Governo dei fare
Nucleare, Pichetto Fratin fissa la svolta: sì definitivo alla legge entro metà settembre
«Farà la differenza per i nostri figli», dice il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Dalle rinnovabili al Piano Mattei, la strategia per ridurre dipendenza e costi
La legge delega che prepara il ritorno dell’Italia al nucleare dovrebbe ottenere il via libera definitivo entro metà settembre. A scandire i tempi è il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, che al Quotidiano Nazionale, durante il volo di rientro dal Cairo, indica nel nuovo nucleare il tassello ancora mancante della politica energetica nostrana. Dopo l’approvazione partirà il lavoro sui decreti attuativi, con l’obiettivo di chiudere la legislatura avendo posto le basi normative per recuperare una tecnologia abbandonata da trent’anni.
Governo al lavoro sul nucleare
Pichetto respinge così l’accusa di immobilismo arrivata dal “rottamatore” e leader di Italia Viva Matteo Renzi. «Mi sarei aspettato questa critica da qualcun altro», osserva il ministro, ricordando che non si tratta di costruire immediatamente un reattore, ma di ricostruire il quadro necessario per una filiera dalla quale l’Italia si è ritirata per esplicita scelta referendaria.
Il percorso, rivendica, è cominciato nel 2023 con cento esperti chiamati a lavorare sul nucleare sostenibile ed è approdato alla legge delega: «L’obiettivo è arrivare alla fine della legislatura con le basi per un ritorno al nucleare che farà la differenza per i nostri figli». Da qui l’affondo: «Capisco le dichiarazioni politiche, ma sul tema mi aspetterei maggiore serietà. Il percorso è serio e articolato».
Il paradosso italiano è che l’industria nazionale, pur senza centrali in patria, ha continuato a sviluppare e vendere all’estero tecnologie nucleari. Recuperarle nella strategia nazionale, secondo il titolare del dicastero, significa intervenire su una delle grandi fratture economiche del futuro: «Chi pagherà cara l’energia sarà povero e chi invece riuscirà ad accaparrarsela a un buon prezzo sarà ricco».
Rinnovabili e Piano Mattei
Il nuovo nucleare non sostituisce la crescita delle fonti pulite, ma dovrebbe completarla. Il ministro indica in 28 gigawatt l’energia proveniente dalle rinnovabili raggiunta al 30 giugno e parla di autorizzazioni concesse ai privati per altri 38 gigawatt. Nel 2025, sottolinea, per la prima volta le rinnovabili hanno superato le fonti fossili. Un risultato che Pichetto confronta con il ritmo di solo 1,5 gigawatt l’anno registrato durante il governo Conte, ma che considera ancora insufficiente. La svolta arriva da destra come sempre, non da sinistra.
A pesare sono la crisi climatica e le due guerre che hanno mostrato quanto l’Italia resti esposta alle forniture straniere. Il governo, ricorda, ha intanto «totalmente ribaltato il sistema di approvvigionamento del gas, spostandolo dal nord al sud».
In questo disegno entra anche il Piano Mattei, che il ministro difende dall’etichetta di operazione pubblicitaria. L’accordo firmato in Egitto punta ad ampliare la cooperazione su gas naturale, rinnovabili, reti elettriche e transizione verde. «I nostri accordi, e il Piano Mattei in testa, stanno dando buoni frutti, soprattutto sul piano energetico».
Il bilancio dell’esecutivo
Pichetto lega la proiezione estera alla stabilità politica raggiunta dall’esecutivo. Più del record di durata — 4 anni consecutivi — , sostiene, contano «la stabilità del Paese e l’autorevolezza del Governo, soprattutto all’estero». Il bilancio passa dai numeri: un milione e 300mila posti di lavoro aggiunti in quattro anni, 643 miliardi di esportazioni e lo spread sceso, secondo i dati citati dal ministro, dai 250 punti della fine del 2022 agli attuali 70.
Infine rivendica la capacità della maggioranza di trovare sempre una sintesi. Una dote che, soprattutto guardando al fronte sinistro, dove il campo largo procede ormai stabilmente in ordine sparso: «Non mi pare possano dire la stessa cosa dall’altro lato».