Ipocrisia sinistra
Studenti stranieri, s’allunga la lista degli smemorati di sinistra. Ma Fioroni esce allo scoperto: “Bene il governo, ci provai anche io”
Il provvedimento atteso per oggi in Consiglio dei ministri. Intanto emerge che anche il governo D'Alema affrontò il tema della concentrazione di alunni stranieri in classe
«Togliete le bandierine. Il governo fa bene. Ci ho provato anche io». A togliere un po’ di vernice ideologica dal dibattito sul tetto agli alunni stranieri nelle classi è Giuseppe Fioroni, già ministro dell’Istruzione nel governo Prodi II ed ex deputato del Partito democratico. Intervistato oggi dal Foglio, l’ex ministro non gira troppo attorno alla questione: «Non è uno scandalo ma è una norma di civiltà. Inserire un tetto è saggezza per impedire le classi ghetto».
Non esattamente il lessico utilizzato in queste ore da una parte del centrosinistra contro la proposta attesa oggi in Consiglio dei ministri, con un decreto che prevede anche il divieto di burqa e niqab in classe. Fioroni ricorda che sil tetto al 30% di studenti stranieri che non hanno piena padronanza dell’italiano «tutti i ministri ci hanno provato. Perché? Per impedire l’apartheid, la segregazione che è il contrario dell’apertura scolastica».
Fioroni rompe il fronte dem
Poi introduce il punto vero, quello amministrativo. L’obiettivo, sostiene, è condivisibile; applicarlo in modo uniforme è tutt’altra faccenda: «Nel Paese dei cento campanili realizzarlo è complesso. Bisogna lasciare libertà di scegliere dove iscrivere i propri figli». Tradotto: il problema non è stabilire se la concentrazione eccessiva di studenti stranieri possa creare classi-ghetto. Il problema è come evitarla senza costruire altre rigidità. «Mi auguro che il governo riesca. È una norma di saggezza, un requisito senza bandiera».
Ed è proprio quel “senza bandiera” a rendere più interessante la polemica scoppiata nelle ultime ore.
Mattarella tirato per la giacchetta
Dopo l’intervento di Sergio Mattarella ad Amatrice per l’inaugurazione dell’anno scolastico, diversi esponenti del Pd avevano letto le parole del capo dello Stato sulla necessità di una scuola capace di unire e non creare separazioni come una risposta indiretta alla linea dell’esecutivo di centrodestra. Il dem Francesco Boccia aveva invitato il titolare del dicastero in Viale Trastevere a fare «meno propaganda identitaria e più politica scolastica». Michele Fina, altro compañero, aveva ringraziato Mattarella per aver ricordato «quale Costituzione abbiamo». Pierfrancesco Majorino, ex eurodeputato Pd e capogruppo in Regione Lombardia, aveva parlato di «bullismo di governo» ai danni dei figli degli immigrati. La sindaca di Firenze Sara Funaro aveva infine ringraziato il presidente della Repubblica per avere messo «un fermo» a quella che definiva una «deriva».
Quando però Meloni ha ricordato che lo stesso Mattarella, da ministro dell’Istruzione, si era occupato del problema della distribuzione degli alunni stranieri, il registro è cambiato. La segretaria Elly Schlein ha accusato la premier di «tirare per la giacca il presidente della Repubblica». E di trascinarlo nella «polemica strumentale del giorno».
Ma il precedente porta la firma della sinistra
La storia della sinistra però racconta altro: il tema delle classi con una presenza predominante di studenti stranieri non nasce con la destra a Chigi. Nel 1999, durante il governo D’Alema, il regolamento attuativo della disciplina sull’immigrazione stabiliva che la ripartizione degli alunni stranieri dovesse avvenire «evitando la costituzione di classi» nelle quali la loro presenza risultasse predominante. Presidente del Consiglio era Massimo D’Alema, vicepresidente proprio Mattarella. Nel governo sedevano, tra gli altri, Luigi Berlinguer all’Istruzione, Livia Turco alla Solidarietà sociale, Rosy Bindi alla Sanità e Pierluigi Bersani all’Industria, come ben ricorda Libero. Circolari in questo senso sono state poi diramate anche sotto i governi Letta e Conte II, con i ministri Maria Chiara Corrazza e Lucia Azzolina.
Nomi e stagioni politiche diverse, ma una questione sorprendentemente simile.
La memoria corta del Pd
È per questo che le parole di Fioroni pesano più delle polemiche delle ultime ventiquattr’ore. Non perché chiudano il dibattito sulla misura del governo — modalità, percentuali e applicazione restano materia politica — ma perché ricordano un fatto elementare: prima di stabilire che una proposta appartenga alla destra o alla sinistra, conviene controllare chi l’aveva già messa nero su bianco.
A volte basta aprire gli archivi.