Quando Conte “era di destra” è una frase di senso compiuto, non è un ossimoro e neanche una bufala ma una ricostruzione politica dell’evoluzione del pensiero del leader grillino, passato dalla linea dura sull’immigrazione, quando guidava un governo rosso-verde con la Lega, alle attuali affinità elettive con la sinistra (perfino più che col Pd) sull’accoglienza e l’integrazione dei migranti. Un ribaltone ideologico che oggi lo induce a semi-tacere, in questi giorni, sul tema scottante sollevato dalla premier Meloni a Fenix sul tetto agli studenti stranieri nelle classi italiane. Sarà un caso, ma non lo è, se nel giugno del 2018 nelle dichiarazioni di esordio per il voto di fiducia il Conte a trazione leghista aveva esordito dicendo che l’Italia aveva subito negli anni precedenti “centinaia di migliaia di sbarchi” e che le politiche precedenti non erano riuscite a reggere l’impatto dei flussi. Poi pronunciò una frase particolarmente dura: “Metteremo fine al business dell’immigrazione, cresciuto a dismisura sotto il mantello della finta solidarietà“. Parlva delle Ong che oggi – che è di sinistra – difende.
Dall’anatema sugli immigrati ai silenzi sul tetto agli studenti stranieri di Monfalcone
Di lì a un mese era esploso il caso Monfalcone: due istituti avevano previsto per il 2018/19 un limite del 45% di alunni stranieri per classe, con circa 60 bambini, in gran parte di origine bengalese, che rischiavano di rimanere fuori dalle scuole dell’infanzia. La questione arrivò al Parlamento con diverse interrogazioni. Il Pd andava all’attacco del “tetto”, allargato, peraltro, rispetto al limite del 30% imposto dalla circolare Gelmini, la maggioranza giallo-verde resisteva arroccandosi intorno alla sindaca leghista. Salvini sostenne pubblicamente la decisione, il M5S di Conte e lo stesso premier scelsero invece il silenzio. Nulla. Neanche una parola di condanna sul “tetto” di Monfalcone. Sarà per questo che Conte, in questi giorni, non si è unito alle urla di indignazione dei suoi alleati del Pd e della sinistra, trincerandosi dietro un “c’è già una legge”. Una legge, che in realtà era la circolare Gelmini, che da premier aveva condiviso e non modificata.
Nel caso di Monfalcone, il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, della Lega, annunciò poi la possibilità di attivare due classi aggiuntive, proprio per far rientrare la percentuale di stranieri nella soglia prevista. Nel novembre 2018 la questione tornò alla Camera per la decisione del Comune di Trieste di fissare al 30% il tetto di bambini di cittadinanza non italiana nelle scuole dell’infanzia comunali. Nuova bufera. Negli atti parlamentari si legge una posizione molto netta contro l’utilizzo della cittadinanza come criterio rigido: il documento sostiene che molti di quei bambini erano nati in Italia e che la loro presenza poteva rappresentare un’occasione di crescita e integrazione. Ma anche in questo caso l’opposizione non era del M5S di Conte, ma del Pd. Quello stesso Pd che oggi fa opposizione alla Meloni e al centrodestra e che in quegli anni era il nemico politico dei grillini.
Le dichiarazioni di voto di Conte premier nel 2018