Tutti i numeri
Quattro anni di lotta alle mafie: dal modello Caivano ai 130 latitanti arrestati, lo Stato si riprende il territorio in difesa della legalità
Dal giro di vite sulla criminalità minorile alla caccia ai grandi latitanti. Il governo Meloni riafferma la sovranità della legge contro ogni zona franca
Il ripristino della legalità, la difesa dei cittadini onesti e la fine della tolleranza verso chi considera i territori della Repubblica come proprie “zone franche”. L’azione del governo guidato da Giorgia Meloni sul fronte della sicurezza interna rappresenta una netta inversione di tendenza rispetto al passato. Una strategia organica che ha trovato il suo manifesto politico e normativo nel Decreto Caivano, ma che si salda a una spietata ed efficace lotta al grande crimine organizzato, culminata in storici successi nella cattura dei latitanti.
Il “modello Caivano” e la responsabilizzazione delle famiglie
130 milioni di euro: È il valore complessivo del bando destinato alla ristrutturazione totale e alla messa in sicurezza di 750 alloggi popolari all’interno del Parco Verde, un intervento volto a riqualificare strade, marciapiedi, aree verdi e locali commerciali rimasti nell’abbandono per oltre quarant’anni. 52 milioni di euro: La somma complessiva sbloccata dal Consiglio dei Ministri per finanziare il piano straordinario di interventi urgenti del Commissario straordinario. Il fondo unisce i 30 milioni iniziali stanziati a ridosso del decreto a un ulteriore incremento di 22 milioni per la rigenerazione urbana e la cessione di immobili pubblici alle associazioni del terzo settore. Altri 180 milioni di euro sono lo stanziamento derivante dai Fondi di Sviluppo e Coesione (FSC) sbloccato dall’esecutivo per esportare la strategia di riqualificazione delle periferie degradate del “modello Caivano” in altre realtà urbane complesse della penisola.
La fine delle grandi latitanze: lo Stato non tratta più, 130 grandi arresti
L’inasprimento del 41 bis
Il governo Meloni considera il regime carcerario duro del 41-bis un caposaldo imprescindibile della lotta alla criminalità organizzata. La linea dell’esecutivo è improntata alla “tolleranza zero”, escludendo qualsiasi ipotesi di ammorbidimento della misura. La sorveglianza interna viene affidata in via esclusiva al GOM (Gruppo Operativo Mobile) della Polizia Penitenziaria per elevare gli standard di sicurezza ed evitare capillarmente scambi di messaggi con l’esterno. In stretta connessione con il 41-bis, il primo atto normativo del governo Meloni è stato il decreto-legge per salvare e confermare l’ergastolo ostativo. La norma ha introdotto criteri estremamente rigidi e stringenti per l’accesso ai benefici penitenziari e alle misure alternative per i condannati per reati di mafia che non collaborano con la giustizia, blindando di fatto la detenzione a vita.