Approvata in Commissione
Riforma Rai, primo passo al Senato. FdI: “Sanato il vulnus della legge Renzi”. Sinistra sulle barricate
Servizio pubblico moderno, libero e plurale. Si potenzia il Parlamento e si depotenzia il Governo. Ma a sinistra prevalgono ugualmente le isterie. Ma quando era al governo ha difeso lo status quo. Provvedimento in aula la prossima settimana
Un primo passo verso la riforma della Rai. La maggioranza plaude, l’opposizione impazzisce. Si sono concluse le votazioni degli emendamenti al disegno di legge all’esame dell’8/a Commissione Ambiente e Lavori pubblici del Senato. Come spiega il senatore di FI, Roberto Rosso, dopo una riunione con i capigruppo, il presidente La Russa è stato informato che che martedì prossimo ci sarà il voto per il mandato al relatore in commissione. “La riforma della Rai” arriverà nell’Aula del Senato “a novembre”. Così il presidente del Senato al termine della conferenza dei capigruppo.
La sinistra protesta, ma quando era al governo non ha voluto riformare la Rai
“Si tratta di un passaggio storico”, spiegano in una nota i componenti di Fratelli d’Italia in Vigilanza Rai. Si sana finalmente un vulnus “aperto oltre dieci anni fa con la legge Renzi. E che il centrosinistra quando era al governo non ha mai voluto riformare. Questa riforma ci restituisce un servizio pubblico radiotelevisivo moderno, libero e finanziariamente sostenibile”. Con questo provvedimento viene definitivamente smantellata “la principale distorsione della legge Renzi del 2015: una norma verticistica e invasiva che, a seguito dell’approvazione dell’European Media Freedom Act (Emfa), rischiava di collocare la legislazione italiana sul servizio pubblico ai confini del quadro regolatorio europeo”.
La nota dei componenti di FdI in Vigilanza Rai prosegue anche sul fronte del capitolo canone. “Abbiamo recepito le raccomandazioni giunte da Bruxelles: grazie alla nuova legge, la Rai avrà finalmente la certezza delle proprie risorse. Che non potranno in alcun modo essere decurtate dallo Stato senza una preventiva e adeguata compensazione finanziaria. Questo vincolo virtuoso – spiegano- metterà l’azienda al riparo dalle oscillazioni politiche di bilancio; garantendo una programmazione finanziaria solida e di lungo periodo”. Per cui le isterie della sinistra (“Sarà sempre TeleMeloni e amenità varie) appaiono ora più che mai grottesche.
FdI: La sinistra si straccia le vesti per mantenere lo status quo
Il motivo è bene spiegato: “In queste ore stiamo assistendo allo spettacolo grottesco di un’opposizione che si straccia le vesti pur di difendere lo status quo. È bene ricordare agli italiani, però, che il Partito Democratico sta protestando contro il superamento di una legge che loro stessi hanno scritto, approvato e blindato a proprio uso e consumo. E che persino il Movimento 5 Stelle, nei suoi anni trascorsi al governo del Paese, si è guardato bene dal voler sfiorare o modificare anche solo minimamente”.
Si potenzia il Parlamento e si depotenzia il Governo
Morale della favola. “La Rai la riforma, con coraggio e senso delle istituzioni, la coalizione di centrodestra; a sinistra lasciamo volentieri le chiacchiere, le fake news e i piagnistei”. Alla sinistra che strilla contro la presunta TeleMeloni si fa notare tutta la contraddizione del mondo. Infatti, nel merito- spiega la nota- “è ridicolo parlare di tentativi di controllo governativo quando la riforma stabilisce esattamente il contrario di quanto previsto dalla vecchia legge targata Pd. Con le nuove norme, non sarà più l’esecutivo a decidere l’Amministratore Delegato in solitaria; bensì il Consiglio di Amministrazione nella sua piena ed esclusiva autonomia statutaria”.
“Ricordiamo i numeri e i pesi della nuova governance, che parlano chiaro: il Parlamento esprimerà 4 consiglieri su 7. 1 consigliere sarà indicato direttamente dai dipendenti dell’azienda, mentre il ministero dell’Economia e delle Finanze, nella sua veste tecnica di azionista pubblico, ne designerà soltanto 2. Conti alla mano, il Governo si troverà in una netta minoranza numerica all’interno del CdA. Abbiamo riportato il Parlamento e la rappresentanza dei lavoratori al centro della televisione pubblica, liberandola da quell’imbuto governativo voluto dalla sinistra”. Si va verso l’apertura di una nuova stagione per la Rai: “più pluralismo, più autonomia editoriale, più stabilità industriale”.