Altro che pro-Putin
Trump stringe il cappio economico su Mosca: sanzioni per tutti e dazi per chi vuole il petrolio dallo Zar
La nuova legge colpisce banche, oligarchi e “flotta ombra” russa e allarga la pressione ai grandi partner energetici del Cremlino. Cina e India ora rischiano grosso
Esteri - di Alice Carrazza - 19 Settembre 2026 alle 16:05
Le ultime quarantotto ore rendono più difficile continuare a liquidare Donald Trump come un presidente semplicemente indulgente verso Vladimir Putin, una lettura che ha segnato buona parte del dibattito politico occidentale sulla sua linea per l’Ucraina. Dalla Casa Bianca sono infatti arrivate due segnali tutt’altro che concilianti verso Mosca: prima l’annuncio di «importanti progressi» verso una base permanente dell’Esercito americano in Polonia, poi la firma di una delle più ampie misure sanzionatorie approvate negli Stati Uniti contro la Russia dall’inizio del conflitto.
Il calendario aggiunge al primo annuncio un dettaglio che a Varsavia non può passare inosservato. Il tycoon ha pubblicato il suo messaggio il 17 settembre, nell’87esimo anniversario dell’invasione sovietica della Polonia. Era il 17 settembre 1939 quando l’Armata Rossa entrò da est, sedici giorni dopo l’attacco tedesco, spartendo di fatto il Paese secondo i protocolli segreti del patto Molotov-Ribbentrop. Non ci sono elementi per attribuire a Trump una scelta simbolica deliberata della data. Ma in Polonia, dove la sicurezza nazionale continua a essere letta anche attraverso quella memoria storica, la coincidenza parla da sola.
Trump: “Un passo storico”
Su Truth Social il potus ha definito la futura base «un passo storico» nei rapporti tra Washington e Varsavia e celebrando quella che ha chiamato «la nostra grande alleanza tra Stati Uniti e Polonia».
La presenza militare americana nel Paese è già consistente: circa 10mila soldati, in larga parte schierati attraverso rotazioni. Una base permanente, però, cambierebbe la natura stessa del dispositivo. Non tanto per i numeri, quanto per il segnale politico e strategico inviato lungo il fianco orientale della Nato. Poznań e Wrocław sono tra le località indicate dal ministro della Difesa polacco, anche se una scelta definitiva non è stata ancora annunciata.
Colpire il circuito economico russo
Ventiquattr’ore più tardi è arrivato il fronte economico. Trump ha firmato il Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026, la legge negoziata per oltre un anno dal senatore repubblicano Lindsey Graham, morto improvvisamente a luglio, insieme al democratico Richard Blumenthal.
Il testo colpisce lo zar, alti funzionari, oligarchi, banche e istituzioni finanziarie russe, oltre ai settori energetico e della difesa. Nel mirino entra anche la cosiddetta «flotta ombra», il sistema di petroliere che ha permesso a Mosca di continuare a vendere greggio aggirando parte delle restrizioni occidentali. Ma il passaggio più duro va anche oltre.
La legge attribuisce infatti al presidente il potere di imporre dazi fino al 100 per cento ai cinque maggiori acquirenti di petrolio e gas russi. Chissà cosa dirà ora la Francia di Emmanuel Macron?… Il bersaglio, tuttavia, restano Cina e India, i cui mercati negli ultimi anni hanno assorbito una quota decisiva delle esportazioni energetiche russe.
Non più, dunque, soltanto colpire chi vende. Washington si dota della possibilità di far pagare un conto anche a chi continua a comprare.
Un consenso ampio
Il provvedimento ha superato il Congresso con numeri che non si vedevano da tempo. Al Senato ha ottenuto 86 voti favorevoli e 11 contrari; alla Camera 262 sì e 159 no, con 58 democratici che hanno votato insieme ai repubblicani.
Lo speaker Mike Johnson ha parlato di «massima pressione» sulla macchina bellica russa. Blumenthal si è rivolto direttamente al Cremlino: «Vladimir, abbiamo il tuo numero».
Il fronte democratico, però nenache a dirlo, si è spaccato. Quasi un déjà vu che fa pensare al nostrano campo largo. Il leader della minoranza Hakeem Jeffries ha votato contro, contestando soprattutto l’ampiezza dei poteri tariffari affidati al presidente e denunciando la presenza di «scappatoie» nel testo.
La linea Trump oltre le etichette
È proprio l’accostamento tra i due dossier a rendere meno utile la caricatura di una Casa Bianca pronta semplicemente ad assecondare Mosca.
The Donald continua a sostenere la necessità di un negoziato e ha esercitato pressioni anche su Kyiv. Ma questo non coincide con un arretramento della deterrenza.
La cifra della strategia sembra stare proprio qui: trattare e premere allo stesso tempo. Più bastone che carota.