Intervista esclusiva
Legge anti-kebab: uno strumento per «tutelare i borghi storici, valorizzare la nostra identità e riconoscere centralità alle eccellenze del territorio». Parla Acquaroli
Il governatore delle Marche racconta al Secolo il provvedimento pensato che sostiene le eccellenze locali: dai prodotti enogastronomici alle attività artigiane e manifatturiere. L'iniziativa piace alle associazioni di categoria e per alcuni è già un modello da replicare in altre regioni
Politica - di Giovanna Ianniello - 22 Settembre 2026 alle 09:00
Può diventare un modello nazionale la legge varata dalla Regione Marche e fortemente voluta dal Presidente Francesco Acquaroli. Obiettivo del provvedimento è difendere il made in Italy preservando i borghi e i centri storici dei comuni e attraverso la valorizzazione delle eccellenze del territorio, in termini di prodotti e di attività commerciali. E mettendo un freno al moltiplicarsi di attività estere, a partire dai negozi etnici ormai presenti in numero consistente in tutti i comuni italiani. Il Secolo d’Italia ne ha parlato direttamente con il governatore di Fratelli d’Italia, Acquaroli.
Presidente Acquaroli, la giunta della Regione Marche ha varando un legge volta a tutelare la vendita dei prodotti tipici territoriali e le attività storiche. Per semplificare la vostra norma è stata ribattezzata “anti-Kebab”, in cosa consiste il provvedimento?
Il provvedimento tutela i borghi storici, le aree centrali delle nostre cittadine, perché riteniamo fondamentale una strategia commerciale volta a valorizzare la nostra identità, le nostre specialità enogastronomiche, le nostre realtà artigianali e manifatturiere che rischiano, da essere motivo di attrazione e di peculiarità, di perdere la loro centralità dal punto di vista urbano e dal punto di vista socio-economico, con tutto un fenomeno derivante anche dallo spopolamento dei borghi e dalla denatalità. Quindi il Comune può scegliere di dedicare, per alcune aree particolarmente significative che rappresentano luoghi di attrazione sociale e turistica, una tutela commerciale e dare degli indirizzi. È uno strumento che sicuramente è stato molto apprezzato.
Altre regioni stanno pensando a provvedimenti analoghi partendo dal vostro esempio. A che punto è l’iter di approvazione?
La legge è stata approvata in Consiglio regionale. Già i primi Comuni stanno lavorando a dei regolamenti. Ad esempio Ascoli Piceno, che la scorsa settimana ha approvato un provvedimento in questo senso e credo che possa diventare anche un punto di riferimento per chi voglia percorrere questo percorso.
Alcune importanti associazioni di categoria, come Confartigianato ha rivolto un plauso all’iniziativa. Che risposta avete avuto dal territorio?
Sono state tante le associazioni di categoria, e le ringrazio, che ci hanno difeso contro quelli che hanno cercato di fare strumentalizzazione, e che hanno compreso il valore e l’obiettivo di questa legge. Ma devo dire che è stato un coro unanime, anche tra i cittadini, di ringraziamenti e plausi all’iniziativa.
La valorizzazione dei borghi, delle comunità e delle eccellenze locali e in generale del made in Italy rappresenta una priorità del governo Meloni. È anche una priorità della sua amministrazione?
Certamente, lo è perché ci crediamo profondamente e perché è una priorità del governo Meloni. Rappresenta una visione, chiaramente, della società e dell’economia, che tutela la nostra identità e la nostra autenticità, quello che siamo stati e che vogliamo continuare ad essere, è ciò che piace dell’Italia e che, nell’epoca della globalizzazione, dobbiamo continuare a proteggere e valorizzare.
È giusta la strada tracciata dal governo Meloni, perché se noi smettiamo di tutelare e promuovere ciò che ci distingue rischiamo di essere assimilabili, di diventare un prodotto meramente commerciale che chiaramente perde la sua unicità e quindi appeal. E invece noi abbiamo tanto da dire, da raccontare, da offrire, lo vediamo anche nelle Marche dove abbiamo avviato politiche di valorizzazione sulle eccellenze del territorio e dei borghi. E infatti cresce il turismo, cresce l’export agroalimentare, cresce l’attrattività immobiliare da parte di stranieri, e si stanno avviando tanti progetti di riscoperta del territorio, del saper fare, dell’artigianato e dei prodotti di qualità.
Lo scorso anno è stato rieletto alla guida della Regione: quale futuro ha in mente per le Marche e quali sono le sue tre priorità?
Le tre priorità sono sicuramente i giovani, costruire un ecosistema che riesca a dare loro nelle Marche le prospettive per qui costruire il proprio futuro, la sanità, nella piena e totale attuazione della riforma che abbiamo messo in campo per riportare i servizi sanitari sui territori e più vicini ai cittadini, e lo sviluppo – economico, infrastrutturale, turistico – insomma continuare a perseguire la visione per la quale abbiamo lavorato, una Regione più forte, più competitiva, più all’avanguardia.