Alle commemorazioni del 2023
Saluti romani per Ramelli, la Procura di Milano chiede l’archiviazione per 18 militanti di destra: non è reato
Svolta nell’inchiesta sui saluti romani durante la commemorazione di Sergio Ramelli a Milano. Per 18 militanti di destra indagati dopo il corteo del 2023 la Procura ha chiesto l’archiviazione. Ne dà notizia Repubblica Milano.
Una decisione destinata a riaccendere il dibattito sui saluti romani e sui limiti fissati dalla legge Scelba. A Milano la Procura ha chiesto di archiviare la posizione di diciotto militanti finiti sotto indagine per i gesti compiuti durante la commemorazione di Sergio Ramelli. Il giovane militante del Fronte della Gioventù venne aggredito sotto casa il 13 marzo 1975 da militanti di Avanguardia Operaia e morto dopo settimane di agonia il 29 aprile, a soli 18 anni.
La vicenda risale al corteo milanese del 2023. Secondo quanto riportato da Repubblica Milano, la richiesta di archiviazione è stata avanzata dal pm Gobbis e accolta dalla gip Rossana Mongiardo.
Le due motivazioni della Procura sui saluti romani
Il ragionamento alla base della decisione poggia su due punti. Da un lato, non emergerebbero elementi concreti tali da far ritenere messo in pericolo l’assetto democratico della Repubblica attraverso un’ipotetica ricostituzione del partito fascista. Dall’altro, il saluto romano compiuto in quella specifica occasione non sarebbe da interpretare come un gesto di intolleranza o discriminazione, bensì come una forma di commemorazione.
Nei cortei dedicati a Ramelli, ha spiegato il pm, non viene ricordato un leader di partito ma un giovane ragazzo, vittima di un omicidio politico, senza che siano mai emerse azioni riconducibili alla sovversione.
Una giurisprudenza altalenante
Sul tema delle manifestazioni per Ramelli si sono susseguite negli anni sentenze di segno opposto. La Corte d’Appello di Milano, a luglio, aveva confermato l’assoluzione di ventitré imputati per il corteo del 2019, mentre per l’anno precedente erano state confermate, sempre in secondo grado, tredici condanne a quattro mesi.
Due anni fa era intervenuta anche la Cassazione a Sezioni Unite, che aveva indicato ai giudici di merito di valutare, caso per caso, l’eventuale pericolo concreto di riorganizzazione del partito fascista, così da poter applicare la legge Scelba del 1952.