Il parere tecnico
Legge elettorale, il costituzionalista Clementi boccia gli allarmismi: «Eccessivo definirla contraria alla Carta»
La nuova legge elettorale è davvero a rischio di incostituzionalità? Francesco Clementi, costituzionalista e docente universitario, smonta gli allarmismi e le critiche preventive dell’opposizione. Per Clementi parlare già oggi di una norma contraria alla Costituzione significa spingersi decisamente oltre.
Intervistato da Virginia Piccolillo del Corriere della Sera, Clementi parte da una premessa chiata: «Mi sembra un giudizio un po’ eccessivo» definire la legge anticostituzionale.
Clementi: «La legge affronta il nodo storico dell’ingovernabilità»
Secondo il costituzionalista, bisogna partire dall’obiettivo politico e istituzionale della riforma.
«Questa legge nasce con l’intento di affrontare un nodo storico: l’ingovernabilità. E la scelta del premio di maggioranza è lineare. Anche se quando sarà approvata scopriremo che sarebbe servito il ballottaggio: senza aumenta il rischio di non avere una maggioranza chiara».
Sulla soglia prevista per far scattare il premio, Clementi aggiunge: «L’obiettivo della soglia al 42% sarebbe ragionevole. Oltre il 40% la coalizione già dimostra di avere i numeri per governare. E anche il premio di maggioranza del 5% ancora lo sarebbe».
Quanto al secondo turno, la sua posizione è chiara: «Lo è se, come auspico, andranno a votare in tanti. Il ballottaggio avrebbe aiutato».
Liste bloccate, Clementi: non sono incostituzionali
Anche sulle liste bloccate Clementi invita a distinguere il giudizio politico da quello costituzionale.
«No se sono brevi, ai sensi della sentenza 1 del 2024 della Consulta. Questa legge garantisce una forma di parità di genere anche se io avrei preferito un rapporto del 50%».
E sull’assenza delle preferenze osserva: «Posto che è impossibile mettere 70 nomi sulla scheda, è doveroso che la legge preveda sia affisso fuori del seggio l’elenco completo dei nomi inseriti nella lista bloccata».
Per il Senato, inoltre, «la Corte ha già fatto capire che il premio nazionale tecnicamente può essere ripartito anche su base regionale. Si può fare, sarà fatto».
Firme e rappresentanza: quando potrebbe sorgere un problema
Un altro fronte riguarda le regole per le forze politiche prive di rappresentanza parlamentare e la raccolta delle firme. Sulle piccole sigle Clementi precisa: «Spetta alla Corte decidere, se verrà interpellata. Il punto decisivo è la funzione delle sottoscrizioni».
Quindi chiarisce: «Privilegiare chi ha già una rappresentanza parlamentare non sarebbe di per sé anticostituzionale, ma se la soglia scelta è sproporzionata rispetto all’anagrafe elettorale impedendo di fatto l’accesso al voto, il problema si potrebbe porre. Se si oscilla tra zero e 300.000 il problema esiste».
Sull’indicazione del premier sulla scheda, invece, distingue il piano politico da quello giuridico: «Bisogna distinguere tra vincolo giuridico e vincolo politico. L’indicazione non vincola giuridicamente il capo dello Stato che può scegliere un altro presidente del Consiglio rispetto a quello indicato».
Il nodo dei maxi collegi
È sulla dimensione dei collegi che emergono le perplessità più significative. Clementi osserva: «È difficile immaginare che questo momento storico l’elettorato non trovasse sulla scheda un punto sintetico e unitario di un progetto politico. Questione difficilmente aggirabile: un conto è il diritto, un conto è la politica».
E sui maxi collegi previsti all’estero aggiunge: «Accorpare collegi così grandi da una parte razionalizza. Ma rende indistinguibile il rapporto tra eletto ed elettore necessario per il legame che una dimensione territoriale così ampia a fatica potrebbe garantire».
Il ricorso alla Consulta e cosa può accadere
Le opposizioni hanno annunciato la possibilità di ricorrere alla Corte costituzionale. Clementi mette a fuoco le conseguenze di un eventuale giudizio sulla riforma.
«Se la legge nuova sarà sotto giudizio non potrà essere utilizzata. Ma è difficile pensare – conclude Clementi nell’intervista al Corriere – che la Corte non si pronunci entro il voto. Naturalmente in caso non decida o la bocci in parte, si voterà con la normativa di risulta: la legge nuova con la parte residua».