio è un indicatore della forza economica e non a caso l’area industriale della Ciociaria è il triplo di quella di Roma. Anche per questo la politica troppe volte è stata selezionata secondo le esigenze di Roma e non della Ciociaria.
Una scelta nel territorio per il territorio
Per questo stupì tutti la scelta di Giorgia Meloni di candidarmi all’uninominale del Senato nel 2018. Non più, come spesso avviene ad altre latitudini politiche, l’ennesimo rampollo delle famiglie bene che vivono a Roma, solo originarie della Ciociaria, né il marpione dai mille partiti “Spagna o Francia basta che se magna e Roma commanna”. Una scelta coerente con la nostra gente, con la militanza, non a uso e consumo di interessi e di comparaggi che abbiamo subito nella storia dalla vicina Capitale.
L’orgoglio e la difesa delle identità di provincia
Vogliamo continuare a credere nel miracolo dell’Italia che rialza la testa e recupera il suo ruolo nel mondo grazie a Giorgia Meloni e le nostre immense e incomparabili identità locali, che insieme fanno una nazione seconda a nessuno.
La Ciociaria, che è ancora più vasta della attuale provincia di Frosinone, perché sono ciociari culturalmente tanti comuni della provincia di Roma e di Latina, ha una identità che si tramanda da millenni, cognomi che si ripetono nei suo vari luoghi, sempre gli stessi, e ha ingaggiato da anni una battaglia culturale contro un certo modo di pensare.
La levata di scudi di un popolo che si è sentito difeso e compreso proprio da Giorgia Meloni non è contro quel malcapitato di Pontedera ma contro quella concezione post moderna che vorrebbe le metropoli assorbire le province e con esse le identità.
Se nei nostri millenari comuni togli il bancomat, la farmacia e per andare a scuola devi fare 30 km al giorno la gente, i giovani sono costretti ad andarsene e tante volte a diventare un numero nella metropoli mentre qui si è sempre qualcuno. Il nemico non è Pontedera, semmai gli utili idioti della sinistra che recepiscono dal mainstream gli stereotipi di chi non molla e resta per sempre Ciociaro.
*Deputato e presidente provinciale di FdI Frosinone