Effetto Meloni
Ora gli scafisti evitano la rotta italiana (-55% nel 2026): i dati Frontex che zittiscono gufi e sciacalli
Crollano gli arrivi irregolari sulla rotta che interessa direttamente l’Italia: nei primi otto mesi del 2026 gli attraversamenti nel Mediterraneo centrale sono diminuiti del 55%, fermandosi a circa 19.400.
Un risultato che premia la strategia perseguita dal governo Meloni sul fronte dell’immigrazione: contrastare le partenze e i trafficanti e, contemporaneamente, rafforzare la cooperazione con i Paesi africani di origine e transito.
A certificarlo è Frontex, che riconduce la diminuzione registrata sulle principali rotte anche alla cooperazione con i Paesi partner e alle misure preventive adottate negli Stati di partenza. Il calo riguarda l’intera Unione europea: da gennaio ad agosto gli attraversamenti irregolari delle frontiere esterne sono stati poco meno di 75mila, il 35% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il dato del Mediterraneo centrale assume quindi un peso particolare per l’Italia: il -55% arriva nonostante le persistenti condizioni di instabilità nel Nord Africa e rafforza la linea che il governo Meloni ha portato anche in Europa, puntando sulla dimensione esterna della politica migratoria e sul controllo delle frontiere.
Frontex: controlli e cooperazione frenano le partenze
La stessa Frontex lega il calo registrato sulle principali rotte alla «costante cooperazione con i Paesi partner» e alle misure preventive adottate nei principali Stati di partenza.
La tendenza è proseguita anche in piena estate. Nel solo agosto sono stati rilevati circa 10.700 attraversamenti, il 38% in meno rispetto all’agosto 2025, nonostante i mesi estivi siano tradizionalmente quelli di maggiore pressione.
Mediterraneo orientale e centrale restano comunque le due direttrici più utilizzate e insieme rappresentano quasi il 60% degli ingressi irregolari rilevati nell’Ue.
Mediterraneo centrale, arrivi giù del 55%
La Libia resta il principale punto di partenza sulla rotta del Mediterraneo centrale, con circa due terzi degli arrivi, davanti ai corridoi algerino e tunisino.
Secondo Frontex, a frenare le partenze hanno contribuito le operazioni di controllo, le campagne di detenzione e i rimpatri attuati dalle autorità di Libia e Tunisia. Le principali nazionalità rilevate sono bengalese, somala e algerina.
Il dato assume un rilievo particolare per l’Italia, perché proprio il Mediterraneo centrale è stato negli ultimi anni uno dei principali fronti della pressione migratoria. La forte contrazione degli attraversamenti arriva mentre il Nord Africa continua ad attraversare fasi di instabilità e conferma il peso assunto dalla cooperazione con i Paesi di transito e dalle iniziative volte a bloccare le partenze e contrastare le reti dei trafficanti.
La rotta orientale resta la più frequentata
Il Mediterraneo orientale registra invece il maggior numero assoluto di attraversamenti: oltre 24.200 da gennaio ad agosto, in calo del 25% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Particolarmente attivo rimane il corridoio dalla Libia all’isola greca di Creta. A luglio il confine terrestre con la Turchia ha superato le isole dell’Egeo per numero di rilevamenti. Le principali nazionalità individuate lungo la rotta sono afghana, sudanese e bengalese.
Africa occidentale, crollo del 58%
La diminuzione più consistente riguarda la rotta dell’Africa occidentale: circa 5.100 attraversamenti, il 58% in meno.
Frontex indica tra le cause le misure preventive attuate dalla Mauritania e, più recentemente, dal Senegal in collaborazione con Spagna e Unione europea. Il flusso rimane però instabile e a luglio si è registrato un aumento stagionale delle partenze da Gambia, Senegal e Guinea-Bissau.
Mediterraneo occidentale in controtendenza: +34%
Lo scenario cambia nel Mediterraneo occidentale, l’unica tra le principali rotte a registrare un aumento. Gli attraversamenti sono stati circa 15.900, in crescita del 34% rispetto al 2025.
L’Algeria è il principale Paese di partenza, con Baleari e Spagna continentale tra le destinazioni. Per Frontex, l’incremento riflette anche uno spostamento delle rotte dei trafficanti: i controlli più rigorosi in Marocco e lungo altri corridoi hanno favorito un maggior numero di partenze dalle coste algerine.
Dal conteggio resta escluso il movimento di massa dal Marocco verso Ceuta avvenuto alla fine di luglio, perché molte delle persone coinvolte sarebbero tornate in territorio marocchino senza essere registrate.
Frontex avverte: «I trafficanti si spostano»
Il calo degli arrivi non significa, tuttavia, che la pressione migratoria sia destinata necessariamente a diminuire ancora. «Sulla maggior parte delle rotte verso l’Europa, meno persone tentano il viaggio, una tendenza confermata per tutta l’estate», ha spiegato il direttore esecutivo di Frontex, Hans Leijtens.
L’episodio di Ceuta dimostra però, ha avvertito, che «una frontiera tranquilla può cambiare nel giro di poche ore». Le reti dei trafficanti «non scompaiono quando i numeri diminuiscono: si spostano e attendono un’opportunità per sfruttarla appieno».
Resta infine alto il costo umano delle traversate. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, dall’inizio dell’anno oltre 1.800 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo.