Le Case editrice restano fuori
“Più Libri Più Liberi” contro i pregiudizi, ma Passaggio al Bosco e Idrovolante restano fuori per un cavillo tecnico. Scatarzi: «Un teatrino ridicolo»
Per due errori procedurali, sulla tempistica di presentazione della domanda e sugli spazi disponibili in fiera, non prenderanno parte alla storica kermesse nazionale della piccola e media editoria le due case editrici che lo scorso anno l'intellighenzia voleva cacciare dalla rassegna. Dove non arriva il patentino antifascita, arriva la 'burocrazia'...
Torna a Roma, dal 4 all’8 dicembre, la venticinquesima edizione di “Più Libri Più Libri”, la fiera nazionale della piccola e media editoria salita agli onori delle cronache negli ultimi due anni per le polemiche innescate da certa parte dell’intellighenzia progressista che non ha gradito la presenza di alcune case editrici di opposto pensiero politico-culturale e per la richiesta dell’Associazione Italiana Editori, organizzatrice dell’evento, della sottoscrizione obbligatoria per ogni editore che aspirasse ad avere uno stand, del soprannominato “patentino antifascista”, pena l’esclusione dalla fiera.
Il dietrofront dell’AIE e l’esclusione di Passaggio al Bosco e Idrovolante.
Sebbene l’Associazione Italiana Editori, travolta dalle polemiche, abbia fatto un successivo passo indietro sull’obbligatorietà della sottoscrizione del documento richiamante i valori “antifà”, sono rimaste fuori dall’edizione 2026 della manifestazione proprio le due case editrici la cui presenza ha fatto venire il mal di pancia alla sinistra: Passaggio al Bosco, che – secondo quanto si apprende direttamente della casa editrice – ha consegnato la domanda solo dopo il passo indietro dell’AIE ma oltre i termini di presentazione, e Idrovolante, che nelle passate edizioni partecipava come ospite dello stand di un’altra realtà editoriale e che quest’anno, presentatasi autonomamente, è stata cassata dalla lista degli ammessi.
Morale della favola: Passaggio al Bosco e Idrovolante quest’anno non saranno alla fiera e quanti negli ultimi anni avevano chiesto l’esclusione di alcune case editrici considerate di destra possono tornare a dormire tranquilli. A coloro che pensano male, invece, viene spontaneo dire che la ragione, più che di “metodo” sembra essere di “merito”, visto che entrambe le realtà editoriali non appartengono al ‘circoletto intellettuale’ della “gauche caviar”. Una assenza che pesa e che va a discapito di ogni pluralismo e oltre ogni possibilità di confronto.
“Se guardi meglio cosa vedi?”. Predicare bene e razzolare male
A fronte dell’esclusione delle due case editrici identitarie, fa ancor più riflettere la suggestione e il messaggio che i coordinatori della fiera, Paolo Di Paolo e Giorgio Zanchini oltre alle scrittrici Licia Troisi e Nadeesha Uyangoda, hanno scelto per l’edizione 2026: il contrasto al pregiudizio.
“Se guardi meglio cosa vedi?” è la domanda provocatoria che “Più Libri Più Liberi” rivolge al proprio pubblico e intorno alla quale ruoteranno i dibattiti della manifestazione. Coincidenza, tentativo di riabilitarsi o solo un pizzico di coda di paglia? Nessuno può saperlo, ma non è tutto.
Anche il manifesto di quest’anno, firmato nientemeno che dall’artista italiana Pax Paloscia, richiama al concetto di scoperta dell’altro e invita “ad osservare la vita senza pregiudizio, senza etichette, lasciandosi attraversare da una verità che può svelarsi solo agli occhi di un osservatore attento”.
Una possibilità di disvelamento che non è concesso alle case editrici non allineate, si intende: a giudicare da quanto accaduto, verrebbe quasi da pensare che sia meglio evitare la loro presenza e i loro libri metterli all’indice o lasciarli fuori da fiere e scaffali. Su di loro, infatti, il pregiudizio resta e se non basta allora va bene anche l’etichetta con su scritto “fascista” che chiude bocche e cancelli.
Passaggio al Bosco, Scatarzi: “Ci sarebbe da ridere se non fosse una cosa seria”
A commentare a Il Secolo d’Italia la narrazione scelta per l’edizione 2026 di “Più Libri Più Libri” è stato Marco Scatarzi, editore di Passaggio al Bosco: “Lo slogan scelto dalla direzione sembra parodia: ci sarebbe da ridere, se non fosse una cosa seria”. Ha poi spiegato: “Cosa capiamo? Parlano i fatti: censura preventiva, pensiero unico dominante, incapacità di accettare le idee non allineate, pregiudizio ideologico e faziosità imposta. La doppia morale di una certa sinistra è plasticamente in atto: da una parte livellano, dall’altra giustificano l’epurazione come atto di libertà. Non contenti, fanno addirittura la morale agli altri. Un teatrino ridicolo”.
Chi può dargli torto si faccia pure avanti. Nel frattempo, riprendendo il filo conduttore del manifesto della fiera, viene da chiedersi: a guardar bene, cosa si vede in questa storia? La risposta va da sé: si vede solo il solito, vecchio ‘doppiopesismo’ tanto caro alla sinistra. Insomma, davvero niente di originale.