Caos al Nazareno
Schlein, altro che primarie e leadership del centrosinistra: la segretaria con mandato in scadenza rischia di essere “un’abusiva”
Elly regina senza corona? A Bonaccini e Statuto l'ardua sentenza. Ma intanto, alla festa di Avs, la numero 1 del Nazareno sogna già il primo Cdm del Campo largo, pur rischiando di rimanere senza poteri e tra l'incubo di un congresso e le manovre di cespugli e centristi
Elly Schlein si presenta alla festa di Avs con gli ami-nemici del campo al gran completo e tra sorrisi di circostanza e un occhio alle spalle, si mostra fiera e sicura, al punto di sbilanciarsi parecchio in avanti sul futuro. Sì perché partecipando alla festa di Alleanza Verdi e Sinistra insieme a Conte, Fratoianni e Bonelli, la segretaria del Pd arriva a spingersi fino a vagheggiare già le prime mosse dell’ipotetico esecutivo del Campo largo di là venire… E se mai dovesse arrivare…
Elly Schlein in scadenza: la segretaria del Pd vicina alla fine dell’incarico
«Sarà un primo consiglio dei ministri lungo», dichiara allora con spavalderia. Promettendo subito salario minimo e congedo paritario. Un bell’esercizio di fantasia, se non fosse che, mentre a sinistra si dividono le poltrone di un governo che non c’è, al Nazareno si rischia di rimanere senza una segretaria pienamente legittimata… Come rivelato oggi da Il Giornale, infatti, dietro i proclami trionfalistici della leader dem si nasconde in realtà un’insidia di non poco conto: il suo mandato è formalmente in scadenza dal 12 settembre. Dunque, per i commilitoni del Pd il rischio concreto è quello di ritrovarsi senza un generale. O meglio: con una “segreteria abusiva”.
La biforcazione possibile: congresso o proroga
Certo, qualcuno potrebbe obiettare che la questione è di pura forma statutaria. Ma in realtà il caso e il suo tempismo non da poco adombrano pesanti conseguenze politiche. E perché è presto detto: l’articolo 8 dello Statuto del Pd stabilisce che il presidente dell’Assemblea nazionale debba indire le nuove elezioni sei mesi prima della fine del mandato. Essendo la Schlein in carica dal marzo 2023, il presidente Stefano Bonaccini dovrebbe convocare a breve l’assise per decidere la strada da seguire: aprire subito la fase congressuale o concedere una deroga.
O meglio: lo Statuto ufficiale del Pd stabilisce all’articolo 8 che il mandato del segretario nazionale dura quattro anni. E che il presidente dell’Assemblea nazionale indice l’elezione sei mesi prima della scadenza del mandato. Schlein è stata eletta segretaria il 12 marzo 2023. Di conseguenza, scadenza del mandato: 12 marzo 2027;
termine dei sei mesi precedenti: 12 settembre 2026.
Schlein, Bonaccini, dovrebbe convocarla per stabilire il da farsi
Scrive Il Giornale: «Per capire la ragione per cui fra qualche giorno Schlein si potrebbe trasformare in una segreteria abusiva, senza più i pieni poteri, bisogna consultare lo Statuto dei democratici. Che all’articolo 8, comma 2, recita così: “Il presidente dell’Assemblea nazionale indice l’elezione dell’Assemblea e del segretario nazionale sei mesi prima della scadenza del mandato del segretario in carica”. Schlein è diventata segretaria del Pd il 12 marzo del 2023. Senonché entro domenica il presidente dell’Assemblea, Stefano Bonaccini, dovrebbe convocarla per stabilire il da farsi. Due gli scenari: o il congresso. Oppure Schlein potrebbe chiedere una deroga per posticipare l’assise a dopo l’apertura dei seggi delle elezioni politiche».
Elly abusiva? Come uscirne?
Va da sé che, in un partito senza una rotta chiara, l’ipotesi del congresso spaventa il cerchio magico della segretaria, intenzionata a blindare la leadership e a guidare la coalizione alle prossime politiche. Tanto che, al momento, le truppe dem restano precauzionalmente silenti, e si guardano bene dal pronunciare l’editto proroga che danno in realtà per scontato a tutela di primarie e scelta della leadership del Campo largo. Dunque? Stante che, come sottolinea il quotidiano milanese, «l’idea di posticipare il congresso sia nella cose. D’altro canto, chi si confronta assiduamente con la segretaria le fa notare che senza una proroga del suo mandato qualsiasi atto potrebbe essere impugnato.
«Figurarsi la formulazione delle liste lei da abusiva», scherzano alcuni dirigenti in Transatlantico», l’unica via d’uscita rimane la richiesta di una proroga. Probabilmente di un anno. E da far approvare a maggioranza assoluta dall’Assemblea nazionale. Senza questo passaggio, qualsiasi atto politico o scelta strategica – a partire appunto dalla composizione delle liste elettorali – rischierebbe di essere impugnato e bollato come privo di validità.
E intanto cespugli cattolici e Ruffini lavorano ai fianchi…
E nel frattempo, va detto che i fermenti interni non accennano a placarsi. L’area centrista e riformista ha già fiutato anche solo l’idea di una debolezza della leadership. Tra l’attivismo dell’associazione “Più Uno” di Ernesto Maria Ruffini e le manovre a largo raggio dei cespugli del mondo cattolico, si lavora per alzare la posta e pesare di più sui futuri equilibri. Una bella grana per Elly a cui varrebbe la pena di consigliare che prima di stilare i dettagli di un lunghissimo Cdm da incubo per gli italiani, che farebbe bene a fare i conti con lo Statuto di casa sua. Visto che il rischio che si adombra a breve gittata per lei, è quello di finire sfrattata ancor prima di aver aperto il cantiere…