Su "Sette" l'attacco
Persino la Gruber bastona il centrosinistra: «La sua è una partita ombelicale. I leader hanno a cuore solo la candidatura a Palazzo Chigi»
Lilli Gruber che bastona il Campo largo, accusandolo di perseguire partite “ombelicali” ed egoistiche è una notiziona che non ti aspetti. La conduttrice di Otto e mezzo è più nota al grande pubblico per le sue critiche- invettive contro Giorgia Meloni e il governo di centrodestra. Il suo salotto su La7 si distingue per una preponderanza di ospiti affini al suo orientamento politico (Montanari, Travaglio, Scanzi, Floris, tra gli altri). Non ricordiamo puntate decisive e critiche contro il nulla di fatto di un centrosinistra arrivato a un record di giorni di opposizione senza che gli elettori sappiano ancora se ci saranno le primarie, come, quando, con quali metodi, con quali candidati. Deve aver perso anche lei la pazienza se nel rispondere a un lettore su “Sette”, il magazine del Corriere della Sera, stappa il vaso di Pandora delle cose che proprio non vanno.
Persino Lilli Gruber bastona il centrosinistra: “Ha passato l’estate a parlare di se stesso”
Lo spunto è un lettera di un lettore – Stefano da Siena- che la interroga: “Gentile dottoressa Gruber, la destra discute di legge elettorale, la sinistradi primarie e di leader. Sono gli argomenti giusti per riportare i cittadini al voto alla vigilia di elezioni politiche decisive?”. Parte in tromba contro il centrosinistranella sua risposta la giornalista: “Gentile Stefano, il centro-sinistra ha passato l’estate a discutere di sé stesso e di come risolvere la questione leadership. Primarie aperte o chiuse, online o nei gazebo; terzo nome, papa straniero, capo del partito più votato, candidati simbolici come un partigiano o un 18enne”. Anche lei con tutta evidenza ha raccolto le tante “perle” che il Campo Largo è stato in grado di produrre per tutta l’estate.
Gruber: “Sembrano avere più a cuore la propria candidatura a Palazzo Chigi”
Poi la sintesi devastante: “Una partita ombelicale, tutta avvitata sulle ambizioni personali di leader che, fra tatticismi e qualche colpo basso, sembrano avere più a cuore la propria candidatura a Palazzo Chigi che non la costruzione di una vera alleanza vincente, con idee nuove e un disegno sociale e politico da proporre all’elettorato”. Una disamina tanto reale quanto impietosa che certo la allarma a poco meno di un anno dalle elezioni. Certo, poi Gruber fa la Gruber e sul governo non è tenera, né ce lo aspetteremmo.
“Giorgia Meloni festeggia in pompa magna il suo record di longevità, ma intanto cerca alchimie sulla legge elettorale per neutralizzare l’avanzata di Vannacci”. L’articolo di Lilli Gruber deve essere andato in stampa prima degli eventi di giovedì sulla legge elettorale, che nel dibattito al Senato ha visto il ritorno delle candidature. Gruber fa riferimento infatti alla valutazione di un doppio turno, poi rientrato, e alla chiusura di Schengen che lei ritiene, come tutta la sinistra, “assurda”. Poi conclude che “il bilancio del governo è magrissimo” si riforme e risultati economici.
Senza idee, la stoccata finale a Conte e a Schlein
Un’analisi che cade proprio in un giorno in cui l’Istat segnala il record di occupazione e un bel rilancio dell’export, ma certo non possiamo pretendere che la Gruber rimoduli il suo giudizio sul centrodestra. Per questo il dato preponderante che balza agli occhi nella sua risposta al lettore è la sua bocciatura netta delle peripezie “ombelicali” del Campo Largo. Infatti – in cauda venenum- rivolge altre “attenzioni” alla proposta politica del centrosinistra. Qual è? Segue una raffica di interrogative retoriche, ossia con risposta implicita nelle domande: “Il no a Meloni è netto echiaro, ma sul fronte della proposta ancora non c’è nulla. Qual è l’idea di società del campo progressista? Qualisono le proposte forti? Come si concilia l’ancoraggio all’Europa, ai suoi valori e alle sfide sulla difesa comune, con le istanze pacifiste che pure devono avere diritto di cittadinanza in questa coalizione?”. Le risposte non ci sono.
Poi la legnata finale. “Ma soprattutto: dopo quattro anni di governo di destra-destra, Pd eMovimento 5 Stelle sono inchiodati più o meno alle stesse percentuali, e non si vedono margini di crescita. Elly Schlein e Giuseppe Conte si sono interrogati sul perché?”.