Gli alibi per la bomba
Ranucci da ‘santo subito’ a traffichino? Ora spuntano le chat tra le fidanzate che lo inguaiano
Chat segrete tra le due donne legate a Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci, colpi di scena, ritrattazioni. L’affaire che vede coinvolto l’ex conduttore di Report, che la sinistra ha eretto a paladino della libertà di stampa, si ingrossa. Nulla di penalmente rilevante per ora. “Soltanto” nuove ombre sul giornalista che nel tour per presentare il suo libro non esclude una discesa in campo (“se mi cacciano dalla Rai…”).
Ranucci, spuntano le chat tra la fidanzata e la compagna di Lavitola
Un lungo articolo su Libero firmato da Giacomo Amadori ricostruisce i messaggi tra la compagna del faccendiere arrestato con l’accusa di essere il mandante dell’attentato a Ranucci, Natalia Potenza, e la fidanzata del giornalista, Laura Cianfoni. Chat che fanno pensare che i due utilizzassero le fidanzare per scambiarsi informazioni. E, quel che è peggio, che i due ‘amici’ si fossero messi d’accordo sull’alibi da fornire agli inquirenti. Tradita da Lavitola l’ex compagna avrebbe deciso di raccontare “tutto” ai magistrati. E – come sottolinea il suo legale Giuseppe Cavallaro – sostiene di avere molto materiale a supporto di quanto ha deciso di rivelare.
Le ricostruzioni di Libero e i messaggi che inguaiano l’ex conduttore di Report
Ma vediamo cosa ricostruisce dettagliatamente il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti. In un messaggio che Natalia Potenza ha ricevuto alle 4 e 12 minuti del mattino del 5 luglio da “Laura fidanzata Ranucci” trova allegata l’ordinanza di arresto degli esecutori materiali dell’attentato contro Ranucci. Una misura eseguita il 30 giugno. Tempistica curiosa. Proprio la notte prima i carabinieri avevano perquisito la casa di Lavitola per otto ore notificandogli l’accusa di essere il mandante della bomba. Poi un nuovo messaggio alle 4,27 in cui è evidenziato in giallo il il nome di Corrado. E l’intercettazione in cui uno degli arrestati, Pellegrino D’Avino, dice: “Quello ha detto a quello che non dobbiamo proprio farlo arrivare a Corrado… se fai il gioco così”. Dai messaggi sembrerebbe che Ranucci e Lavitola abbiano usato le rispettive donne come canale per scambiarsi materiale utile a costruire la versione per gli inquirenti sul mandante della bomba.
Il giallo sul nome Corrado e gli scambi tra il giornalista e il faccendiere
Giallo anche sul nome di Corrado. Tre giorni prima Ranucci aveva detto ai magistrati: “Ho trovato un collegamento nella zona di Rovigo, dove si svolge la vicenda del cantiere (la famosa inchiesta citata più volte da Ranucci come possibile fattore scatenante dell’attentato, ndr), che è tale Corrado Moccia. Ma tuttavia non trovo un preciso nesso”. Ai giornali invece aveva dichiarato che Corrado era anche il nome in codice di un ex appartenente ai Servizi segreti. E, in un’altra occasione, aveva detto: “Ma andassero a cercare chi cazzo è questo Corrado…». Poi, come è già noto, dopo la perquisizione c’è la telefonata di due ore tra Ranucci e Lavitola su Signal. Ma non basta – continua Libero – intorno a mezzanotte Daniele Autieri, un inviato di Report, scrive a Lavitola: “Ciao Valter mi ha chiamato Sigfrido mi ha detto che i carabinieri sono venuti da te? Ci vogliamo sentire?”.
Lavitola: è il giornalista più potente, più vicino ai giudici
Poi il faccendiere e il conduttore si mettono in contatto direttamente. E scelgono le compagne come link per condividere l’ordinanza degli esecutori materiali. In un’intercettazione successiva Lavitola dice a un amico imprenditore: «Siamo stati due ore e mezza o più al telefono. Mi ha chiamato lui (Ranucci, ndr) e mi ha mandato dei documenti. Mi ha dato molte informazioni. Mi ha aiutato a chiarire le cose…”, prosegue Lavitola che definisce Ranucci “incazzato nero”. “Ora – dice ancora – spero che continui a fare questo. È il giornalista più potente, più vicino ai giudici che c’è in Italia”.
L’avvocato di Potenza: cercavano tanti alibi possibili
Tante le domande in cerca di risposta. Perché l’ex conduttore di Report, da ‘vittima’, ha deciso di mandare a Lavitola quell’atto giudiziario? L’avvocato che assiste Natalia Potenza riferisce che la donna sostiene che fossero d’accordo. “In quella telefonata i due amici si sono inventati tanti possibili alibi”. Ci sono prove? “Più di una. Un intero libro”, risponde Cavallaro. Potenza sarebbe stata presente alla telefonata in cui Ranucci e Lavitola “discutevano degli alibi da fornire insieme sui loro rapporti”. Adesso sarebbero in arrivo rivelazioni importanti.