Tanti anziani poche vocazioni
“Vietato morire di lunedì”: ad Adria funerali contingentati, mancano i preti
Funerali soltanto tre giorni alla settimana, orari prestabiliti e messa esequiale concentrata in un’unica fascia oraria. Ad Adria, nel Polesine, la carenza di sacerdoti costringe la Chiesa a cambiare anche l’organizzazione dell’ultimo saluto ai defunti.
Da lunedì 14 settembre non sarà più possibile concordare liberamente giorno, ora e chiesa della celebrazione. Le esequie seguiranno un calendario preciso: martedì, giovedì e sabato.
Ad Adria città i funerali saranno celebrati in cattedrale, mentre nelle frazioni resteranno disponibili soltanto alcune chiese individuate dalla diocesi.
Funerali a giorni e orari fissi
Non cambia soltanto il calendario. Anche gli orari saranno prestabiliti e non tutte le esequie prevederanno la messa.
Alle 9, soltanto in cattedrale, ci sarà la messa d’orario. Alle 10.30 e alle 14.30 sarà celebrata la Liturgia della parola, mentre la messa esequiale sarà possibile alle 15.30.
La Liturgia della parola non prevede la celebrazione eucaristica, ma comprende letture bibliche, salmo, Vangelo, omelia, preghiera dei fedeli, ultima raccomandazione e commiato.
Scompare anche l’accompagnamento del feretro al cimitero. Le richieste per organizzare il funerale dovranno inoltre essere presentate per iscritto, anche tramite WhatsApp.
Per le famiglie significa rinunciare a una libertà di scelta che fino a oggi era considerata quasi scontata.
Due parroci e un vicario per tutte le parrocchie
Dietro la decisione c’è soprattutto un problema: mancano i preti.
Per seguire tutte le parrocchie della zona pastorale di Adria sono rimasti due parroci e un vicario. Un numero che rende sempre più difficile garantire contemporaneamente funerali, messe, battesimi e le altre attività pastorali.
E quello di Adria non è soltanto un problema locale.
Negli ultimi trent’anni il numero complessivo dei sacerdoti in Italia è diminuito del 16,5 per cento. Quelli rimasti sono anche sempre più anziani: l’età media dei sacerdoti italiani ha superato i sessant’anni, mentre cresce il ricorso a preti provenienti dall’estero per coprire i vuoti lasciati dalla crisi delle vocazioni.
Il crollo delle vocazioni
A preoccupare soprattutto è ciò che accade nei seminari.
Nel 1970 gli ingressi erano 6.337. Nel 2019 erano scesi a 2.103: oltre il 60 per cento in meno in mezzo secolo. Oggi i seminaristi diocesani italiani sono circa 1.800.
Il risultato è già visibile nelle parrocchie. Sempre più sacerdoti sono chiamati a seguire contemporaneamente comunità diverse, mentre diocesi e parrocchie vengono riorganizzate e accorpate.
Il caso di Adria mostra ora una conseguenza molto concreta di questa trasformazione: quando i sacerdoti non bastano più, anche un momento delicato come il funerale deve adattarsi alla loro disponibilità.
Per ora succede nel Polesine. Ma con le vocazioni in continuo calo, i funerali a giorni e orari prestabiliti potrebbero presto non essere più un’eccezione.