Camici rossi
Senegalese evita il Cpr e il rimpatrio grazie al certificato medico: finisce accusato di molestie a 7 donne
Doveva essere espulso e trasferito in un Cpr. Ma una certificazione sanitaria lo dichiara “inidoneo alla vita in comunità ristretta”. Il trasferimento salta. E, secondo gli atti ricostruiti da La Verità, la sequenza di molestie attribuite al trentenne senegalese Ibrahima D. prosegue. Alla fine saranno sette le donne coinvolte nelle contestazioni.
È uno dei casi raccontati dal quotidiano nell’inchiesta della Procura di Ravenna sulle certificazioni sanitarie per l’ingresso nei Centri di permanenza per i rimpatri.
Per Ibrahima, La Verità ricostruisce una serie di episodi nella zona di Ravenna. Il 12 gennaio 2026, quando le molestie contestate sarebbero già cinque, viene sottoposto alla visita necessaria per il possibile trasferimento in un Cpr. Il certificato parla di “psicosi Nas, seppure con sintomatologia in remissione” e lo dichiara incompatibile con la vita in una comunità ristretta.
Niente Cpr, il senegalese diventa il terrore delle donne di Ravenna
Niente Cpr, dunque. Ma la storia continua. Il giorno successivo, riferisce il quotidiano, ci sarebbe un’altra molestia. Il 15 gennaio una lavoratrice delle pulizie della stazione racconta di essere stata avvicinata e palpeggiata. Le telecamere avrebbero documentato anche altri approcci alle donne.
Alla fine il giudice conta sette episodi e per il senegalese viene disposto il trasferimento in una Rems.
La Verità racconta anche un secondo caso, quello del gambiano Mustapha S., da tenere distinto dal primo. Anche lui destinatario di espulsione, non viene inizialmente dichiarato idoneo al Cpr: nella sua vicenda entrano in gioco un problema al ginocchio e la necessità di escludere la scabbia.
È proprio sulle certificazioni che si concentra l’indagine della Procura. Secondo La Verità, sono sette i medici coinvolti nell’inchiesta. Tra gli elementi contestati figura anche l’utilizzo di un modello prestampato che non sarebbe stato compilato integralmente nell’indicazione delle condizioni di inadeguatezza del Cpr.
Il risultato è un caso destinato a far discutere: un uomo già destinatario di espulsione e accusato di ripetute molestie non viene trasferito nel Cpr per ragioni sanitarie e, secondo la ricostruzione degli atti, torna poco dopo a molestare. Sulle eventuali responsabilità dei sanitari, invece, sarà l’inchiesta a fare chiarezza.
FOTO ANSA/MASSIMO PERCOSSI